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Ci
sono state nel tempo in territorio di Siniscola due Chiese
intitolate a S. Giacomo: la prima nota come "Santu Jaccu
Ezzu", di cui restano i ruderi nella località conosciuta con
questo stesso nome, e la seconda, recentemente restaurata, a circa
sei chilometri da Siniscola, a qualche centinaio di metri dalla
superstrada Siniscola‑Nuoro.
Parlando
della prima, il Casalis dice che si trovava nelle regioni
meridionali verso Orosei, tra le rovine di un antico paese, a
quattro ore da Siniscola. (1)
L'Alberti
parla di un villaggio, Rempellos, vicino a "Santu Jacu",
esistente intorno al 1300‑1350. (2)
La
Chiesa di "S. Jaccu" esisteva almeno dal 1602 e di essa si
occupavano in tale anno i priori Boricu Murru. e Lleonart Cossu,
mentre nell'anno precedente avevano svolto tale incombenza Pedro
Corrias e Antoni De Coronas. (3)
Nel
LD se ne fa menzione l'8 novembre 1606 in quanto tale Pedru Corrias
"lasat a Santu Cristolu cale est intro de S. Jagu unu soddu
naro 1 soddu".
Questa
espressione ci conferma che in detto anno esisteva ancora la Chiesa
di S. Giacomo e che all'interno di essa si trovava verosimilmente
una statua di. S. Cristoforo, con o senza un relativo altare. Tale
statua, antecedentemente, doveva trovarsi in una Chiesa omonima
della quale, ai tempi dell'Angius, esistevano ancora dei ruderi, in
località Muruddu, e che, sempre a detta del Casalis, era vicina a
quella di S. Giacomo ed era in rovina da diversi anni. (4)
Un
breve accenno alla stessa Chiesa lo fa il Rettore Ventura che, oltre
che definirla indecentissima, la descrive come assolutamente povera
di beni, anche perché i priori si preoccupavano esclusivamente di
celebrarvi la festa, cioè soprattutto di farvi il pranzo. (5)
Di
tale Chiesa rurale si parla successivamente ancora nel LD perché
tale Giovanni Battista Pau, alias Massayu, nel suo testamento del 21
agosto 1774 disponeva che, dei 50 scudi che sua moglie doveva
ricuperare da Antonio Coronas, cinque venissero destinati per
ripararla.
I
sacerdoti Deiana e Puxeddu, incaricati dall'Arcivescovo Varesini di
fare un sopralluogo a tutte le Chiese, nel 1844 trovarono che
questa, pur essendo piccola e bisognosa di qualche riparazione nel
tetto, era in buono stato per tutto il resto, per cui è da credere
che in quel periodo vi si celebrasse ancora la Messa nella festa del
S. Apostolo. (6)
Della
seconda Chiesa dedicata a S. Giacomo, che è quella attuale sita
vicino a Locòli, si sa che ne fu iniziata la costruzione il 17
ottobre 1860 e che fu portata a termine e benedetta un anno dopo, il
17 ottobre 1861, per l'Iniziativa del Rettore Carboni. Fu realizzata
con la sovraintenedenza ai lavori dei fratelli Giuseppe e Giovanni
Dalu, il lavoro di due muratori provenienti dalla Lombardia e il
contributo in materiali e manodopera dell'intera popolazione.
Venne
eretta nelle vicinanze del Rio Locòli e della strada per Nuoro
anche allo scopo di offrire un rifugio a passanti, contadini e
pastori sorpresi “in su sartu" dalle piene di detto fiume.
Che ve ne fosse la necessità lo si deduce facilmente constatando il
gran numero di persone che morivano per annegamento nel vicino
fiume. (7)
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