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 Il giglio di mare 

(a Santa Lucia di Siniscola)

di Andrè Pieyre de Mandiargues (Parigi 1909-1991) 

La spiaggia di Santa Lucia di Siniscola è una lunga striscia di sabbia fra la costa del golfo e le sponde d'acqua salmastra dove le canne si fanno più fitte. Davanti agli stagni ci sono delle piccole dune coronate da cardi secchi e conchiglie; altre, dietro, più alte ancora, e poi una pineta di alberelli piantati non molto tempo fa per fissare un terreno mosso da un vento leggero. Ci sono degli eucalipti, nuovo apporto anch'essi, cresciuti smisuratamente al di sopra dei pini che, serrati come sono, risultano indeboliti, dei pistacchi, dei corbezzoli, dei poveri mirti che si ritrovano qui come in ogni altro luogo della Sardegna, isola nella quale la fauna e la flora non offrono niente che non risulti esile o rinsecchito se messo a confronto con le stesse specie della grande terra.

Mucchi di alghe, che la tempesta strappò agli erbari e che le onde spinsero fuori dell'arena dove si trovavano depositate, si presentano a ciuffi, nere o verdi sotto l'acqua, ma altrove scolorite dal sole. Costeggiano la spiaggia per diversi chilometri, sparse con minore o maggiore abbondanza, come peli sul corpo di una giovane orribilmente deturpata, e diffondono un odore forte, ma non per questo sgradevole. Fra le canne, quando l'altra riva è accessibile si scoprono dei legni fluitati, delle radici dalle forme insolitamente umane o bestiali, e avanzi d'ogni genere, ammucchiati come immondizia. Non manca di stabilirsi per uno spirito sensibile alla natura delle cose, un legame profondo ed inquietante fra l'impressionante purezza dell'acqua marina del golfo, satura di sale, e la corruzione vagamente subdola dell'acqua dolce‑amara degli stagni, ancora più fetida nei bracci morti dove è ricoperta da muschio giallo, pesante come pelle di animale, e che non può essere più considerato né schiuma né vegetazione.

Lontano dal paese e dalla spiaggia affollata, gli stagni comunicano col mare attraverso una stretta gola lungo la sabbia, piccolo canale dove la corrente inverte il senso a seconda che la marea (di debole ampiezza, come ovunque nel Mediterraneo) sia alta o bassa. Si fa in modo di tenerlo libero nonostante le alluvioni causate spesso dal vento dell'est, in modo che il flusso dei pesci, soprattutto e del genere cefalo, possa­no accedere alle lagune dove troveranno abbondante nutrimento, diventeranno grossi e grassi, ed offriranno una buona rendita alle peschiere. I granchi di fiume vanno e vengono con le loro zampette sottili e la corazza verde scuro (soprattutto nelle notti di luna) mentre di giorno restano al riparo sotto le canne.Vortici e tremolii, quando i moscerini volano rasenti la superficie dell’acqua, sono la testimonianza di una vita brulicante fra le erbe acquatiche. Ichnusa ‑la pescosa ‑ era, tanto tempo fa, il nome dato all'isola.

Al di là della goletta, la spiaggia è prolungata dalle dune che si susseguono monotone davanti ai nuovi pini, sino alla Caletta,  punto culminate dell'arco luminoso che chiude le sabbie.

Là fra gli alberi grigi, ci sono alcune case ed un misero porto la cui presenza è preannunciata da una torre quadrata. Dipende da Siniscola, il paese ai piedi del monte, che un tempo fu capoluogo della Baronia e che ormai è solo un borgo isolato dove il sole imperversa dappertutto sollevando nuvole di mosche tra i vortici di polvere sospinta dai giochi dei bambini e dal trotterellare degli asinelli. Molto lontano, dietro la torre, dove una fiamma brucia fin dal tramonto, il cielo si sfilaccia sulle frastagliature di Capo Coda Cavallo, da cui si potrebbe facilmente immaginare che si è appena scagliato, come un frustino impugnato da una mano maestosa. Ancora più lontano, caduti forse per effetto dello stesso colpo che ha spinto il promontorio in alto mare, si staccano all'orizzonte degli isolotti color porpora, uno scoglio a forma di pan di zucchero e i blocchi delle isole di Molara e Tavolara, dai contorni talmente netti che sembrerebbero evocare un mondo accessibile solo al pensiero. E quando, incerto, il sognatore vi approda, nella sua evocazione nostalgica di un paradiso originario, gli parrebbe di incontrarvi degli animali favolosi, esseri chimerici la cui pelle, i cui peli e le cui piume sono cangianti a seconda dei riflessi luminosi e degni in ogni punto della fantasmagoria minerale che ha scelto come loro dimora. Il sognatore si inganna, sicuramente, ma la realtà ‑ al di là delle capre e di qualche sporadica foca, assopita all'interno di una grotta, alla quale hanno dato il nome di "bue marino" ‑ gli offrirebbe una varietà così eccezionale di uccelli pescatori che potrebbe appassionarvisi per mesi, senza avere più niente da rimpiangere del suo prestigioso paradiso artificiale.

Alzando lo sguardo al di sopra di Siniscola, il massiccio del Monte Albo innalza un muro di pietra arida come la parete di un forno a riverbero. Per effetto del suo riflesso, la pianura e il paese polveroso vengono privati della benché minima frescura e bisogna continuamente innaffiare i giardini dove sono piantati i cedri, per rigenerare il terreno che naturalmente tende ad inaridirsi. La montagna culmina in una cresta squamosa, gialla e grigia, dorso di una gigantesca lucertola sulla quale vanno ad infrangersi le nuvole. Ma, in estate, quasi sempre, il cielo è limpido.

  Tutta la natura è un santuario, a seconda di come la si osserva, come dire che ‑ idea di creazione messa a parte ‑ è abitata da un dio (o tanti). Qui, il dio non potrebbe essere che Pan.

Vanina si trovava immersa in questo dominio panico da tre giorni.

 Distesa sulla sabbia, la ragazza aveva il viso coperto da un lembo dell'accappatoio, come fanno gli imperatori con i loro mantelli dopo aver perduto la battaglia (dopo che la ritirata è stata loro preclusa), per rimettersi indiscriminatamente alla volontà del vincitore e aspettare inermi di essere uccisi o presi in catene. Respirando attraverso la fessura di una piega che lei stessa aveva accomodato...

...All'estremità del golfo, la piccola torre della Caletta, fra i pini e qualche casa bassa, aveva la forma di un grosso cactus, sormontato da un fuoco, sorta di fiore arancione, segnale anch'esso. E la ragazza, quando si voltava indietro, scorgeva l'alta torre quadrata, coronata di merli, che sottolineava la posizione di Santa Lucia con la sua erezione maestosa e rossa sotto il bel chiaro di luna. L’Italia ‑ pensava ‑ la Sardegna soprattutto, è il paese delle torri erette sugli scogli in riva al mare, torri che furono dette saracene, per una confusione piuttosto singolare col pericolo che esse avevano il compito di combattere, come se gli abitanti di quelle coste fossero stati più o meno coscientemente sensibili all'attrazione di quel pericolo, e si sentissero emozionati ‑ e non solamente per la paura ‑ all'idea che essi avrebbero potuto essere catturati da affascinanti pirati, poi trascinati su uno di quei vascelli da corsa che infestarono il Mar Mediterraneo fino agli inizi del secolo scorso. Per divenire un oggetto di lusso, essere lavate, profumate,  ed abbellite, per poi essere vendute sui mercati d'Oriente, le donne e le ragazze di Siniscola dovevano aver messo volentieri

l'avventura sullo stesso piano della loro vita di faticosa miseria, qualche volta. Se avessero avuto la libertà di scegliere, cosa avrebbero preferito fare?... (1)    

1- Andrè Pieyre de Mandiargues (Parigi 1909-1991) – Il giglio di mare – Poliedro Narrativa Nuoro

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