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Per tanti lunghi anni
hai portato
sopra le tue rigide travi
il cammino lento
e affannoso dei carri
il passo furtivo
di cento pastori
che lieti nel volto
rivedevan le case
e gli affetti.
Per tanti lunghi anni
hai ammirato
lo scorrere lento
del fiume
che i sogni del monte…
… trascinava alla riva
del mare
e talvolta rabbioso
copriva di fango
il bianco sterminato
dei fiori d’arancio.
Per tante stagioni
hai ascoltato
le parole che sfuggivan
ridenti
nel bianco luccicar
di ginocchia
delle donne impegnate
a purificare nell’acqua i poveri panni
ammuffiti d’inverno.
Per tante stagioni
hai goduto
il volto gioioso
dei bimbi
che dalle tue finestre
d’acciaio ammiravano il dolce
cantilenare dell’acqua come nenia serena
d’un immenso gigante
E ora di rovi
di sterpi è colmo
il tuo pezzo di strada
e offri rifugio
a lucertole e serpi
e gioisci soltanto
se leggero si posa
sui tuoi rami
di ferro temprato
dal tempo
lo sperato riposo
del primo volo
dei pettirosso.
E guardi passare
con rumore assordante
il feroce stridio
della vita
il luccicare immenso
di fari veloci
che rompono il buio
di morte
che avvolge di polvere
di ruggine e cancro
le vene di ferro
che diedero vita
al tuo orgoglio.
E sogni
di essere ancora
fermo e potente
e di accompagnare
con lieve rimorso
il passo sereno dell’uomo che traghetta
il proprio sorriso
verso una sponda
più dolce
ed evita il rischio
di annullarsi veloce
nei gorghi profondi
della piena del fiume.
(Antonio Murru)
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