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Chiesa di N.S. D'Itria  

Intorno al 1600 nell'abitato di Siniscola, nell'attuale Via Roma, di fronte a Piazza Martiri di Via Fani e Aldo Moro (già Piazza Mercato), si iniziò la costruzione di una Chiesa da dedicare alla Cattedra di S. Pietro Apostolo poiché quella esistente, dedicata allo stesso Apostolo col titolo di S. Pietro in Vincoli, si trovava a "Sa Serra", località troppo distante dal paese.

Intendeva edificarla "sa erenzia" dei Ruyu e, tra essi, il V.le Pietro Maria e suo padre Giovanni Antonio Ruyu.

 

Nel 1602, il Cari. Antonio Sanna, Visitatore della Diocesi per mandato dell'Arc. di Cagliari, ordinò che entro l'agosto di quell'anno si portasse a termine almeno il rustico della Chiesa, raccomandando tale compito in modo speciale ai priori Joseph, Joan e Domingo Ruyo. (1)

 

Ma nel 1623, Mons. Sebastiano Carta, nativo di Sorgono, già Parroco di Orgosolo, Vicario Generale dell'Arcivescovo di Cagliari, che si trovava in Visita pastorale a Siniscola, poiché, come già detto, esisteva già un'altra Chiesa dedicata a S. Pietro, decise che non era opportuno costruire una seconda Chiesa in onore dell'Apostolo a causa della difficoltà che il Clero avrebbe avuta per celebrare in ambedue le chiese nel giorno della festa del Santo e per l'inconveniente che ne sarebbe conseguito col dividere in tale giorno la gente. Per tali motivi decretava che la Chiesa già detta di "Sedduri" o di "Sa Serra" restasse dedicata all'Apostolo, mentre quella che sarebbe sorta nell'abitato per iniziativa dei Ruyu si sarebbe dedicata a N.S. d'Itria, riservando a detta famiglia i diritti acquisiti. (2)

 

La nuova Chiesa quindi fu dedicata alla V.ne d'Itria, mentre della primitiva dedicazione a S. Pietro nella gente sarebbe rimasto il ricordo, per cui Basilio Coronas nel suo testamento ricorda il "Miserere fundado eri la Iglesia de la Invocassion de la Catedra de San Pedro... situada dentro la presente villa" (LD 24.02. 1678) e, successivamente, collocando nella nuova Chiesa una statua del Santo. Essa è ricordata nel testamento di Melchiorre De Coronas (LD 2.10.1693) ed era collocata in un "altare", ma senza mensa per la celebrazione, come è detto nel testamento di Juan Batt. De Coronas del 23 luglio del 1725. Pietro Maria Mele, non soddisfatto della sola presenza della statua, nel suo testamento prospettò l'idea di edificare, all'interno della stessa Chiesa, una cappella da dedicare al Santo Apostolo (17.11.1752).

 

La Chiesa resterà di patronato rettorale. (3)

 

In un testamento precedente, quello di Francesco Ignazio Ruyu che fu il primo ad esservi sepolto, si parla anche di una cappella di S. Lorenzo (LD 3.08.1696) edificata dal V.le Pedro Maria Ruyu Orru che le costituì la dote con atto ricevuto dal Not. Apostolico Giov. Antonio Sanna il 25 marzo 1686 (4) e che vi venne sepolto per lo j.s. il 28 marzo del 1701 (LD). Avvenne così anche per i Sacerdoti Ruyu Giov. Lorenzo e Ruyu Giov. Battista, rispettivamente nel 1706

e 1701, e per molte altre persone dello stesso parentado. Il testamento della nipote Lisenda, che fu sepolta in questa stessa cappella per lo j.s., conferma che fu edificata dal V.le Ruyu (LD 17.02.1718).

 

All'interno della Chiesa esisteva anche un'altra cappella, dedicata a S. Caterina, nella quale vi era una "reossa" per i seppellimenti e un ossario (LD 5.08.1745, 7.08.1756 e 17.04.1767).

 

Essa era sorta per ripiego, non essendo stato attuato un testamento.

 

"Patron" Pedro Linaro infatti, con suo testamento ricevuto dal Not. Giov. Matteo Loy in data 20 novembre 1730 (LD), aveva disposto che con i suoi beni si edificasse una Chiesa da dedicare a Santa Caterina. Ciò non era avvenuto perché Lazzaro Linaro, fratello ed esecutore testamentario di Pedro, aveva disperso il patrimonio e disatteso così le disposizioni. (5)

 

La Santa cui si voleva dedicare la Chiesa, e alla quale si dedicò la Cappella, era S. Caterina d'Alessandria. Lo provano il testamento di M. Francesca Pau (LD 24.05.1772) nel quale si parla della festa della Santa da celebrarsi a Novembre, proprio nel mese in cui, nel giorno 25, il calendario liturgico ne fa tuttora memoria, ed il fatto che Juanna Rosa de Serra fu sepolta "en la capìlla de Sancta Catharina martir eri la Virgen de ltria" (LD 15.11.1775).

 

La Chiesa dell'Itria, nel cui coro fu sepolto il R.re Simone Ventura (LD 4.01.1754), fu utilizzata come Chiesa parrocchiale "interina" nel periodo dei lavori di ricostruzione della Chiesa parrocchiale di S. Giovanni, promossi dallo stesso R.re.

 

Forse proprio per questo vi si fecero dei lavori di restauro nel 1754 a spese di Pietro M. Mele (LD 26.02.1754).

 

Nella Chiesa venivano celebrate numerose Messe di suffragio a motivo dei tanti fedeli che vi erano sepolti nella cappella di S. Caterina fino al 1818 (Giovanni Carta il 5.07.1818) e in quella di S. Lorenzo fino al 1824 (Bernardo Pau 1. 11. 1824) e, fino allo stesso anno, anche dentro la Chiesa (Giacomo Biancu il 8.11.1824).

 

Inoltre nelle Domeniche di Quaresima vi si cantava il "Miserere", il salmo penitenziale per eccellenza delle ufficiature funebri. (LD 14.08.1668) Ogni martedì vi si celebrava una Messa "fondata" da Antonio Corrias intorno al 1730, celebrata nel 1777 dal suo erede V.le Battista Buccoli. (6)

 

La poca serietà del Linaro, negoziante ed impresario è attestata anche in L. Oggianu, o.c., p. 61 che riporta un gìudizio dei Marchese di Rivarolo che lo definiva "un briccone che aveva fatto bancarotta e che aveva fatto del denaro a forza di contrabbando fatto insieme al Conte dì Montalbo a Posada e Siniscola".

 

La Chiesa giunse poi a un tale degrado che il 14 giugno del 1863 il Sindaco Filippi sollecitava l'Ordinario della Diocesi di Galtellì‑Nuoro perché autorizzasse il Parroco di Siniscola a venderla al Municipio per la somma di mille lire. Era intenzione del Municipio di edificarvi la nuova caserma. (7)

 

Già in precedenza il Sindaco Don Giuseppe Farris ne aveva fatto richiesta, impegnandosi ad allargare la piazza della parrocchia con la demolizione della casa di Maria Francesca Porcu. Non essendo stata effettuata tale demolizione, nel 1871 il Rettore Carboni rivendicava dal Comune un credito di 300 lire. (8)

 

Il Parroco pensava di ristrutturare la Chiesa di S. Giovanni, mentre il Municipio intendeva demolire la Chiesa dell'Itria per fare luogo a una piazza, come di fatto più tardi avvenne. E' comunque certo che nel 1877 ciò non era ancora accaduto.

 

Infatti il 15 agosto di tale anno Giacomo Mele e Paolo Sechi chiesero a Mons. Demartis il permesso di ricuperarla, con l'intento di riedificarla. L'autorizzazione non fu concessa in quanto il Vescovo, nella sua lettera del 6 del mese successivo, diceva di non ritenere né utile né necessario il ripristino della stessa, anche a causa della crescente diminuzione del Clero e conseguentemente dell'impossibilità di officiarla. (9)

 

Si sa che poi la struttura della Chiesa fu trasformata parte in prigione mandamentale e parte in macelleria‑mercato.

 

La statua della Madonna d'Itria fu portata nella Chiesa di S. Giovanni e successivamente in quella di N.S. delle Grazie dove attualmente si trova.

 

 

1- AAC, RS.

2- QL, 1630‑43, f. 1.

3- AAC, RV, I, 2.

4- AAC, RV, 2.1

5- AAC, RV, 10.

6‑ AAC. RV. Nota censi, n. 7 e QP, § 8,1.

7‑ ADN, cartella Siniscola.

8‑ APS.

9- APS Libro delle Circolari e APS.

 

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