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 Fabrizio de  Andrè   di Maria Francesca Murru

     

Poeti "Maudits"(pag.2) 

Il male dei poeti "maudits" è quello della droga, della follia, dei piaceri del corpo fine a se stessi, è la perversione e l'autoannientamento in un crescendo di vizi, di abiezione, è la degenerazione di ogni istinto, la prevaricazione su ogni sorta di ordine razionale e regolato alla disperata cattura di un'essenza che nel concepire la dicotomica radice della realtà punta all'oltre, al dopo, o al prima di classificazioni archetipizzanti.

 

Ed è solo qua che l'intensità della loro poesia trova terreno fertile; nel segno della sofferenza e della mancanza nascono i primi versi che parlano di un'angoscia che pianta vessilli neri nel cranio di chi come il poeta ha ali troppo grandi per camminare.

 

E sembra che con la poesia Baudelaire voglia quasi estrarre la 'Bellezza del Male", la definitiva pacificazione delle sue membra , tormentate all'infinito da un'ansia irrisolta di purezza e da un'esecrata voluttà per la degradazione pare arrivare solo nella perfezione musicale del verso, nell'ineffabilità di un linguaggio poetico oltre le apparenze, alle radici del mistero dell'essere.

 

Non solo quindi sdegno per la gretta mediocrità borghese, ma in sostanza un viaggio nel baratro impenetrabile del mistero umano, al di là del cuore e dell'intelletto, nell'eden incantato dell'innocenza e dell'assenza della colpa a carpire le impercettibili analogie del reale, sfrenato desiderio di libertà e insieme irresistibile angoscia per un' impossibile felicità.

 

"Car j 'ignore ou tu fuis, tu ne sais ou je  vais, 0 toi que j 'eusse aimée, ò toi qui le savais! "

 

                     (A ' une passante)

                                                            Charles Baudelaire

 

Nell'assordante caos urbano, il poeta è affascinato da una donna stupenda, vestita a lutto, nobile il portamento, elegantissima. Di lei nota la mano, gli occhi, lo sguardo dolcissimo e tempestoso, carico di sofferenza. Non la fermerà e sempre rimpiangerà un amore consapevole, corrisposto e mai colto.

 

De Andrè attraverso il filtro di Brassens, moltiplicherà la passante di Baudelaire in tutte le donne scorte un istante e perdute per sempre ma se nel primo la perdita sarà inesorabile, per i due cantori le passanti possono tornare ad essere consolazione nella solitudine.

 

E così pure la “Femme fatale" spietata e bellissima, fredda e crudele di "Les fleurs du mal" troverà nell'eroina del cantautore dei nostri tempi, quasi un'attenuazione dei suoi tratti aspramente fiammeggianti.

 

Il gelido idolo privo di cuore e di sentimenti, assetato di sangue e di morte, ben presto sarà costretto all'amarezza della solitudine e del rimorso.

   

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