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Letteratura a siniscola

Luiseddu

   ( Pag.1 )     

 

 

FASCISTI A SINISCOLA

 

Nel pomeriggio del sabato fascista le scuole restavano chiuse gli scolari dovevano partecipare alle 14 o alle 15, a seconda della stagione, alla "Adunata". A questo dovere‑obbligo non poteva opporsi neanche Zoseppe Boniboi che, suo malgrado, ogni sabato dopo pranzo e per tutta la durata dell'anno scolastico doveva veder uscire di casa Luiseddu in divisa di "Figlio della Lupa". Portava sul capo un fez di panno nero con sul frontale lo stemma dell'O.N.B. (Opera Nazionale Balilla) in latta dorata e con fissato al centro, nella parte superiore, un cordoncino alla cui estremità era cucita una grossa nappa nera. Indossava una camicia pur essa nera e pantaloncino grigioverde, sorretto da due larghe bretelle di tela di iuta bianca e consistente che si intrecciavano nel petto dove spiccava, sempre in latta lucente color oro, la emme mussoliniana. "Sa mastra biondina" che tanto si adirava quando per strada i monelli al suo passaggio e quasi di proposito cantavano:

“L’osteria del numero sette, paravonzi, vonzi vò,……………

Dammelo a me biondina,

dammelo a me biondà,

e tu biondina, capricciosa, garibaldina,

trulla là,

tu sei la stella di noi soldà"

diceva ripetutamente ai propri scolari che quella 'M' stava a significare Mussolini che tanto amava i bimbi italiani e tutte le "mamme" d'Italia pronte a offrire i loro figli alla Patria per la grandezza

dell'Italia imperiale e fascista.

 

I "Balilla", di età fra i sette e i 14 anni, indossavano un fez nero simile a quello dei Figli della Lupa, camicia nera con intorno al collo, infilato nelle spalline della camicia un fazzoletto di seta azzurro, pantaloncini grigio‑verde così come i calzettoni che nella parte superiore erano orlati da due strisce nere e scarpe o scarponcini neri, chiodati per far più rumore durante la marcia e attirare così l'attenzione e l'ammirazione della gente.

 

Zoseppe doveva pure vedere, a malincuore, anche la sua Nennedda in divisa di "Piccola Italiana", con in testa, come copricapo, un baschetto nero e addosso una camicetta bianca, una gonnellina nera e ai piedi, calzine e scarpette da tennis bianche.

 

Così vestiti, da "tintinnatos", come diceva con disprezzo a bassa voce il babbo di Luiseddu a qualche suo intimo e fidato amico, ogni sabato pomeriggio, i suoi figlioli e gli altri ragazzi, bambine e giovani del paese, dovevano recarsi alla "adunata" nel salone dell'O.N.B. che si trovava in via Sassari, al piano terra dove, nello stesso edificio, al primo piano, c'era l'aula scolastica vicina al vecchio palazzo municipale.

 

Da quella sede, a passo di marcia e cantando inni fascisti, dovevano raggiungere il campo sportivo che si trovava alla destra della strada per La Caletta, poco prima di arrivare a "sas primas teremas ruias" di Rena Lata.

 

Aprivano la sfilata con i loro gagliardetti neri, le "Piccole Italiane", seguite dalle "Giovani Fasciste", dai Tigli della Lupa", da un "Balilla" che suonando un piccolo tamburo dava il passo di marcia, dai "Balilla", dai "Balilla Moschettieri" armati di un piccolo moschetto che come gli "Avanguardisti", i "Giovani Fascisti" e i "Premilitari" portavano a "spall'arm" o a "bracciarm".

    

 
 
 

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