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Chiesa di S. Lucia

Da antichi documenti si deduce che il porto "romano" di S. Lucia era di origine romana e di una certa importanza. Pare che ci siano state conferme dagli scavi effettuati da A. Boninu in anni recenti. (1)

 

L'esistenza nel 1003 del "porto di S. Lucia (presso Capo Comino nelle marine di Siniscola)" è documentata dallo storico Roncioni quando parla della prima spedizione della flotta pisana in Sardegna. (2) Il nome S. Lucia potrebbe essere stato derivato da una preesistente Chiesa dedicata alla Vergine e Martire Siracusana e che probabilmente esisteva quando l'Arcivescovo di Pisa Federico Visconti nel 1263 approdò nel porto di S. Lucia dove ancora vi era la possibilità di celebrarvi la Messa. (3)

 

Tuttavia tale ipotesi non diventa certezza per il fatto che, nel più volte citato documento dell'Alberti che risale al 1496 (4), tra le chiese ricordate, non compare quella dì S. Lucia, anche se nelle carte geografiche della Sardegna la località di S. Lucia compare già nel 1325 (Dalorto) e in una carta del sec. XV (Isolario Buon Dei Monti), oltre il nome, compare anche il disegno di una Chiesa. (5)

 

La prima volta che si trova indicata espressamente e con certezza la Chiesa di S. Lucia è nella Relazione del Can. Antonio Sanna che nel 1602 la colloca tra le chiese rurali della Parrocchia di Siniscola, ricordando che l'Arc. Lasso Çedeño nella Visita Pastorale a Siniscola, fatta nell'anno precedente, aveva ordinato al priore Leonardo Contu che vi facesse delle riparazioni. (6)

 

Nel LD vì è ricordata alcune volte per dei lasciti a favore della Chiesa e in occasione delle sepolture di Giovanni Maria Talanas di Posada (1.02.1642), Francesco Silay (3.04.1657), Giov. Pietro Murru (5.06.1701), Bonifacio Susini (5.09.177 1), Sanna Gavino (18.05.1846) e Maria Cupedda (5.07.1854). (7)

 

Era stata ristrutturata o riparata da alcuni devoti, con il permesso dell'Ordinario, prima dei 1777. (8) Nel 1873 "la prepotenza dei lavoranti nello stradone" provocò dei danni alla Chiesetta per cui Mons. Dernartis esortava il Rettore a restituirla "allo stato di decenza". (9)

 

Ma, ritenuta ormai cadente e inadeguata per rispondere alle nuove esigenze che già si intuivano, anziché procedere al restauro, si pensò a costruirne una nuova e più grande.

 

E quella attuale che fu edificata su iniziativa del Sac. Salvatore Casu, coadiuvato per la raccolta delle offerte da Antonio Pasquale Martini, con il concorso di tutto il paese di Siniscola. 1 lavori, iniziati il 7 gennaio 1878, furono portati a termine il 14 maggio dello stesso anno, come ricorda l'iscrizione della lapide collocata all'interno della Chiesa. (10) In essa non solo non si fa menzione alcuna del Vescovo Diocesano che avrebbe dovuto autorizzare la costruzione della Chiesa, ma il testo stesso della lapide non venne sottoposto alla visione e approvazione né del Vescovo né del Parroco pro tempore di Siniscola; come lamentava il R.re Angius in una lettera indirizzata in data 5 agosto 1882 al Vescovo. (11)

 

La festa veniva celebrata "ab immemorabili" due volte all'anno: il 13 dicembre, festa liturgica della Santa, e il martedì dopo Pasqua. Inoltre dal 1878 la Santa venne festeggiata anche il 15 maggio a ricordo della inaugurazione della "nuova" Chiesa. Tale festa di "mesu maju" si conservò fino ad alcuni anni addietro.

 

Nel giorno della festa, al mattino, veniva portata su un carro a buoi la statua della Santa dalla Chiesa di S. Giovanni a S. Lucia, accompagnata processionalmente dai fedeli fino a "Su Ponticheddu" e seguita a piedi da numerosi pellegrini. Nel pomeriggio il pellegrinaggio si svolgeva in senso inverso; una folla festosa e commossa attendeva il rientro dei pellegrini e della statua della Santa a "Su Ponticheddu".

 

Il 13 dicembre e il martedì dopo Pasqua, per allestire il pranzo, la Parrocchia metteva a disposizione dei priori una vacca offerta dai pastori che avevano al pascolo armenti di proprietà della Parrocchia. (12)

 

La festa del martedì dopo Pasqua è significativa perché esiste anche in altre località dove si trova una Chiesa di S. Lucia, come a Orosei, a Sarule, a Olbia.

 

L'amministrazione Comunale, nel 1882, intendeva valorizzare la spiaggia di S. Lucia che intorno al 1890 contava circa 150 abitanti. (13)

 

Si voleva "lanciarla" sia come luogo di vacanza sia per cure elioterapiche, profittando del fascino che essa suscitava anche per la presenza della nuova Chiesa, costruita con il concorso dell'intera popolazione.

 

Si pensava di costruire dei fabbricati "per alloggio ai Divoti e bagnanti", "stabilire locali chiusi in legname [cabine] per i bagni entro mare" e una specie di "Ospizio marino" per ricoverarvi i "poveri scrofolosi". (14)

 

Ci si limitò poi alla costruzione, negli anni tra il 1898 e il 1900, di "due belle casette terrene" e di un "bello ed ampio loggiato con tre facciate concorrenti ad angolo ottuso, munita ciascuna di queste di un portone a duplice battente, architravato a mezzaluna". L'iniziativa fu delle signore Donna Gajas Francesca, moglie del Tenente della Real Marina Fenu Antonio, Sindaco di Siniscola nel 1896 Donna Giuseppina Musio moglie di Giovanni Puxeddu, Sindaco nell'anno 1880, Proto Camilla moglie di Cadoni Vincenzo (nonna di Capitta Giovanni e bisnonna di Romèo Capitta) e Contini Maria figlia di Sig. Luigi di Ozieri e di Speranza Mulargia. Esse si avvalsero del contributo di tante famiglie e di offerte di tante persone, come faceva fede una lapide che venne murata in una delle casette suddette a ricordo della "opera altamente" (manca il pezzo di marmo) e ora conservata in Parrocchia.`

 

Recentemente l'Orfanotrofio SS. Trinità di Siniscola intentò causa contro la Parrocchia di S. Lucia rivendicando la proprietà delle dette "cumbessias" cioè dei quattro vani al piano terra adiacenti alla Chiesa di S. Lucia. Il Tribunale di Nuoro in data 9 giugno 1993, rigettava la domanda dell'Orfanotrofio SS. Trinità, condannandolo alle spese di giudizio, e riconosceva la Parrocchia S. Lucia unica ed esclusiva legittima proprietaria delle stesse.

 

La vecchia Chiesa nel 1884 era ancora "in piedi" come attesta Mons. Demartis che scriveva: "Tuttora si conserva una Chiesa, quasi sotterranea, dedicata a S. Lucia sulle spiaggie di Siniscola ritenuta per tradizione dal popolo come luogo di rifugio contro i pirati Saraceni". (16)

 

Essa si trovava nel luogo sul quale Dr.Giovanni Battista Conteddu costruì la propria casa e fu da lui demolita arbitrariamente nel 1908, contro l'opinione del Rettore, del Consiglio Comunale e della popolazione che intendevano onservarla come un monumento dell'antichità. (17)

 

 

1- Rotary Club di Siniscola, Siniscola dalle origini ai nostri giorni, p. 31‑32.

2- Istorie Pisane; in Archivio Storico Italiano, Firenze 1844, vol. VI, pp. 49 sg, riportato da V.

Angius, Storia di Sardegna, 1, Forni 1986, p. 661.

3- Besta, 1, p. 230.

4- Alberti, o.c., Voi. 1, Parte 1, pp. 117‑18.

5- L. Piloni, Le carte geografiche della Sardegna, Fossataro, Cagliari 1974, Tav. VI e XIII.

6- AAC, RS.

7- Appendice V, 4 e Appendice 11, 4. 1.

8- AAC, QP § 2,3

9- ADN, Corrispondenze 3, 1867‑1897, 3.04.1873.

10- Parte li, 19, 5.

11- ADN, cartella Siniscola.

12- AAC, RV 12.

13- G. Strafforello, La patria ‑ Geografia dell'Italia ‑ Sardegna, Unione Tipografico‑editrice, Torino 1895, pagg. 358‑359.

14- Appendice VII, 7.

15- Parte 11, 5, b.

16- ADN, Provvidenze e corrispondenze, n. 6, p. 718,

17- Appendice VII, 9.

 

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