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Il
periodo dal 1850 al 1950
Come
riferisce il V. Angius, nel censimento dei 1846 Siniscola contava
una popolazione di 2.521 abitanti, in massima parte concentrata
nel nucleo urbano principale. Detto centro urbano, come si evince
anche dalla ricostruzione cartografica operata dal Decandia, era
ricompreso all'interno di un triangolo ideale formato dalle
attuali Via S. Antonio, Via Piemonte e Via Roma. Il perimetro dei
triangolo coincideva, presumibilmente, con l'antica fortificazione
muraria, eretta nel secolo XVI' per difendere la popolazione dalle
invasioni saracene. Sia il Della Marmora che il Cugia, a metà del
XIX secolo, riferiscono che restava, dell'antica fortificazione,
solo qualche traccia ed i nomi di tre Porte: Porta Pantea, Sa
Turrita e Sa Porta. Ad oggi, purtroppo, non rimane nessuna traccia
fisica di tali antiche vestigia, se non la memoria dei nomi delle
Porte tramandati dagli abitanti più anziani.
L'antica
conformazione urbana innanzi descritta, si conserva quasi
inalterata per circa un secolo e la lenta crescita degli abitanti
residenti, divenuti (nel censimento del 1951) 5.705, di cui 5.326
concentrati nel capoluogo e 379 nelle frazioni e nell'agro,
determina, verosimilmente, un infittimento delle 622 unità
edilizie censite nel 1846, con la crescita del numero dei vani e
con una modesta espansione ai margini dei nucleo urbano. Le
testimonianze scritte dai viaggiatori giunti a Siniscola nel XIX
secolo denunciano una carente dotazione infrastrutturale, con
particolare riferimento alla precaria situazione della viabilità
ed alla totale assenza di reti idriche e fognarie.
Altrettanto
modesta appariva la qualità urbana complessiva, caratterizzata da
un'architettura molto essenziale, tipica delle comunità basate
prevalentemente sull'economia agricola ed in misura minore su
quella pastorale.
I
"segni" di questa "essenzialità" sono ancora
oggi visibili in alcune parti dei centro storico di Siniscola.
Nel
lento processo di evoluzione della struttura urbana nei cento anni
esaminati, vanno ricordati alcuni fatti significativi riguardanti
la realizzazione di alcune opere pubbliche: nel 1867, la
costruzione della strada Lula ‑ Siniscola ‑ Porto di
La Caletta, ad opera della società francese proprietaria delle
miniere di Lula alla fine dell'Ottocento la costruzione della
strada Statale Cagliari ‑ Olbia, attraversante il centro
urbano di Siniscola in coincidenza con l'attuale Via Roma; intorno
al 1930 la costruzione dell'acquedotto a servizio di Siniscola e
La Caletta, con la captazione delle sorgenti dei Monte Albo e la
formazione di un primo impianto di fognature miste nel centro
storico di Siniscola‑ ai primi dei novecento, la bonifica
delle paludi costiere circondanti La Caletta, con la costruzione
dei Canale Vivarelli e dei suoi rami secondari.
Relativamente
all'edilizia privata, nel panorama complessivo della già
menzionata architettura "essenziale", va comunque
segnalata l'edificazione, da parte delle famiglie più abbienti
del paese, a cavallo tra la fine dell'Ottocento ed i primi decenni
dei Novecento, di alcuni fabbricati di un certo pregio
architettonico e di dimensione significativa, attestati per lo più
sulle strade principali, Via Roma e Via Sassari; alcuni di essi si
sono conservati sino ai giorni nostri, altri, come la casa
padronale della famiglia Pusceddu, sono stati demoliti in epoca
recente.
Nel
periodo in esame (oltre il centro urbano di Siniscola) va
segnalata la presenza nel territorio di altri due insediamenti: La
Caletta e S.Lucia.
La
Caletta come lo definivano i naviganti, o "Pedras Nieddas"
come lo definivano gli abitanti del luogo, svolgeva l'importante
funzione di Porto di Síniscola, coincidente per alcuni storici
con l'antico "Portus Luguidonis" di Tolemaica memoria.
Sino alla costruzione, nel 1957, dell'attuale struttura portuale,
nella piccola insenatura compresa tra la foce dei Canale Vivarelli
e la Torre di S. Giovanni, pur in assenza di qualsiasi tipo di
infrastruttura, si svolgeva un significativo commercio marittimo.
Vi facevano tappa periodicamente i piroscafi "postali"
che collegavano la Sardegna con Civitavecchia, Livorno e Genova.
Venivano imbarcate svariate qualità di merci, príncípalmente i
minerali estratti dalle miniere di Lula ed il carbone di legna
prodotto nei boschi dell'entroterra. La popolazione residente
risulta, per molti decenni, di scarsa rilevanza numerica: 3
abitanti nel 1846, 24 nel 1901, 58 nel 1921 e 79 nel
1951;probabilmente i residenti coincidevano con gli addetti al
traffico marittimo e le relative famiglie.
L'insediamento
di S. Lucia è legato anch'esso, sopratutto sino all'Ottocento,
alla storia dei traffici marittimi. La cala a ridosso della torre
medioevale, attualmente denominata "spiaggia delle
barche", fungeva da approdo per le imbarcazioni sin da tempi
antichissimi. Giovanni Francesco Conteddu, nella sua pubblicazione
"La spiaggia di S. Lucia di Siniscola" (1912), fa
risalire l'esistenza del "Porto di S. Lucia" al 1003, in
concomitanza con uno sbarco dei Pisani e, con maggior dovizia di
notizie, al successivo passaggio, nel 1263, dell'Arcivescovo di
Pisa Federico Visconti, in occasione di una sua visita in
Sardegna. Nel secolo XVII viene eretta l'omonima torre, per
difendere l'entroterra dalle incursioni saracene. L'agglomerato
urbano, nella configurazione riconoscibile sino ad oggi, comincia
a svilupparsi attorno all'antica chiesetta di S. Lucia fin dalla
seconda metà dell'Ottocento. Alcune famiglie di Siniscola, sempre
più numerose nei decenni successivi, elessero questo sito a luogo
di villeggiatura estiva. Con la ricostruzione della Chiesa,
avvenuta nel 1878, lo sviluppo del villaggio acquista. maggior
impulso e prosegue sino si primi decenni dei Novecento. La
connotazione, alquanto originale per i tempi, di villaggio per
vacanze balneari, ne determinava un uso stagionale, come
dimostrano i dati sugli abitanti residenti: nessuno nel 1846, 15
nel 1901, 6 nel 1921; gli abitanti diventano 143 nel 1951 e ciò
è da mettere in relazione con l'insediamento stabile di numerose
famiglie di pescatori ponzesi, già da tempo frequentatori della
costa orientale sarda, ma in modo occasionale e strettamente
connesso all'attività della pesca.
Di
scarsa rilevanza appaiono, nel periodo in esame, gli insediamenti
rurali‑ fatta eccezione per i tradizionali ovili in pietra e
frasche, utilizzati più che altro come vani appoggio, per antica
cultura le popolazioni dedite al lavoro nei campi ed
all'allevamento dei bestiame erigevano le loro dimore fisse nel
centro urbano principale.
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