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Poeti
"Maudits"(pag.3)
Se
i poeti "maudits",
rifiutati nella loro dignità sacrale di Sacerdoti della
Bellezza Ideale, trovano negli atteggiamenti contrari al
perbenismo borghese lo strumento privilegiato di ribellione, il
nostro cantautore, alieno da ogni sorta di dimensione puramente
intellettuale, visiterà e canterà il male solo ed esclusivamente
per rivendicarne la nobiltà davanti ad occhi troppo insicuri per
dichiarare di fame parte allo stesso modo dei reietti e degli
ultimi.
Una
sorta di romantica pietà guida la sua voce e le sue parole
nell'accostarsi al disonorevole, nel condividerlo e compatirlo,
poco legata al personale ma piuttosto interamente rivolta
all'alterità e alla sua pari dignità.
Per
questo il male non è da lui vissuto in modo diretto e devastante
fino all'autoannientamento ma solamente condiviso con gli occhi
dell'innocenza e della semplicità del non‑giudìzio.
In
comune hanno forse il rifiuto dei principi precostituiti,
dell'ipocrisia, del freddo calcolo borghese, ma la profondità
storica ci impedisce di instaurare veri parallelismi.
E
poi c'è il rapporto col pubblico, estremamente contraddittorio
per entrambi: lo scandalo destato nei buoni sentimenti, nel buon
senso diffuso fra coloro che non amano mettersi in gioco provocò
a Baudelaire la condanna ad una simbolica ammenda. Niente di tutto
questo per il nostro cantautore ma solamente una buona dose di
censure per aver osato un linguaggio poco decoroso; all'inizio
costrizione alla clandestinità, o grandi premesse alle sue
canzoni, potenzialmente offensive e oltraggiose per la somma
giustizia di questo "modesto" universo.
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