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  Letteratura a Siniscola: Luiseddu

Romanzo storico-popolare di Giovanni Grecu

(Usanze, tradizioni e avvenimenti di SINISCOLA sul filo della memoria)

Introduzione di Antonio Murru

   

I rumori assordanti che ci circondano, le radioline attaccate all'orecchio, gli imbonitori che predicano da ogni schermo televisivo, le dichiarazioni stampate dei politici che, nell'intento di chiarire, rendono ancora più oscuri i loro messaggi, ci impediscono spesso di godere del silenzio e in esso ascoltare le parole della nostra anima.

La vita frenetica che ha contagiato tutti, la fretta di consumare in una baraonda chiassosa e disarmonica, gli spiccioli della nostra esistenza oscura la nostra intimità e il nostro senso di appartenenza.

Questo villaggio globale, queste notizie urlate in contemporanea mentre i fatti sono ancora in corso di svolgimento, ci impediscono di filtrare questa luce abbagliante che ci appiattisce tutti in evanescenti fantasmi e ci annulla in un tutto indistinto e omogeneo.

E rimaniamo schiacciati dall’eco assordante delle comunicazioni che ci esaltano in una terribile parodia di libertà, di democrazia e di progresso e ci spingono in una euforia malata di onnipotenza e onniscienza che, nei rari momenti di pausa, si trasforma in depressione atroce, in un brancolare buio nel vuoto oscuro, senza un appiglio, senza una mano, senza un ricordo che ci dia la certezza di essere qualcuno.

Abbiamo perso noi stessi, i nostri genitori, i nostri avi più lontani, i geni della nostra ascendenza e della nostra discendenza in questa rincorsa folle, in questa stupida recita di comparse che rappresentano un dramma di parti intercambiabili, di maschere piatte e uniformi.

Scivoliamo inconsapevoli verso un nulla fatto di mille cose, in un vortice di parole che scivolano leggere sulle nostre orecchie come fiocchi di neve che non imbiancheranno mai i prati e si sciolgono al solo calore di uno sguardo.

Viviamo in contrappasso una bolgia infernale dove un susseguirsi continuo di mille libri, di mille fotografie, di mille fogli di giornali, creano un vuoto immenso dove voliamo leggeri, svuotati di ogni peso, di ogni pensiero, di ogni ricordo che non siano quelli presi a prestito e indossati inconsapevolmente come nostri, anche se sono di tutti.

Una melma viscida ci avvolge e ci rende uguali, ci ricopre di una patina grigia che non riusciamo a togliere, vela i nostri occhi in una triste uniformità, ci sprofonda in un mare languido dove ogni sensazione è attutita e quasi annullata dal canto delle sirene forse diverso ma percepito uguale e ripetitivo in una eterna nenia che porta al sonno della mente.

E guardarsi allo specchio e non riconoscere più sé stessi, cercare nel volto di qualche altro un lampo di riconoscimento, un tratto comune di memoria, un brandello di vita insieme, uno spicchio di luce da unire per ricostruire un sole comune, un tiepido focolare dove le nostre mani possano scaldarsi ad un fuoco antico e conosciuto.

Il calore della gente che ci circonda da ogni lato sembra un ghiaccio che incolla e ferma, il dialogo si blocca nello scambio di sensazioni non vissute, nel blaterare continuo di valori che non conosciamo, di aspirazioni che non abbiamo, di ricordi piatti che si dondolano e si perdono in questa immensa e deserta prateria che è la nostra vita.

    

 
 
 

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