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Prima
che si iniziasse a costruire la Chiesa, S. Elena, madre
dell'Imperatore Costantino, era già venerata a Siniscola. Infatti
nel 1738, nella Chiesa di S. Simplicio, c'era un altare a lei
dedicato e per la cui festa si faceva una questua apposita. (1)
Secondo
il Casalis (2) e l'Angius, citato dal Panedda, (3) la Chiesa fu
riedificata nel 1796. Il Casalis annota che essa si trova sopra una
collina, a "Cuccuru de janas", nello stesso sito ove
sorgeva la Chiesa dei Santi Sisto e Andrea.
Il
periodo della costruzione è indirettamente confermato dal Rettore
Ventura e dal Curato Pilurcy.
Questi,
l'uno nel 1738 e l'altro nel 1777, parlano soltanto di una Chiesa
intitolata ai Santi Sisto e Andrea, distante dall'abitato mezz'ora
di strada. Quindi la Chiesa di S. Elena non esisteva ancora. (4)
Poiché
il Rettore Salis, zio dei Sacerdoti Puxeddu, nel 1803 fa riferimento
alla Chiesa rurale di S. Elena, la costruzione è da collocarsi tra
gli anni 1777 e 1803. (5)
Nei
QL non risulta chi abbia contribuito alla ricostruzione della Chiesa
con la nuova "invocazione" (denominazione) di S. Elena.
Mentre i Puxeddu rivendicavano la costruzione della Chiesa come
opera esclusiva della loro famiglia, a detta del Rettore Carboni,
essa "fu riattata con oblazioni ed aiuto di tutta la
popolazione". (6) E’ certo che i Puxeddu ne curarono le
periodiche, necessarie riparazioni e promossero sempre la
celebrazione della festa della Santa, con i pranzi a maggio e ad
agosto. Molti Puxeddu inoltre trovarono sepoltura in questa Chiesa:
oltre i fratelli sacerdoti Emanuele e Costantino Puxeddu (9.02.1834
e 23.03.1837), nel 1819 vi fu sepolto il Not. Giovanni Puxeddu,
marito della "honesta" Giovanna Grazia Salis, sorella del
R.re Salis, e padre dei Sacerdoti Emanuele, Costantino e Stanislao
(LD 31.10.1819) e il 29 novembre 1834 il Nobile Uomo Don Giuseppe
Melis Puxeddu di Mamoiada di sette anni. Il 15 dicembre 1845 Donna
M. Antonia Farris ottenne dal Vescovo Varesini di potervi trasferire
la salma del marito Matteo Puxeddu morto nell'anno precedente. (7)
Anche una donna della famiglia Puxeddu, Dona Grazia, moglie del Not.
Stanislao Turoni, Amministratore Generale del Duca di Sottomajor,
Barone di Posada, ricordato dal Lamarmora, venne sepolta nella
stessa Chiesa con uno speciale permesso del Vicario Zunnui concesso
il 7 dicembre 1856. (8) Fino al 1955 una lapide, ridotta in quattro
pezzi, ricordava la figura di Dofia Grazia. (9)
La
famiglia Puxeddu ha esercitato sulla Chiesa sia il diritto di
patronato che quello di sepoltura. Verrebbe da pensare che essa
godesse di tali diritti anche giuridicamente.
C'è
stata, tuttavia, una controversia tra il Rettore Carboni e il Sac.
Stanislao Puxeddu. La famiglia di questo ultimo, nel 1863,
dichiarava di godere del patronato sulla Chiesetta per averla
riedificata e dotata a proprie spese, per cui il Sac. Puxeddu
pensava di chiedere un rescritto dalla S. Sede che autorizzasse
l'ufficiatura della Chiesa in maniera autonoma dalla parrocchia di
Siniscola. (10) Ma precedentemente, in una lettera del 24 ottobre
1860 al Vicario Capitolare, il Rettore Carboni negava l'esistenza
dello "ius patronatus" e non accettava che la Chiesa
venisse resa autonoma. Secondo il Carboni, il Notaio Puxeddu, con le
offerte e l'aiuto di tutta la popolazione, rìedificò la chiesa di
S. Sisto, già parrocchia d'una piccola popolazione ivi esistente
anticamente, e, profittando della 'Iolleranza e non curanza"
delle autorità ecclesiastiche locali, ne cambiò il titolo. La
famiglia Puxeddu, inoltre, avrebbe intenzionalmente acquistato i
terreni circostanti per inglobare entro le sue proprietà anche la
Chiesa. (11)
Nel
1803 la Chiesa era tenuta bene poiché in una casa contigua, con la
propria famiglia, vi dimorava Salvatore Dore di Oschiri che vi
esercitava la funzione di "Romito" (custode) e ne curava
la manutenzione ordinaria, benché nessuno gli avesse dato
ufficialmente tale incarico. (12)
Intorno
al 1910 la Chiesa, dopo essere stata riedificata per iniziativa del
Cav. Giovanni Puxeddu, attendeva di essere benedetta e riaperta al
culto. Vi furono sistemate anche cinque campane, benedette e
consacrate da Mons. Luca Canepa durante la Visita pastorale del
7‑9 maggio 1910. (13)
Detta
riedificazione era stata autorizzata da Mons. Demartis che il 28
maggio 1894 aveva delegato il Rettore Angius a benedime la prima
pietra. (14)
Recentemente,
nel 1985, la Chiesa è stata restaurata da un gruppo di volenterosi
fedeli, incoraggiati e sostenuti dal Parroco D. Ciriaco Vedele e
ribenedetta da Mons. Giovanni Melis, Vescovo di Nuoro, il 18 agosto
dello stesso anno.
Sono
di particolare importanza per la storia di questa Chiesa le lapidi e
le scritte varie che vi si trovano. (15)
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