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Il
processo di abolizione del feudalesimo fu avviato nel 1838 con un
Editto piemontese, che prescriveva le procedure indispensabili per
concludere il riscatto dei feudi, ma nella Contea di Montalvo, che
comprendeva i comuni di Siniscola, Lodè, Posada e Torpé, la fase
di transizione fu caratterizzata da un lungo contenzioso e terminò
in ritardo rispetto alle altre zone della Sardegna. Nel 1842 la
Baronia di Posada non era ancora riscattata. (1)
Il
suo destino è unito a quello della baronia di Senis, posseduta
dalla baronessa Donna Marianna Nin Zatrillas, moglie di Don
Modesto della Escossura, residente in Spagna. La lite tra i
feudatari spagnoli, il Supremo Consiglio di Torino e la Regia
Delegazione di Cagliari, incaricata del riscatto dei feudi, durò
oltre venti anni.
E’
certo che il mancato riscatto del feudo di Posada ed i conflitti
giuridici e di interesse materiale provocava disorientamento e
tensione tra la popolazione di Siniscola e il Consiglio
comunitativo, che era chiamato ad assolvere un ruolo determinante
nella ripartizione delle terre e nella transizione dal feudalesimo
alla proprietà privata, già avviata nelle altre parti
dell'Isola. Nella Contea del Montalvo, continuavano ad essere
pretesi i tributi feudali da parte dei procuratori legali della
Duchessa di Sotomayor, mentre ai sindaci veniva imposto di
provvedere al rispetto dei pagamenti dei tributi alle casse del
Regno, da parte dei cittadini che risultavano ancora vassalli e
servi della gleba. Nel 1854, la Duchessa di Sotomayor era
deceduta, e nel 1847, il consiglio comunale di Siniscola protestò
vivamente per la pretesa del pagamento dei tributi feudali ed
indirizzò un ricorso al Supremo Consiglio di Torino. Il documento
di notevole interesse per la storia delle comunità locali è
stato pubblicato dallo studioso Giuseppe Masia (2).
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1
- Lorenzo Del Piano, La Sardegna nell'ottocento, pag. 142,
Sassari, 1984
2
- G. Masia, ibidem
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