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Questa
Chiesa non esisteva nel 1602. Non è ricordata infatti nella
Relazione del Can. Antonio Sanna che risale a tale anno.
La
prima esplicita menzione di essa si trova nel testamento di
Angelica Satta del 26 febbraio 1643, mentre dai testamenti di
Juanna Maria Ruyu Chessa e di Juanna Evangelista Pugione,
rispettivamente del 28 novembre 1676 e del 10 marzo 1677, si
apprende che si trovava nel vicinato della V.ne delle Grazie, alla
periferia del paese.
La
costruzione della Chiesa, iniziata quasi certamente prima dei
1640, fu portata a termine intorno al 1670, ad opera del Not.
Giovanni Stefano Porcu, come è attestato nelle risposte ai
questionari del 1777 e 1803.
Nel
testamento di Giovanni Palio del 25 aprile 1656 si parla già di
altari esistenti nella Chiesa di "Nostra Sennora de
Gracia" senza indicarne il numero. Nel 1803 erano tre, dei
quali solo quello maggiore aveva l'ara, cioè la mensa per potervi
celebrare la Messa.(1) Uno di essi, situato in una cappella,
dedicato alla SS. Trinità, che si trovava "a la parte del
evangelio" (LD 18.10.1681), venne poi demolito per fare luogo
alla via Sassari, mentre dell'altro, situato nello spazio ove oggi
si usa collocare la statua della Vergine delle Grazie, non
conosciamo la primitiva dedicazione.
Il
Rettore Ventura, (2) che ignorava chi l'avesse eretta, dice che
gli eredi Carta e Paola Loy rivendicavano il diritto di patronato.
Giovanni Loy aveva donato 50 scudi per la "fabbrica"
della Chiesa delle Grazie e, aveva voluto esservi sepolto nella
cappella maggiore (LD 16.02.1702). Forse in quel periodo ci furono
lavori straordinari di manutenzione. (3)
Nel
1764 la famiglia dei Nobili Farris aveva ottenuto da Mons.
Delbechi i diritti di Patronato e di Sepoltura nella Chiesa. Mons.
Serra Urru il 17 maggio del 1782 rinnovò tale concessione a
favore dei compatroni Cav. Don Francesco Antonio Farris e
fratelli, Don Giov. Battista Carta Nieddu, Don Paolo Carta e le
sorelle Doña Lucia e Doña Giovanna. (4)
Perciò
molti Carta e Farris furono sepolti in questa Chiesa: Giovanna
Agostina Carta (18.09.1712), Paula Maria Carta Pisquedda
(6.07.1723), Don Antonio Carta (23.02.1753), Giov. Evangelista
Carta (10.10.1757), Dona Lucia Carta Farris (23.06.1758) Farris
Carta Giov. Batt. Ilario Andrea (17.08.1766).
Probabilmente
però anche i Pugione vi avevano il diritto di sepoltura. Infatti
vi furono sepolte diverse persone con questo cognome: oltre la
suddetta Juanna Evangelista Pugione (10.03.1677), anche Maria
Manca Pugione (18.10.168 1), Giovanni Loi, marito di Paola Maria
Ruyu Pugione (17.02.1702), Dona Giovanna Rosa Pinna Manca Pugione
(4.03.1708), Giovanna Evangelista Manca Pugìone sposata Carta
(2.05.17 10).
Una
nuova ristrutturazione o almeno una cospicua riparazione era
ritenuta indifferibile, urgente e da farsi "cola maggior
brevità" dai subdelegati di Mons. Varesini nella Visita
Pastorale del 1844.
Essi
infatti fecero osservare che vi erano da riparare le fondamenta, i
muri e la volta e che inoltre aveva bisogno di "essere
imbiancata in ogni sua parte". (5)
A
causa di tale degrado, la Chiesa era stata interdetta, per cui, il
24 settembre dello stesso anno, le nobil donne Grazia Carta, M.
Antonia Farris e Annica Nieddu chiesero ed ottennero di potervi
fare il novenario e la festa nella data tradizionale, con la
promessa che entro sei mesi si sarebbero eseguiti i lavori di
restauro. (6)
Il
26 febbraio del 1858 il Vicario Capitolare, con l'assenso dei
compatroni, concesse, per un certo periodo, la Chiesa per
ospitarvi le scuole con la raccomandazione che vi si tenesse
"quel contegno e decenza che richiede la santità del
luogo". (7)
Altre
ristrutturazioni, o almeno riparazioni, vennero fatte nel 1882. Ne
parla il Parroco in una lettera al Vescovo in data 3 novembre 1882
in cui si lamenta perché il lavoro era stato compiuto dai priori
senza alcun permesso del Vescovo e del Parroco. (8)
Gli
ultimi lavori eseguiti sono degli anni 1885‑1886, come è
ricordato nella iscrizione che tuttora campeggia, anche se
stravolta in alcuni caratteri, sul frontale della facciata e che
dice: "Funtada da Manca Pujoni Pau 1777 Caduta 5 aprile 1885
‑ Rinnovata Agosto 1886". Eseguiti i lavori a spese del
commerciante Giuseppe Dalu, il 21 febbraio 1886 Mons. Demartis
concesse al R.re Angius di ribenedire la Chiesa. (9)
La
Chiesa fu sempre aperta al culto: oltre la festa della Madonna
nella seconda Domenica di ottobre (nel 1882 tenne il panegirico
l'ex Rettore di Siniscola Can. Carboni) (10) e il Mese Mariano, di
cui per disposizione testamentaria del V.le Giuseppe Calia (LD
31.08.1718) erano tenuti ad interessarsi i nipoti, intorno al
1777, e almeno fino al 1844, vi si celebrava una Messa ogni
sabato. (11)
Tale
Messa era stata fondata da certa Manca Pugioni.e, intorno al 1777,
veniva celebrata dal Sac. Dottor Farrís. (12)
Nel
1980 si trovavano in questa Chiesa le seguenti statue: S. Cuore,
S. Salvatore da Horta, B.V. delle Grazie (2), S. Antioco, S.
Isidoro, S. Diego, Madonna della Neve, S. Lussorio, B.V. d'Itria,
S. Priamo, S. Luigi. 13
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