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La
baldanza dei giudici mandamentali si manifestava con il ricorso ad
arresti arbitrari, ad abusi di potere di varia forma. In sede di
processo si arrivava persino a suggerire le deposizioni ai testi che
venivano poi amplificate nelle relazioni scritte, a volte si
procedeva ad estorcerle, cioè ad «estorquirle eziandio con metodi
coattivi».
A
queste degenerazioni da manuale di giustizia-ingiusta il giudice
mandamentale, secondo Filippi, arriva «qualora síavi impegno di
vessare, o manchi la fiducia di pingui oblazioni: avegnachè sia
noto, non essersi da alcuni giudici fatto uso di varie relazioni e
querele per crimini luminosamente provati; e consti parimenti, che
taluni coinvolti in gravi reati siano stati espunti dal processo
scritto lacerate le testificazioni offensive, ed indi interpellati
essi stessi quei testimoni contro i loro correi in grazia dei bei
scudi da 5 franchi, che ebber la potenza di convertirli in cittadini
probí, e conciliarli la stima e confidenza degli impiegati del
Comune». (32)
Per
questo lungo elenco d'ingiustizie, Salvator Angelo Filippi poteva
sentenziare che nel mandamento di Siniscola la sicurezza pubblica e
privata «è per noi un nome vano». (33)
La
postazione dei carabinieri reali poteva contare su cinque o sei
militari, i quali si occupavano soltanto di garantire la sicurezza e
la tutela dei Sindaci e dei Giudici. Nessun ostacolo veniva posto ai
pastori, che con le loro greggi invadevano i campi coltivati dai
contadini. La prepotenza appariva senza confini se le proprietà
erano divenute «occupazione di brígantaggio».
Nel
1869 il tema dell'amministrazione della giustizia nei mandamenti del
nuorese e della Sardegna, occuperà una parte rilevante nella
denuncia « delle peculiari condizioni dell'isola»(34) e della
necessità di risolverle, da parte del governo in seguito alla
visita della Commissione Depretis, Filippi denunciava ancora una
volta il numero sempre crescente dei nati e delle controversie
civili nel mandamento di Siniscola.
Il
lavoro dei Pretori diventava sempre più gravoso e diversi fattori
concorrevano a rallentare, se non a negare, le esigenze di
giustizia. Tra le cause Filippi annoverava le distanze da
percorrere, la condizione malagevole delle vie, l'intemperie, e
malsania dei siti nei quali debbono talvolta soggiornare i Pretori
per le visite locali, per gli atti sperimentali e per l'esame dei
testimoni sul luogo.
Dopo
aver sottolineato i rischi ed i pericoli cui andavano incontro i
magistrati popolari, Filippi sosteneva «ben lungi quindi
dall'economizzare riducendo i Tribunali e i mandamenti diminuendo il
personale, assottigliandone gli stipendi, è indispensabilissimo un
aumento di membri della magistratura e del corrispettivo ramo
dell'amministrazione pubblica, in cui ripone tutte le speranze di
guarentigia della vita, e delle fortune». (35)
Ma
la speranza di una giustizia meno ingiusta resterà vana per decenni
nel mandamento di Siniscola, se nel 1894 il quotidiano Nuova
Sardegna nel raccontare la vicenda di un carcerato che rinchiude il
carceriere e fugge dalle carceri mandamentali, definirà quella di
Siniscola « una pretura difficile»(36) . Le cause di questa
condizione, ancora una volta erano di varia natura, tra queste
venivano elencate la condizione della proprietà fondiaria, l'indole
molto litigiosa degli abitanti e la scelta dei funzionari che il
Governo effettuava per reggere gli Uffici della sede del Mandamento.
«
Questo mandamento» scriveva ancora la Nuova Sardegna «forse a
giusta ragione, è tenuto peruno dei più spinosi dell'Isola. Le
condizioni della proprietà fondiaria, l'indole molto litigiosa
degli abitanti, porta con sè una continua sequela di liti. La parte
penale è in uno stato peggiore. Certo il Pretore non potrebbe qui
tranquillamente starsene in ozio. Queste poco felici nostre
condizioni potrebbero inspirare ai nostri governanti sensi di
saggezza nella scelta dei pubblici funzionari, e far scegliere per
noi i migliori tra gli ottimi. Però non accade sempre così. Da un
ventennio ne furono mandati di diversi colori, e non pochi di colore
oscuro. E però vero che ne furono mandati parecchi che seppero
molto ben soddisfare i nostri bisogni» (37). Tra questi nello
stesso articolo, veniva segnalato «l'egregio avvocato Salvatore
Dettori» il vice pretore che, durante i sedici mesi di presenza ed
attività, riuscì ad occuparsi del settore penale e civile,
manifestando un ritmo di lavoro straordinario. Quando andò via come
vice-pretore, lasciò l'ufficio in ordine al nuovo titolare Marco
Aurelio Floris.
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32.
Ibidem
33.
Ibidem
34.
E' l'oggetto dell'indagine della commissione parlamentare
35.
S.A.Filippi, Soluzione dei quesiti economico -sociali
proposti al Comitato popolare di Cagliari sulle condizioni della
Sardegna, Cagliari, 1869, pag. 16
36.
La Nuova Sardegna, "Una pretura difficile-, 24 settembre
1894
37.
Ibidem
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