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Laores e Suores
Siniscola: storia, economia e societą

a cura di

Rita Bomboi

 

L'EDITTO SOPRA LE CHIUDENDE

 

Il paesaggio agrario della Sardegna, come le altre regioni d'Europa, presenta i segni della storia dell'uomo passata e recente. Sas tancas e sos crujos, cioè i campi recintati con muri a secco o con siepi, che caratterizzano ancora la campagna sarda, sono il risultato di alcuni provvedimenti legislativi che determinarono fra il 1820 e il 1839 la fine del sistema comunitario delle terre, l'uso cioè gratuito delle terre indivise.

 

Con "L'Editto sopra le chiudende" (1820‑1823) e l'abolizione del feudalesimo (1836‑1839) nello spirito del legislatore si doveva favorire il progresso sociale della campagna, ma di fatto questi provvedimenti determinarono il passaggio della proprietà agraria ai ricchi possidenti con l'esclusione delle masse rurali.

 

L'Editto sopra le chiudende stabiliva che i singoli proprietari avrebbero potuto liberamente recintare con muri, siepi o fossi i terreni di loro proprietà(1). Anche i terreni soggetti a servitù di pascolo comune, fontana o abbeveratoio vennero soggetti a questo provvedimento, dietro autorizzazione del Prefetto, il quale avrebbe agito dopo aver sentito il parere delle comunità interessate. Simili disposizioni vennero stabilite anche per i terreni comunali che potevano essere chiusi e divisi in eguali porzioni fra diverse famiglie.

 

In alcune province le chiusure procedettero rapidamente: i ricchi che ottennero le autorizzazioni chiusero con lunghi muri a secco sas tancas utilizzando, ove mancanti, pietre di nuraghi crollati; i piccoli proprietari restarono spesso esclusi da queste disposizioni per le difficoltà a reperire fondi per la realizzazione delle chiusure.

 

L'applicazione dell'editto sulle chiudende anche a Siniscola portò i suoi frutti. Discordanti sono però le date in cui le recinzioni vennero effettuate(2). Secondo l'intendente provinciale di Nuoro, Pasquale Onnis, nel 1831 esistevano sette chiusure di una certa consistenza, ma altre fonti del 1833 riferiscono di vigne e non di tanche. L'Angius rileva, durante il suo viaggio nel 1850, molte terre chiuse di piccole e di grandi dimensioni.

 

Il provvedimento che avrebbe dovuto disciplinare i rapporti fra ricchi e poveri, fra agricoltori e pastori, fra comuni e privati e derimere le controversie alimentò soprattutto nelle zone più interne dell'isola rancori e conflitti. Nel nuorese nel 1832 i pastori si organizzarono in "squadriglie armate" e distrussero le recinzioni (3). Questi tumulti determinarono l'inizio della prima sollevazione contro le chiudende. Le rivolte dilagarono nelle Barbagie e a nord del Logudoro dove vennero represse con numerose condanne, di cui due a morte.

 

Anche Siniscola venne interessata, se pur marginalmente, da questi disordini, quando una pattuglia di carabinieri diretti a Siniscola venne coinvolta in uno scontro con alcuni banditi di Orgosolo che si erano rifugiati nelle Baronie(4).

 

    

1) Cfr. L. DEL PIANO, La Sardegna nell'Ottocento, Chiarella, Sassari 1984, pp. 87 ss.

2) Cfr. L. DEL PIANO, Siniscola, dalle origini, cit., pp. 291‑292.

3) Cfr. P. SANNA, La Sardegna sabauda, in AA. VV. Storia della Sardegna, a cura di M. BRIGAGLIA, Soter, Sassari 1995, p. 232.

4) Cfr. L. DEL PIANO, Siniscola, dalle origini, cit., p. 292.

 

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