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Intellettuali
in un sistema in crisi
(pag.14)
Pasolini
scriveva contro il "linguaggio dell'azienda, puramente
comunicativo "
dell'industria e del consumismo, ponendosi il problema di un
annichilimento irrecuperabile dell'identità 'antropologica e
culturale, come risultato imprescindibile di una pericolosa
meccanizzazione delle attività umane, contro la quale la libertà
dell'uorno doveva essere riaffermata,
a partire dall'ambito letterario , all'interno del quale
sarebbe dovuto spettare agli intellettuali il dovere di riesumare
l'espressività linguistica di contro alla mera comunicatività
del mercato.
Il
percorso di questi due intellettuali fin dall'inizio ebbe
direzioni parallele e fino alla fine essi paiono legati da una
misteriosa corrispondenza di intenti.
Cos'è
la canzone per De Andrè se non la risposta chiara, sincera a
quell'imperativo morale e intellettuale che Pasolini aveva
indicato come unica via d'uscita dalla nullità narcotizzante del
consumismo?.
Cos'è
la canzone per De Andrè se non un porsi nella propria individuale
esperienza di fronte ad un mondo vissuto prima che cantato,
imponendo la propria diversità e quella delle minoranze
incomprese dalle opportunistiche distinzioni, sottraendosi ai
luoghi comuni di un ideale sostenuto solo in quanto strumento di
potere e servendosi di un linguaggio capace di aderire tanto al
quotidiano quanto all'individuale sensibilità di ogni
ascoltatore?.
Ecco
allora che la questione circa la poeticità come carattere
discriminante di una degna o indegna esperienza artistica diventa
assolutamente secondaria, anzi eludibile,
essendo soverchiata da un senso certamente più penetrante
che la canzone d'autore può svolgere all'interno della società
di oggi, o precauzionalmente del secolo appena trascorso.
Tra
giovani condannati ad una "
faziosa passività", ad "una atroce afasia,
brutale assenza di capacità critiche", la "presenza,
anche di uno solo, che non si lascia imbrogliare, può fornire un
primo punto di vantaggio".
Questo
"uno solo , casuale, ignoto, perso nei rigurgiti e nelle
pause dell'anonima folla che sosta, si disperde, va verso le sue
case con i suoi poveri sogni" prima ebbe il sangue e la
magicità scottante della verità nel corpo squarciato e
assassinato di Pier Paolo Pasolini, nella sua "notte
sbagliata" di periferia, nella condanna che la subdola
violenza del potere precostituito gli inflisse ancora prima di
ucciderlo nell'amarezza.
Questo
"uno solo" prese poi la voce calda e sensuale del poeta
degli ultimi, il suo sguardo misterioso coperto da una mezza
frangia adombrante la sua timida sicurezza, tipica di chi rifiuta
qualsiasi categoria che non aderisca perfettamente alla propria
originalità, la compartecipazione impietosa delle devastazioni
laceranti di una maggioranza ipocrita e opportunistica.
Questo
"uno solo" prese forma nelle poesie musicate di De Andrè,
nel suo volto sconcertato, nelle sue mani " ALLA FINE DELLE
QUALI INCOMINCIAVA SEMPRE UNA CHITARRA".
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