|
Fu
l'antica Chiesa Parrocchiale, la cui costruzione avvenne certamente
in data anteriore al 1496.(1)
Intorno
al 1550 l'edificio era diventato ormai "indecente".
Inoltre, essendosi lo sviluppo del paese verificato in altra
direzione, la Chiesa si era venuta a trovare troppo distante
dall'abitato e quindi scomoda per l'amministrazione dei Sacramenti.
Per tali motivi, e soprattutto perché si trovava fuori delle mura e
quindi esposta agli attacchi dei pirati,(2) l'Arcivescovo di
Cagliari Novella, in occasione della sua Visita Pastorale del 1583,
disponeva che la Chiesa di S. Anastasia fosse utilizzata come
cimitero, concedendo al Rettore Antonio Pio dì designare come nuova
Chiesa Parrocchiale quella di S. Giovanni Battista che era più
sicura, poiché si trovava entro le mura e al centro dell'abitato, e
anche abbastanza idonea, essendo anche la più grande tra le Chiese
esistenti.
Indubbiamente
gli orrori vissuti dagli abitanti di Siniscola nella incursione
barbaresca della notte di Ognissanti del 1514 e, ancor più, in
quella più terrificante del 1581, furono sufficienti a convincere
l'Arcivescovo a fare detta concessione.
Il
trasferimento della Parrocchia fu confermato dai suoi successori,
Del Vall, Lasso Cedeño e Desquivel che, in Visita Pastorale a
Siniscola rispettivamente nel 1598, 1601 e 1620, visitarono come
Chiesa Parrocchiale quella di S. Giovanni Battista.(3)
Detto
trasferimento venne formalizzato nel 1622 dall'Arc. Desquivel poiché
nella chiesa di S. Giovanni, essendo Rettore Salvatore Pau, erano
stati operati lavori di restauro e di ampliamento.
L'anno
successivo Mons. Sebastiano Carta, Vicario Generale di Cagliari,
visitando la Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni Battista, ribadì
che la chiesa di S. Anastasia non era più la Chiesa Parrocchiale
perché si trovava "fuori della muralla e nei pressi del
paese", cioè fuori del paese, e perché non era "né
capace né comoda".(4)
Da
allora l'antica parrocchiale di S. Anastasia verrà utilizzata
soltanto come luogo per la sepoltura, all'esterno per i poveri e
all'interno, come prescritto dai Sinodi, per i Sacerdoti.
Infatti
già l'8 dicembre 1599, nel testamento di Pasca Sedda, si parla di
"cimiteriu de Santa Anastasia Parroquia de dita Villa de
Siniscola", benché nel 1600 la Chiesa esista ancora come
struttura, come è dimostrato dal fatto che Giovanni Desogos viene
sepolto "dentro S. Anastasia, Parroquia de Siniscole" (LD
26.04.1600).
Nel
1602, pur essendo "Parrocchia antica", come è chiamata
spesso nei QL, serve quasi esclusivamente, sia all'interno che
all'esterno, per il seppellimento dei defunti. Vi erano tuttavia
ancora dei priori, che vi facevano la festa annuale della Santa e
provvedevano alla manutenzione e ad eventuali restauri della Chiesa:
nel 1601 erano Joanne Cambone, Joanne De Jana e Beneit Rujo, mentre
nell'anno precedente erano stati Joan Contu, Bonicu Murru e Domingu
Quessa.(5)
Nella
Chiesa vi era una cappella dedicata a "S. Maria de su Niatu"
come risulta dal testamento di Pedro Corrias (LD 8.11.1606) che le
aveva lasciato quattro soldi. Essa era ancora esistente il 4 marzo
1759, come appare nel testamento di Vincenzo Corrias (LD).
La
Chiesa resterà ancora aperta al culto fino al 25 aprile 1656 poiché
Giovanni Palio, in tale data, lasciò "seis dinarìs" ai
tre altari che vi si trovavano: quello maggiore, un secondo nella
cappella di S. Maria della Neve, come detto sopra, e quello che si
trovava nella cappella detta del Rosario o della Confraternita del
Rosario.
Infatti
Melchior Corrias, padre del Ven. Jo. Leonardo,(6) destinava metà
del suo podere di "Giramonte" a beneficio de la Capilla de
la Confradia del SS. Rosario, la qual esta fundata en la Iglesia de
S. Anastasia" (LD 15.11.1675); in un testamento del 5 luglio
1676 si parla di "Iglesia de S. Anastasia del Rosario"
nella quale vi erano due altari; il 4 marzo dello stesso anno
Caderina Sanna veniva sepolta "dentro de S. Anastasia, en la
nave [= navata] de la capilla del Rosario" (LD 29.10.1679) e
nell'anno successivo Damian Contu venne "enterra (lo dentro de
la Iglesia de S. Anastasia a la parte de la capilla del
Rosario" (LD 21. 1.04.1680). L'esistenza di detta Cappella,
chiamata talvolta chiesa (LD 15.09.1738, 4.03.1747, 4.02.1755,
9.11.1758), è documentata fino al 1765 perché il 20 gennaio di
tale anno il V.le Giov. Matteo Loi venne sepolto "en, la
capilla de la Vn SS.ma del Rosario". Successivamente non si
parlerà più di cappella ma di “Oratorio del Rosario" (LD
27.02.1807) o di "Iglesia de Vn Del Rosario (LD 31.05.1808) e
dal 24 ottobre 1809 (LD) di "Iglesia del Oratorio del SS.
Rosario".
Il
Rettore Simone Ventura, nella sua nota del 1738, mentre parla di
tutte le Chiese e di tutti gli altari di Siniscola, non fa cenno
alcuno di questa Chiesa.(7)
Negli
anni 1773‑74 anche l'interno verrà adibito a cimitero comune,
senza più alcuna distinzione, essendo la Chiesa ormai ridotta ad un
campo completamente aperto per cui hanno libero acceso persino gli
animali. Dell'edificio se ne salverà appena un angolo che servirà
come ossario.(8)
Nel
1803 Il Rettore Salis, anziché di angolo, parla di una cappella
destinata a collocarvi le ossa esumate dei defunti, mentre le pareti
e il tetto minacciavano di crollare. Il tetto era persino in gran
parte scoperto a causa della nuova costruzione attigua, quella cioè
dell'Oratorio del SS. Rosario. Era intenzione del detto Rettore di
restaurare la Chiesa, separandola dall'Oratorio. Tale desiderio, non
sappiamo quando, sarà in parte realizzato se, come attestano nel
1844 i subdelegati dell'Amministratore Apostolico Varesini, pur
trovandola mancante del tetto, nel complesso la definiscono decente.(9)
Nel
1835 le Nobili Donne Grazia e Raimonda Carta avevano protestato
contro l'uso dello spazio esistente dietro la Chiesa come cimitero
adducendo motivi di igiene pubblica.(10)
Il
17 settembre 1845 l'autorità ecclesiastica diocesana autorizzò il
priore Francesco Corrias ad operarvi delle riparazioni senza però
specificarne la natura e la portata.(11)
Malgrado
ciò, la Chiesa potrà soltanto continuare ad essere "il
cimitero” fino al 20 giugno 1869, giorno in cui vi fu sepolta per
ultima Todde M. Domenica, mentre l'ultimo Sacerdote ad esservi
sepolto era stato il curato Turoni Efisio, il 5 luglio 1833.(12)
La
Chiesa scomparve poi definitivamente, sostituita da quella del
Rosario, come si dirà appresso.
|