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Jacheddu:
Biografia tra Aneddoti e Memorie - pag. 2
Nel
1918 l'epidemia conosciuta col nome di "spagnola" colpì
il paese di Siniscola in modo gravissimo e la morte visitò tante
famiglie e si portò via anche il piccolo Giovanni, lasciando
disperata quella donna, che si affezionò ancor di più al proprio
primogenito e in lui ripose tutte le sue povere speranze e per lui
affrontò mille sacrifici in un ambiente chiuso dove sopravviveva
appena una economia di sussistenza. Nell'anno scolastico 1918-1910
il giovane Giacomo fu iscritto alla scuola elementare e continuò a
frequentarla fino alla classe quarta nell'anno scolastico 1921-1922.
In
quel periodo la vita dei bambini in un piccolo paese era una vita
fatta di piccole cose, di giochi poveri, di piedi scalzi, di corse a
perdifiato lungo le strade piene di ghiaia o lungo il duro selciato
dei viottoli.
Il
giovedì era giorno di vacanza, le scuole erano chiuse e i ragazzi,
per contribuire fin da piccoli all'economia familiare, si avviavano
alla vicina campagna e ritornavano a casa con un fascio di legna,
facendo a gara a chi lo portava più grande.
Giacomo,
che fin da allora aveva uno spirito emulativo, era quello che
caricava sulle sue magre spalle il fascio di legna più grande e
allora i compagni, per punirlo, un giovedì non passarono a
chiamarlo. Dopo aver aspettato per tanto tempo sulla soglia di casa
e dopo aver capito il brutto tiro giocatogli, Giacomo si avviò da
solo e, con la rabbia in corpo, riportò tre fasci di legna a casa
prima che gli altri tre bambini ritornassero dal primo viaggio.
Fin
da allora mostrava il suo spirito indipendente, la voglia di
primeggiare, la voglia di dimostrare che si può operare con impegno
per migliorare se stesso e stimolare gli altri.
Gli
studi, per lui e anche per la madre, che soffriva per il proprio
analfabetismo, erano un impegno serio, pur nella consapevolezza che
le misere condizioni economiche non gli avrebbero permesso di
frequentare ulteriori scuole. Ma quelle briciole di sapere erano
raccattate con avidità intuendo che il sapere è utile anche a chi
è destinato a operare in campi apparentemente più poveri e meno
nobili dell'esercizio, a volte vano, dell'intellettuale. I ricordi
di quel periodo mostrano nostalgia per un mondo semplice, dove la
vita scorreva nell'oggi uguale all'ieri, dove i punti di riferimento
e di paura erano una vecchia esperta nel combattere le tonsilliti
spingendo il pollice nella gola dei bambini febbricitanti o in un
vecchio vestito in costume che minacciava di castrare tutti monelli
che gli capitavano a tiro. Rimane forte il ricordo e quasi la voglia
di continuare i giochi dei nascondino, della corsa, dell'esercizio
con l'elastico nel colpire uccelli e lucertole. Ma all'inizio
dell'estate del 1922, all'età di 13 anni, comincia il tempo delle
scelte, arriva il tempo dei primi veri impegni; bisogna dimenticare
la scuola, che non ha potuto concludere nemmeno con l'esame, in
quanto per sostenerlo occorreva pagare una tassa che la famiglia non
poteva permettersi. E la madre, d'accordo con il padre, che nel
frattempo era rientrato dalla Francia e alternava i soggiorni nel
paese con continue trasferte nella zona di Roma dove trovava lavoro
come manovale, decisero che Giacomo doveva avere una speranza di
vita migliore rispetto a quella del misero contadino e lo avviarono
come apprendista presso una bottega di fabbro.
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