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 Fabrizio de  Andrè   di Maria Francesca Murru

     

Da Catullo a De Andrè (pag.1)

E' certo non sembri avventato l'accostamento dello chansonnier dei nostri tempi con il massimo poeta d'amore dell'antichità, se è vero che in ambedue dalla constatazione della precarietà dell'esistenza umana scaturisce un invito a godere del tempo presente, a viverlo con la massima intensità.

 

E il vitalismo gagliardo di Catullo, la frenesia di un desiderio che non conosce termine, l'inarrestabile smania di suggellare l'ideale passione in una concreta armonia di sensi, sembra quasi invadere l'atmosfera dell'amore in sintonia con quel sentimento pienamente umano, amateriale, alieno da ogni tipo di mistificazione o idealizzazione di cui il nostro cantautore genovese si è fatto portavoce.

 

Mal accettando i limiti, i compromessi, i pregiudizi di una quotidianità angustiante, Catullo dà di sé l'immagine innocente di uno che dalla vita ha voluto cogliere soprattutto i momenti più intensi e più vivi.

 

Ma se egli ha fatto della profondità della passione la materia stessa del suo cantare e l'essenza stessa del suo vivere, per De Andrè l'autenticità di una vita vissuta nel ritmo febbrile delle esperienze più nobili o più corrotte e degradanti, assume la sua ideale dimensione nell'umanità penetrata e condivisa, negata e ricercata come assolutezza di principi.

 

E per questo che accanto all'amore dei sentimenti si staglia l'amore dei corpi, l'amore mercenario della brutalità dell'ante‑inferno, stravolto e offuscato dalla logica benpensante dei divieti, e che proprio nella sua stessa presenza e consistenza trova la più esclusiva ed incondizionata delle legittimazioni.

 

Ecco quindi che ancora una volta ogni esperienza artistica di De Andrè si ricolloca volutamente o meno nel panorama delle demistificazioni delle rassicuranti ipocrisie della morale corrente non avvezza a disarmanti sconvolgimenti di quella secolare giustizia gerarchizzante.

 

Ma nasce inaspettatamente a questo punto proprio nella differenziazione la profonda sintonia tra le esperienze artistiche dei due poeti, indistintamente destinate a mutare radicalmente le tendenze di gusto della propria epoca.

 

De Andrè si inserisce nel limbo di un panorama musicale che nella ripetizione di se stesso aveva trovato il successo, nel corridoio scomodo di un sentimentalismo semplicistico che rifugge dalla profondità delle inafferrabili contraddizioni dell'amore, egli trova il modo di distinguersi da quell'ipocrita innocenza senza per questo diventare vittima del giogo commerciale che proprio allora decollava grazie al nascente pubblico giovanile.

 

 

La timida eco delle rivolte giovanili americane, la rabbia dei 'Beats" era destinata a svilirsi nel gioco del successo commerciale che inesorabilmente narcotizzava tutti nella formula del benessere livellante, come gli "agnelli sconfitti" d'America avrebbero detto, e soprattutto la canzone ufficiale si arrestava nella banalità di una romanticheria unidimensionale e scontata che però risponde misteriosamente alle esigenze di un pubblico di massa che vuole sentirsi dire esattamente quello che già sa.

De Andrè si piazzò in mezzo a questo finto inferno di controcorrente, e a quell'idilliaco paradiso di sentimenti, per cantare i non‑valori, l'individualità che sfugge non solo ai moralistici livellamenti, ma anche ad ogni sorta di fallace classificazione, cantando per ridare dignità a chi negli angiporti vede scorrere la sua vita tra stenti e pregiudizi.

Intellettuale in crisi, certamente incapace almeno nella prima fase, di riconoscersi tanto nella sua classe d'origine tanto in quella che per logica d'opposizione sarebbe dovuta diventare la nuova autoacquisita, in bilico tra un pubblico che in quel tempo sembrava voler mettere in dubbio tutto fuorché la propria innocenza morale, e l'inaspettata ascesa ai vertici delle classifiche sempre nel luogo sbagliato, sempre al di là delle aspettative, annoverato tra i "cattivi maestri" per poi finire soffocato nella retorica degli altri, di rivoluzioni assodate, che proprio come tali perdono qualsiasi carica innovativa. 

 

  

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