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Di
una Chiesa dedicata a S. Simplicio fin dal 1496 si parla nel più
volte citato libro dell'Alberti(1) ed è ricordata anche dal
Visitatore Antonio Sanna.(2)
Attualmente
essa è popolarmente chiamata indifferentemente "de Santu
Simbrichi" e "de Santu Portholu", di S. Simplicio e
di S. Bartolomeo.
Già
nel 1606, come risulta dal testamento di Pedru Corrias, è certo
che il Santo Apostolo veniva venerato nella Chiesa del Martire di
Terranova. Il Corrias infatti precisa che S. Bartolomeo "est
intro de S. Semplici", la Chiesa quindi è di S. Simplicio,
ma sicuramente una statua di S. Bartolomeo è collocata accanto a
quella di S. Simplicio oppure su un altro altare (LD 8.11.1606).
Questa
seconda ipotesi sarebbe avvalorata dal testamento del Sac.
Salvatore Angelo Marche che dispose per una Messa in suo suffragio
da celebrarsi "nella Chiesa di S. Simplicio, nell'altare di
S. Bartolomeo" (LD 30.08.1690). Anche il Rettore Ventura
parla espressamente di tale altare, aggiungendo che esso non
possedeva alcun genere di beni e che i priori annuali non si
preoccupavano d'altro che di allestire il pranzo nel giorno della
Festa del Santo Apostolo.(3) Dallo stesso Rettore veniamo a sapere
anche dell'esistenza, all'interno della Chiesa, di un altare di S.
Elena, all'epoca "indecentissimo", nel quale non si
diceva mai la Messa, pur festeggiando la Santa con le offerte
raccolte con una questua nel paese.(4) Forse partirono da questa
realtà i Puxeddu quando promossero la riedificazione della Chiesa
di S. Sisto cambiandone la dedicazione in S. Elena.
Il
Pilurcy accenna a una riedificazione della Chiesa, fatta con
licenza dell'Ordinario, senza indicarne il periodo.(5) Dovette
comunque essere stata fatta dopo il 1736 poiché in tale anno il
Rettore Ventura la dice povera di solennità e indecentissima,
mentre i priori, designati anno per anno, si occupavano
(anch'essi!) esclusivamente del pranzo per il giorno della festa
del Santo.(6)
Ma,
non molti anni dopo, si dovette ancora riedificarla. Il R.re
Salis, dopo aver elencato le Chiese rurali tra le quali non nomina
questa Chiesa, scrive che "vi sono altre due Chiese rurali:
una interdetta perché era indecente e minacciava rovina; la
seconda rovinò in un preciso inverno per l'imperizia dei muratori
che la fabbricarono".(7) Questa seconda Chiesa quindi, già
crollata nel 1803, anno in cui è datato il QS, è da pensare che
sia proprio quella di S. Simplicio. Infatti il Casalis, oltre che
riferire la "tradizione" popolare che essa sia stata la
Chiesa parrocchiale di un paese estinto chiamato "Su
Murtargiu", parla della riedificazione di questa Chiesa,
datandola al 1813.(8) Potrebbe interpretarsi come una conferma di
tale data il testamento di Pietro Nicola Chisu del 16 ottobre del
1808 che lascia cinque scudi alla "fabbrica" di S.
Bartolomeo.
L'altra
Chiesa rurale "interdetta" era forse quella di S. Pietro
di Luittu che, a quanto afferma il Casalis, come già detto, fu
riedificata nel 1811 e dedicata alla Madonna della Salute.
In
tempi recentissimì la Chiesa è stata ulteriormente restaurata
con proprietà e gusto, divenendo complessivamente abbastanza
decorosa e accogliente.
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