|
La Donna e l'amore
Ma
non può mancare nell'universo cantato la magica figura della
donna, sempre presente in forma assoluta, quasi sintetica,
rivisitata talora con sorridente affetto, o con dolente
comprensione, sino a svelarne le identità più nascoste.
E
all'ombra del mistero insondabile che avvolge inestricabilmente la
figura femminile, nasce la febbrile attesa di Franziska
abbandonata, "stanca di posare per un uomo che dipinge e non
la può guardare". Moglie promessa a un bandito senza incanti
e senza sogni, dietro l'opaco di una finestra vede consumato il
suo amore malinconico, intriso di speranze abortite, privo di
ricordi e denso di attese.
E
certo lo chansonnier dei vinti, dei diseredati non avrebbe mai
potuto scordare nel suo vasto repertorio, la più vasta delle
esperienze umane, l'amore, che pure ritorna inesorabilmente in
ogni vicenda cantata magari nell'autenticità della compassione,
nella forma mascherata dell'identificazione con il diverso, ma che
solo in alcune composizioni riesce a essere sublimato nell'intensa
forza poetica di una voce profondamente assorta.
E
nel vasto panorama di "Tintarella
di luna", "L’Edera",
"Finché la barca va", De Andrè
riesce comunque ad imporsi anche nel momento in cui smette di
prestare la sua voce ai segreti degli angiporti, per smentire
ancora una volta le attese e insieme l'inevitabilità di quei
limiti che la banalità dominante si era imposta in vista di un
equo compromesso tra i mercati e la propria superficialità.
A
ben vedere risulta. impossibile trovare una qualche frattura tra
le composizioni consacrate esplicitamente all'amore e il resto del
repertorio, essenzialmente perché in ognuna di esse traspira
prepotentemente la leggerezza dell'individualità di un poeta teso
al rafforzamento o intensificazione dei problemi o delle emozioni
della vita quotidiana, in modo da renderne inevitabile la
considerazione o la compartecipazione.
Così
l'amore per De Andrè non
è mai il trepidante sentimento che fa rima con "cuore"
bensì il leopardiano "amor,
di nostra vita, ultimo inganno", sempre inseguito come
eterno ma sempre smentito dal caso.
E
pure è anche l'illusoria dimensione di perennità a dare una
fuggevole forma al sentimento, che nella disperata e vana ricerca
di essere conservato, si scopre in tutte le sue ipocrisie,
contraddizioni e rimpianti.
Finita
la primavera fiorita, finita la passione, la sola tenerezza
svogliata appare dolorosamente insufficiente, in attesa d'essere
ricolmata con nuovi amori da ricoprire d'oro per l'inafferrabilità
di " un bacio
mai dato".
Ma
nel finale rimpianto è da ravvisare comunque un sentimento che
non può essere mai totalmente cancellato. "E fu la notte, la
notte per noi, ‑ notte profonda sul nostro amoree fu la
fine di tutto per noi,‑ resta il passato e niente di più,
‑ ma se ti dico non t'amo più, ‑ sono sicuro di non
dire il vero".
Insomma
quello dell'amore è uno stato incerto, fuggevole,
contraddittorio, lontano da leziosismi idealistici e presentato
per quello che è: controversa alternanza di bene e male che è
poi il fondo stesso dell'agire umano. Io t'ho amato sempre - e non
t'ho amato mai, ‑ amore che vieni, amore che vai".
E
non bastano a De Andrè le
parole che egli stesso sa inventare per cantare l'amore incerto,
per cantare la donna amante: egli unisce talvolta le sue parole a
quelle dei poeti e canta con loro l'amore che fugge, il tempo che
fugge.
Ed
eccolo impegnato a riscrivere Pierre de Ronsard nella meditata
consapevolezza dell'ineluttabilità di un destino avverso e
implacabile, nella pacata rabbia che rinfaccia alla donna amata la
fugacità delle lodi rifiutate e del proprio orgoglio alla luce di
un'imminente quanto inevitabile vecchiaia di rimpianti.
Il
sentimento della vita apprezzata nei suoi valori precari della
giovinezza, della bellezza e dell'amore, induce De Andrè e prima
Ronsard all'invito a godere dell'effimera primavera e delle
effimere rose, e dell'effimera e "breve luce della vita prima
che la notte eterna sopraggiunga", come Catullo avrebbe detto
"Viviamo, mia Lesbia ed amiamo.... ‑Domani mille baci,
poi altri cento, poi di seguito mille, poi ancora altri
cento."
|