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E’
incerto l'anno della costruzione di questa Chiesa dedicata al
Santo Protomartire. Il Pilurcy, che la situa entro l'abitato,
scrive che fu edificata nel 1714 ad opera dei fratelli Paolo e
Giovanni Agostino Desogos ai quali l'Arcivescovo Cariñena aveva
concesso il diritto di patronato,(1) mentre il Rettore Salis
afferma che "credesi eretta nell'anno 1715". (2)
Il
Rettore Ventura, collocandola tra le Chiese rurali, la situa in
località "Fundu e' Monte" e dice che la spesa per la
costruzione, insieme ai suddetti Desogos, la sostenne anche
Francesca Palio Desogos, con atto del 4 maggio 1714,(3) che aveva
disposto anche la vendita dei suoi beni a favore della detta
Chiesa se i suoi figli fossero morti senza eredi (LD 5.10.1719).
Non
è facile spiegare perché il Casalis affermi che la Chiesa si
trovava in campagna, fuori dell'abitato, a 15 minuti a ponente del
paese, e fabbricata intorno al 1755, se non ritenendo che, circa
l'ubicazione, abbia fatto confusione e, circa la data, che sia
stato informato, anziché della erezione, di una importante
riparazione o di modifiche fatte nel tempo da lui indicato.(4)
Il
parentado dei Desogos non si limitò alla edificazione della
Chiesa. Infatti Paolo Desogos dispose per l'acquisto di un calice
(LD 26.01.1752) e Adriana Desogos le destinò 25 scudi (LD
5.08.1782). Ma anche altri probabilmente contribuirono a dotare la
Chiesa di quanto occorreva per ufficiarla e, tra ‑li altri,
certamente Agata Chisu che lasciò l'obbligo ai suoi eredi di
fornirla della campana (LD 28.01.1742).
In
occasione della Visita pastorale, nel 1782, il Vescovo Antioco
Serra Urru dispose che vi si aprissero due finestre ai due lati
della Chiesa all'altezza dei presbiterio.(5)
La
Chiesa, oltre che per il culto, servì abbastanza spesso anche per
i seppellimenti. Tra gli altri vi furono sepolti Giuseppe Soro,
caduto da un albero, fratello del Curato Giovanni Matteo
(10.12.1773), il Sac. Giovanni Maria Pau (3.01.1811), Donna Lucia
Carta (18.10.1830) e il Not. Nepomuceno Farris (1.01.1814).
Ma
l'ingiuria del tempo e la mancanza della necessaria assidua
manutenzione, dovuta anche al fatto che i Desogos andarono via da
Siniscola, non tardarono a mandarla in rovina.
Nel
1875 alcuni devoti, Giuseppe Bomboi Selis, Giovanni Francesco
Coronas e Salvatore Carta Mele (o Fele), chiesero al Vescovo
l'autorizzazione la riedificarla. Mons. Demartis concesse di buon
grado tale autorizzazione il 19 settembre dello stesso anno
raccomandando che si costruisse una Chiesa decente, capace e
solida.(6)
Non
risulta però che i lavori siano stati mai iniziati e della Chiesa
non solo non è rimasta traccia, ma non si è in grado neppure di
sapere, con certezza dove era situata.
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