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Pasquale
Grecu
Presentazione
di Antonio Murru
Ballate, ballate vois
Ca sos ballos sunt sos vostros
Cando ana benner sos nostros
Amos a ballare nois.
Era
questa la strofetta che a "boch'e ballu", a seconda di chi
raccontava l'aneddoto, ziu Zilieddu, ziu Franziscu, ziu Austinu o
ziu Zipirianu avevano una sera rivolto, al ritorno dalla campagna,
ad un'allegra brigata che si scatenava nel ballo tondo nella
piazzetta della chiesa del Rosario.
Il nostro baldo antenato, rispondendo con grande entusiasmo all'invito
di una bella donna, aveva già posato in "s'istratedda sa
taschedda e sa zappa", quando al momento di entrare nel cerchio
si accorgeva che tutti i ballerini erano dei morti, compreso il
suonatore che accompagnava il ritmo dell'organetto con improvvisi
scatti della testa e con un condiscendente sorriso.
Probabilmente, dopo l'iniziale presenza di spirito, nella fretta di
allontanarsi per i viottoli che all'imbrunire si riempivano già di
ombre lunghe e minacciose, abbandonava in quella piazzetta
"zappa e taschedda", ripromettendosi di ripassare a
riprenderli all'indomani quando il sole sarebbe tornato alto nel
cielo e il mondo dei morti tornato di nuovo sotto terra, nel
silenzio e nella pace.
Era questa una delle tante storielle che i grandi raccontavano ai
bambini per farli stare buoni e per raccomandare loro il rispetto ma
anche la separazione da chi, ormai " pruer de creia",
aveva affrontato prima degli altri il lungo tunnel buio della morte.
In questi ultimi anni, spinti forse da una necessità interiore, dalla
voglia di scoprire da dove veniamo, non riuscendo talvolta o
abbastanza spesso a capire dove andiamo, sono ritornati in vari
campi gli interessi degli studiosi per ciò che sta dietro le nostre
spalle.
E'
una riscoperta lenta della nostra microstoria, degli avvenimenti che
si sono succeduti nelle nostre povere piazze e nelle nostre povere
case, lontane quasi sempre dai clamori dei grandi avvenimenti che
leggiamo nei libri di storia, eppure essenziali e necessari per un
percorso di maturazione e di presa di coscienza della nostra identità,
senza la consapevolezza della quale siamo alberi flagellati dalla
tempesta, canne che si muovono e si piegano al minimo soffio di
vento.
Molti
si chiedono perché mai dovremmo andare a scavare e a rivivere
episodi che non hanno avuto nessuna influenza nel corso della
storia, a riscoprire avvenimenti accaduti nel recinto di una piccola
comunità e in essa rinserrati e incatenati come piccole onde nel
chiuso di una laguna a fronte del grande oceano.
Certo non aggiungeremo nuove chiavi di lettura a ciò che i vincitori di
ogni tempo hanno tramandato come verità accaduta: d'altronde, lo
sappiamo da sempre, la storia viene scritta da chi vince e le
ragioni dei perdenti trovano sempre pochi sostenitori.
Ma
è pure altrettanto vero che la comprensione di ciò che è accaduto
può comunque partire dalle piccole cose, dallo scorrere lento del
tempo che sembra non lasciare tracce, dal succedersi delle vite e
delle morti che, pur avvenute in piccoli villaggi, fanno parte del
grande mondo.
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