Google | SuperEva | Arianna | msn.com | inwind | Tiscali | Excite | Yahoo! | Virgilio | Trovatore | AltaVista | lycos

 

logo logo Siniscola

                    Oggi è  

                    

Homepage

indice lettura interattiva 

- Lettura interattiva con tavolozza digitale -

Scegli il tuo colore esadecimale

Ogni quadratino qui sotto attiva il colore che vedi in anteprima, passa sopra col puntatore del mouse e decidi il tuo colore. Per bloccare il colore scelto clicca sopra il quadratino che lo ha attivato. Per riportare i colori a uno stato mutevole clicca nuovamente sopra un quadratino qualsiasi e ripassa sugli altri.

                                                                                                                                    

 Questo è il codice del colore esadecimale attivato.

 Giacomo Sotgiu

di Pietro Bellu

Jacheddu: Biografia tra Aneddoti e Memorie pag.1

Il 21 di marzo del 1981 si concluse l’esistenza terrena di Giacomo Sotgiu, ziu Jacheddu Sozu, una persona che ormai viveva ai margini della società, in una casa costruita con pietra calcarea, ai piedi di "Monte Idda" vicino a "Untana" e a "Gana e Cortoe'', dove ormai stinta dal tempo, campeggiava sopra due grezzi tavoloni la scritta "MOSTRA PERMANENTE".

 

Molti giovani, molti ragazzi e forse in definitiva anche molte altre persone si chiedevano cosa mai poteva esporre quel vecchio allampanato, avvolto spesso in un doppiopetto grigio rigato, con delle scarpe stranamente larghe in punta, che scendeva, dritto come un fuso, la piccola discesa che portava alla strada principale e si avviava, silenzioso, ma con occhi mobili, vividi e lucenti, verso il centro dei paese, dove da una porta secondaria entrava in chiesa e si raccoglieva in preghiera ricordando la propria madre e forse prefigurando il momento in cui la avrebbe raggiunta e le avrebbe di nuovo potuto dire quanto le aveva voluto bene.

 

Quei due tavoloni e quella scritta rappresentavano la conclusione di una vita spesa nella ricerca di qualcosa di nuovo, nella ricerca dell'affermazione di una personalità inquieta, di uno spirito errante che sognava nuovi orizzonti oltre la miseria soffocante di un piccolo paese, oltre l'incomprensione irridente del vicino e dei compaesani.

 

Giacomo Sotgiu era nato a Siniscola alle ore 8 della vigilia di Natale del 1909.

 

Era il primogenito di Antonio Sotgiu e di Marta Domenica Mulargia entrambi di Siniscola, che si erano sposati nel 1902.

 

Antonio Sotgiu era un povero contadino come tanti, perseguitato dalla sfortuna. Il suo giogo di buoi veniva spesso colpito da malattie varie e, dopo averlo reintegrato varie volte, fu infine costretto a lasciare quella misera esistenza e a cercare fortuna nell’emigrazione. Andò prima in Francia, ma non ebbe fortuna e non trovò alcun tipo di lavoro, ma al rientro da Marsiglia trovò finalmente occupazione all'Ansaldo di Genova, dove si fece raggiungere nel 1913 dalla moglie e dal piccolo Giacomo.

 

Giacomo, secondo una tradizione tutta Siniscolese, era stato vestito da fraticello per una promessa fatta a Sant'Antonio Abate, in quanto gracile e debole di costituzione, non riusciva a camminare da solo e riuscì a mettere i primi passi solo all'età di tre anni proprio il 17 Gennaio, festa di Sant'Antonio.

 

Solo a Genova, in una casa di via XX Settembre, indossò per la prima volta un paio di pantaloni e quasi sicuramente il primo paio di scarpe.

 

Ma nel 1915, quando già cominciavano i primi venti di guerra, Giacomo e la mamma tornarono al paese, dove nacque un secondo figlio, mentre Antonio Sotgiu ritornò in Francia dove trovò impiego presso un'industria bellica a Parigi e dove fu trattenuto fino al 1920. 

 

                                                           Indice                                                         Avanti

  Copyright © 2002 siniscolaonline / Inc. Tutti i diritti riservati