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Chiesa della B.V. del Carmine

La Chiesa della Vergine del Carmine fu costruita nel 1724 nel vicinato detto "Gortorrà" dal Sac. Antonio Sanna Pirella, nativo di Siniscola e Rettore di lodè.(1)

 

Egli aveva lasciato tutte le sue sostanze a tale scopo, con testamento ricevuto dal Not. Giov. Antonio Loy Satta di Lodè il 9 novembre 1719, ma fu il sac. Luca Antonio Pilurcy di Siniscola, nella veste di suo esecutore testamentario, ad occuparsi della costruzione.(2)

 

Nel 1738 il patrimonio della Chiesa ammontava a 846 libbre, nel 1777 si era ridotto a 300 libbre in case e terreni e nel 1803 consisteva di una "tanca chiusa di 10 starelli di seminerio", che rendeva annualmente 12 scudi, e di altri beni, tra cui due case, che però non producevano alcun reddito.(3)

 

Dall'usufrutto dei terreni, gli eredi del fondatore della Chiesa, rispettandone la volontà, facevano celebrare ogni mercoledi una S. Messa recitata, che, intorno al 1777, era officiata dal sac. Francesco Espanu, uno degli eredi.(4)

 

Contrariamente a quanto era solito accadere per le altre Chiese, solo pochi devoti fecero dei lasciti a favore di questa: Elena Truchu che il 25 aprile 1737 lasciò un terreno che possedeva a "Duai" e il R.re Pietro M. Salis che il 4 febbraio 1775 lasciò mezzo scudo a favore della stessa.

 

Il Duca di Sottomajor Don Ignazio Giacomo Nin Ratrillas, Conte di Montalbo, volendo estendere la divozione alla SS. Vergine del Carmíne nei suoi feudi, costituiti dai quattro paesi della Baronia di Posada (Siniscola, Posada, Torpè e Lodè) e nel feudo di Senes, il 13 luglio 1825 chiese al Papa che venisse concessa l'indulgenza plenaria a coloro che il 16 luglio davanti alla cappella della Madonna del Carmelo o, in mancanza di una cappella o un altare o una immagine della Vergine con tale titolo, avessero recitato alcune determinate preghiere nella Chiesa Parrocchiale.(5)

 

Servì molto spesso anche per il seppellimento di defunti. Il 29 settembre 1727 Paula Maria Marras, moglie di Giovanni Pilurzi Pinna, fu la prima ad esservi sepolta e il 4 novembre 1824 Jacobo Taras fu l'ultimo.

 

Da una lapide esistente nella Chiesa si apprende che, solo in tempi abbastanza recenti, e precisamente nel 1925, ne venne fatto un importante restauro, anzi una quasi totale riedificazione, per iniziativa del R.re Salvatore Fadda, del carmelitano siniscolese P. Andrea Funedda, che donò una nuova statua della V.ne, dí Carta Pasquale e di altri.(6)

 

Infine risulta che in tempi recenti vi si trovavano le statue dei Santi Giovanni Evangelista, Liberato, Luigi Gonzaga e Narciso.(7)  

1- Appendice IV, 4, n. 81.

2- AAC, RV, 3.

3- AAC, RV, 3; QP, § 1 e QS, § 1, 6.

4- AAC, QP, § 8, 1.

5- ADN, Libro delle Circolari, f. 95.

6- Appendici IV,3, n. 27 e 4, n. 64 e Parte II, 19, 1.

7- ADN, Visita Past. Melas 1955.

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