Google | SuperEva | Arianna | msn.com | inwind | Tiscali | Excite | Yahoo! | Virgilio | Trovatore | AltaVista | lycos

 

logo logo Siniscola

                    Oggi è  

                    

Homepage

indice lettura interattiva 

- Lettura interattiva con tavolozza digitale -

Scegli il tuo colore esadecimale

Ogni quadratino qui sotto attiva il colore che vedi in anteprima, passa sopra col puntatore del mouse e decidi il tuo colore. Per bloccare il colore scelto clicca sopra il quadratino che lo ha attivato. Per riportare i colori a uno stato mutevole clicca nuovamente sopra un quadratino qualsiasi e ripassa sugli altri.

                                                                                                                      

 Questo è il codice del colore esadecimale attivato.

 Giacomo Sotgiu

di Pietro Bellu

Jacheddu: Biografia tra Aneddoti e Memorie - pag. 2

Nel 1918 l'epidemia conosciuta col nome di "spagnola" colpì il paese di Siniscola in modo gravissimo e la morte visitò tante famiglie e si portò via anche il piccolo Giovanni, lasciando disperata quella donna, che si affezionò ancor di più al proprio primogenito e in lui ripose tutte le sue povere speranze e per lui affrontò mille sacrifici in un ambiente chiuso dove sopravviveva appena una economia di sussistenza. Nell'anno scolastico 1918-1910 il giovane Giacomo fu iscritto alla scuola elementare e continuò a frequentarla fino alla classe quarta nell'anno scolastico 1921-1922.  

In quel periodo la vita dei bambini in un piccolo paese era una vita fatta di piccole cose, di giochi poveri, di piedi scalzi, di corse a perdifiato lungo le strade piene di ghiaia o lungo il duro selciato dei viottoli.

 

Il giovedì era giorno di vacanza, le scuole erano chiuse e i ragazzi, per contribuire fin da piccoli all'economia familiare, si avviavano alla vicina campagna e ritornavano a casa con un fascio di legna, facendo a gara a chi lo portava più grande.

 

Giacomo, che fin da allora aveva uno spirito emulativo, era quello che caricava sulle sue magre spalle il fascio di legna più grande e allora i compagni, per punirlo, un giovedì non passarono a chiamarlo. Dopo aver aspettato per tanto tempo sulla soglia di casa e dopo aver capito il brutto tiro giocatogli, Giacomo si avviò da solo e, con la rabbia in corpo, riportò tre fasci di legna a casa prima che gli altri tre bambini ritornassero dal primo viaggio.

 

Fin da allora mostrava il suo spirito indipendente, la voglia di primeggiare, la voglia di dimostrare che si può operare con impegno per migliorare se stesso e stimolare gli altri.

 

Gli studi, per lui e anche per la madre, che soffriva per il proprio analfabetismo, erano un impegno serio, pur nella consapevolezza che le misere condizioni economiche non gli avrebbero permesso di frequentare ulteriori scuole. Ma quelle briciole di sapere erano raccattate con avidità intuendo che il sapere è utile anche a chi è destinato a operare in campi apparentemente più poveri e meno nobili dell'esercizio, a volte vano, dell'intellettuale. I ricordi di quel periodo mostrano nostalgia per un mondo semplice, dove la vita scorreva nell'oggi uguale all'ieri, dove i punti di riferimento e di paura erano una vecchia esperta nel combattere le tonsilliti spingendo il pollice nella gola dei bambini febbricitanti o in un vecchio vestito in costume che minacciava di castrare tutti monelli che gli capitavano a tiro. Rimane forte il ricordo e quasi la voglia di continuare i giochi dei nascondino, della corsa, dell'esercizio con l'elastico nel colpire uccelli e lucertole. Ma all'inizio dell'estate del 1922, all'età di 13 anni, comincia il tempo delle scelte, arriva il tempo dei primi veri impegni; bisogna dimenticare la scuola, che non ha potuto concludere nemmeno con l'esame, in quanto per sostenerlo occorreva pagare una tassa che la famiglia non poteva permettersi. E la madre, d'accordo con il padre, che nel frattempo era rientrato dalla Francia e alternava i soggiorni nel paese con continue trasferte nella zona di Roma dove trovava lavoro come manovale, decisero che Giacomo doveva avere una speranza di vita migliore rispetto a quella del misero contadino e lo avviarono come apprendista presso una bottega di fabbro.

 

Indietro                                                            Indice                                                         Avanti

  Copyright © 2002 siniscolaonline / Inc. Tutti i diritti riservati