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 Fabrizio de  Andrè   di Maria Francesca Murru

   

Popoli Vinti (pag1)

E infatti nel suo album successivo F. De Andrè recupera la sua marginalità urbana e suburbana caratterizzata dallo sperdimento e dallo svuotamento, abitata da persone perse e sommerse, da speranze abortite, "occasioni mancate", "sogni interrotti".

 

A sopravvivere sono solo coloro che cercano una sistemazione borghese, che lottano per il possesso e la ricchezza, per difendere lo status quo dei propri privilegi e del proprio potere.

 

E nel fascino del profilo francese di Andrea morto sulla bandiera, riemergono ancora quelle tematiche pacifiste antimilitariste della "Guerra di Piero", e della vacuità della gloria che cosparge la triste fine di una giovinezza ancora non compiuta.

 

Ma a suscitare nuovo interesse sono anche le etnie diverse e arcaiche come quelle degli Indiani d'America e dei Sardi, riconosciuti vittime dello stesso potere da lui sempre osteggiato.

 

Nel dimostrare le simili esistenze di questi due popoli, rivelerà uno spirito di "compassione" nel senso di "sentire insieme", nei confronti delle sofferte vicende di storici soprusi che le due culture avevano dovuto subire.

 

E questo gli risulta possibile anche in seguito alla scelta di vivere in Sardegna, terra che non si dimostrò poi così ospitale per lui.

 

Infatti nel 1979 lui e sua moglie Dori Grezzi saranno sequestrati per quattro mesi, durante i quali il cantautore avrà modo di guardare ancora da una nuova prospettiva le vittime del potere da lui sempre cantate.

 

E dalla drammaticità. di quell'esperienza egli riscontrerà soprattutto la certezza che i veri prigionieri erano in realtà quei due banditi sardi, succubi di atavici abusi e soprusi che lo tenevano bendato e ogni tanto mostravano riverenza, pure nell'assurdità della condizione, nei confronti della sua statura morale.

 

In De Andrè emerge immediatamente la straordinaria capacità di penetrare lucidamente in quei perversi meccanismi di potere che portano il più forte a sopraffare il più debole, e per ideale continuità la cultura dominante a imporsi su quella più indifesa.

 

La storia dei sardi, orgogliosi ed eterni sconfitti ricca, debordante di ataviche ingiustizie, prepotenze e arroganze di chi è così certo della propria superiorità da sentirsi in diritto di amputare carne viva di un popolo, di una cultura non compresa e quindi disprezzata aveva molto in comune con quel triste decorso storico che aveva costretto poco tempo prima i Pellirossa ad abbandonare quelle che erano, per diritto di natura le loro terre e con esse la loro lingua, le loro tradizioni e infine la loro vita.

 

 

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