|
Gli anni che segnano il passaggio dal feudalesimo alla nuova forma di proprietà della terra
registrarono la recrudescenza del banditismo e della delinquenza, una pesante piaga
diffusa durante la dominazione spagnola e passata in eredità ai piemontesi. Il fenomeno
circoscritto agli anni dal 1823 al 1844 in Sardegna, è analizzato con ricchezza di dati
statistici e tabelle di sintesi da Mario Da Passano, (1) che ha studiato a fondo gli
«stati mensili e annuali» dei delitti compiuti nell'isola e raccolti nell'Archivio di
Stato di Torino.
La Sardegna era divisa in sub‑regioni storico‑geografiche, la Baronia di Posada
raggruppava in quegli anni i centri abitati di Lodé, Posada, Siniscola e Torpé riuniti
in un feudo posseduto da Donna Marianna Nin Zatrillas, Duchessa di Sotomayor e moglie di
Don Modesto della Escossura che viveva in Spagna e riceveva i benefici feudali dagli
amministratori residenti in Sardegna.
Lo studioso dell'Università di Sassari ha utilizzato come fonti di informazione il
censimento generale dei latitanti di tutta l'isola, compiuto nel 1843 ad opera
dell'Avvocato fiscale generale e spedito a Torino per segnalare la situazione della
delinquenza e del banditismo nei sette distretti giudiziari.
Dei banditi schedati nei singoli mandamenti giudiziari veniva indicato il nome, il cognome,
il luogo d'origine, il reato di cui veniva accusato, la condanna o meno come contumace,
e se erano in stato di cattura. I carabinieri reali, inoltre, nel 1831 avevano compilato
un elenco di quelli che tra il 1797 e il 1831 venivano schedati come «discoli e
vagabondi».
|