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Siniscola: evoluzione storica

  Evoluzione Storica/Urbanistica del territorio  

Dal 1950 al 1970

In sintonia con le trasformazioni sociali e lo sviluppo economico successivo al secondo conflitto mondiale, il ventennio in esame è, anche per Siniscola ed il suo territorio, un periodo di profonde modificazioni socio ‑ economiche.

 

Gli anni Cinquanta sono gli anni del grande flusso migratorio verso l'Italia continentale ed i paesi stranieri; negli anni Settanta il flusso si interrompe ed addirittura si inverte, con il rientro degli emigrati, nel frattempo divenuti forza lavoro specializzata, e con l'affermarsi di un consistente flusso immigratorio proveniente dai comuni limitrofi dell'interno. Tra questi fenomeni ricompresi nell'arco del ventennio, avviene la profonda trasformazione economica citata in premessa. Il settore dell'agricoltura perde pian piano il suo ruolo guida, ridimensionandosi fortemente come numero di addetti e subendo contemporaneamente una radicale trasformazione interna, legata sopratutto all'avvento della meccanizzazione. Si sviluppano il settore industriale ed artigianale­; sono di questi anni l'avvio della produzione da parte delle Società SARDOCALCE, MARFILI, SILS LATERIZI, AURORA MARMI, etc. Anche se in modo disorganico e con caratteristiche qualitative per lo più di scadente livello, eccezion fatta per i due alberghi edificati agli inizi degli anni Sessanta (gli alberghi "La Caletta" e "Villa Pozzi" si afferma lentamente il settore turistico, trainato da un contesto ambientale di alto valore e da una fascia costiera ampia e di rara bellezza. Anche il settore terziario (commercio, trasporti, servizi) cresce vistosamente, confermando, pur tra innumerevoli contraddizioni, il ruolo di Siniscola come centro di riferimento per un vasto territorio, coincidente con l'ambito geografico delle "Baronie". Parallelamente si segnala la forte crescita demografica: dai 5.705 abitanti dei 1951, si passa ai 6.559 dei 1961 ed ai 7.013 del 1971.

 

Tutto ciò non poteva non incidere sullo sviluppo degli insediamenti urbani, in modo particolare nei centri di Siniscola e La Caletta.

 

Già alla fine degli anni Cinquanta, il centro urbano di Siniscola fuoriesce dall'antica perimetrazione triangolare che la caratterizzava da oltre un secolo, andando ad espandersi verso le zone agrarie circostanti. La costruzione delle Vie De Gasperi e Gramsci, ai ‑primi degli anni sessanta, sposta i flussi di traffico dal centro verso la periferia, favorendo la nascita di nuovi quartieri: "MONTE IDDA" a nord, "FUNTANA" a nord ‑ est, "FURREDDU' e "PICUZARE" ad est, "SA SEDDA" a sud, "S. EFIS" e "COCCORRA" ad ovest. L'espansione si concentra in modo particolare lungo le direttrici di traffico principali in uscita dal paese: la nuova strada provinciale per Marreri ‑ Nuoro ad Ovest, la provinciale per La Caletta ad Est, la statale per Orosei a sud. Va evidenziato che la crescita è tutt'altro che razionale; essa segue direttrici spontanee anche perché il comune non è dotato di nessuno strumento urbanistico che possa fungere da guida. Solo alla fine degli anni Sessanta l'Amministrazione Comunale avvia la redazione del Programma di Fabbricazione.

 

Relativamente al centro storico, negli anni Sessanta si avviano massicci interventi di demolizione e ricostruzione dei preesistenti fabbricati; impera lo spontaneismo ed il risultato che ne deriva è la notevole alterazione delle antiche caratteristiche architettoniche e tipologiche.

 

La crescita tumultuosa, priva di una qualsiasi forma di governo, non riesce ad adeguarsi alle nuove esigenze, in termini di nuova cultura dell'abitare, delle necessità del traffico veicolare in costante sviluppo, di migliore articolazione quantitativa e qualitativa degli spazi pubblici, delle attrezzature e dei servizi.

 

Gli anni ricompresi fra la fine degli anni cinquanta ed il 1970, sono quelli dell'inizio e dell'affermazione dello sviluppo urbano anche della frazione di La Caletta. Gli insediamenti alberghieri promossi negli anni Cinquanta da una società immobiliare milanese, la costruzione nel 1957 del porto di IV classe, l'avvento di un turismo balneare di massa supportato da ampi ed incontaminati arenili, determinano una forte crescita degli insediamenti edilizi. Come per il capoluogo Siniscola, anche a La Caletta tutto ciò avviene in assenza di piani direttori; l'espansione segue direttrici spontanee per lo più attestate sulla viabilità principale: le provinciali per Siniscola e Posada, la nuova provinciale litoranea per S. Lucia. Gli strumenti di attuazione sono semplici divisioni in lotti, spesso prive di alcun tipo di approvazione, nonché di una qualche forma di regolamentazione normativa. E' sintomatico constatare che la divisione in lotti attestata sulla litoranea per S. Lucia, con previsione di fabbricati da erigersi sull'arenile, a 50 mt. dalla linea di battigia, sia il frutto di una iniziativa comunale dei primi anni sessanta.

 

Anche nel centro urbano di S. Lucia, alla fine degli anni sessanta, si riscontra una prima modesta crescita dei patrimonio edilizio, comunque meno evidente dei centri di Siniscola e La Caletta. Fatta eccezione per taluni ampliamenti o ricostruzioni dei manufatti esistenti e per le nuove costruzioni attestate sulla nuova Via dei Mare, il villaggio trova un freno al suo sviluppo nella presenza di zone pinetate sottoposte a vincolo forestale e nel regime di proprietà dei suoli, quasi esclusivamente pubblico.

 

Pare significativo segnalare che iniziano in questi anni le prime forme di lottizzazione insediativa sulla costa, in contesti territoriali non contermini ai due centri urbani preesistenti, La Caletta e S. Lucia. Così le zone di Sa Pedra Ruia e S'Ena e Sa Chitta ad opera dell'E.C.A., la zona di Mimmiu Canu ad opera di privati, divengono i prototipi degli insediamenti costieri di case per le vacanze, sviluppatesi in maniera massiccia nei decenni successivi.

 

A cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta ha origine anche il fenomeno degli insediamenti rurali stabili: attraverso i finanziamenti per la riforma agraria, I'E.T.F.A.S., Ente Regionale per lo Sviluppo dell'Agricoltura, procede alla trasformazione e valorizzazione di oltre 600 ettari ed alla successiva assegnazione agli agricoltori.

 

Le aziende o poderi, vengono concentrate in cinque località: tre costiere (La Caletta, Capo Comino, Berchida) e due nell'entroterra (S. Narciso e Murtas Artas). Gli insediamenti rurali riceveranno, negli anni successivi, un impulso notevole anche grazie alla realizzazione, a partire dagli anni sessanta, della rete irrigua ad opera dei Consorzio di Bonifica. 

 

1- PUC – Progetto preliminare – Relazione di sintesi – 1

 

         

         

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