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Storia di siniscola

 Bande occasionali   

I banditi che operavano nella zona di Siniscola non avevano la tendenza ad associarsi e di rado superavano il numero di sei o sette individui. Le bande, come nelle altre parti della Provincia di Nuoro, si costituivano per l'occasione ed una volta portato a termine il reato si scioglievano dividendosi il bottino. Ognuno rientrava nella propria abitazione o negli ovili sicuro di non essere ricercato (1).

 

Questa caratteristica del banditismo locale creava notevoli difficoltà alle truppe reali, che non contavano su un nemico stabile, organizzato e dedito esclusivamente al consumo del reato. I risultati nel perseguire i reati ed i responsabili erano molto deboli e tali da spingere il Governo sabaudo a mantenere in un primo momento l'istituto dell'incarica, in vigore nelle comunità locali con la Carta de logu.

 

L'incarica era una tassa che gravava su tutto il villaggio quando, in occasione di un delitto capitato nel comune, non si risaliva al colpevole. I valori che indicano il manifestarsi della criminalità sono stati calcolati dal Da Passano tenendo conto del fenomeno negli anni 1830­1844 e dei censimenti delle popolazioni nel 1824, 1838, 1844.

 

Sono stati utilizzati anche i dati raccolti nel Dizionario (2) dell'Angius‑Casalis. Dai documenti presi in esame per confrontare il rapporto tra reati e professioni, si ricava anche la condizione lavorativa degli abitanti del villag­gio. Vi erano i nobili, i sacerdoti, gli addetti alla pastori­zia, all'agricoltura, i medici, i flebotomi, gli avvocati, i notai, gli studenti, i mercanti, i negozianti, gli scrivani, i barracelli, i soldati, i preposti alle gabelle, i forzati e i car­rettieri.

 

Infine figuravano «gli altri»: questi sono facchini, mura­tori, armaioli, marinai, mugnai, macellai, lattai, fabbri, sacristi, acquaioli, confetturieri, calzolai, carbonai, mat­tonai, e falegnami. L'elenco minuzioso dei mestieri e del­le professioni del tempo dimostra che tutti erano tenuti sotto controllo come potenziali delinquenti, responsabili di comportamenti contrari alle leggi. Non sfuggivano nemmeno le donne messe in relazione a probabili reati di furto, infanticidio, concubinato, omicidio, incendio e matrimoni clandestini.

 

Il reato che prevaleva in Sardegna ad opera delle donne era il furto, mentre il verificarsi degli atti delittuosi inve­stì in quegli anni tutte le sub‑regioni della Sardegna. Ma i valori più alti vengono raggiunti nella costa orientale con punte particolarmente elevate nella Baronia di Posada, nel settore centro‑settentrionale ed in quello sud‑oc­cidentale della Sardegna.

 

La casistica dei reati è notevole tra il 1839 ed il 1844, se paragonata all'esiguo numero di abitanti a Siniscola, Torpè, Lodè e Posada. In quegli anni avvengono 14 omi­cidi, 8 spari, 7 atti di resistenza alla forza pubblica, 3 ra­pine, 4 furti, 2 danneggiamenti, 3 incendi. Tra i residenti, 41 persone risultavano banditi e 26 i discoli. Nella confi­nante Baronia di Orosei che comprendeva Irgoli, Galtellì, Loculi, Onifai ed Orosei, i banditi erano 70, mentre nello stesso periodo accaddero 7 omicidi, 12 spari, 2 rapine, un furto e 5 atti di resistenza e due incendi, per un totale di 30 reati.

 

Anche dal punto di vista della rilevanza dei singoli tipi di reato, come l'omicidio volontario e tentato e a scopo di rapina, punte eccezionalmente alte vengono registrate nella Baronia di Posada assieme alla Gallura, al Goceano ed alla Nurra. Gli omicidi in genere sono compiuti con arma da fuoco a causa della consuetudine del tempo di possedere armi e di andare in giro armati, in segno di au­todifesa.

 

Il numero degli spari senza effetto è documentato per la Contea di Montalvo e della Sardegna come segno di ma­lessere e di preoccupazione per i Piemontesi. Nella scala delle vittime degli omicidi tentati e consumati tra il 1838 e il 1844, nei gradini più alti si trovano i pastori e i con­tadini, un fenomeno che potrebbe essere spiegato con i conflitti che spesso esplodevano per motivi di interesse, per la fame di pascolo da parte dei pastori e la necessità di difendere il raccolto e le terre lavorate da parte dei contadini. La causa era quindi da ricondurre agli sconfi­namenti, ai danneggiamenti dei beni.

 

Vengono poi in ordine i soldati e i barracelli, le autorità locali, i mercanti, i negozianti, gli scrivani, i flebotomi e le ostetriche, cioé tutti coloro che rappresentavano l'autorità locale delegata nel villaggio a rappresentare il potere statale e l'ordine pubblico.  

1 - Dal documento "Quadro generale dei banditi del Regno", Torino, 1843, pubblicato all'interno dell'opera cit. di Mario Da Passano, pag. 231

2 - Vittorio Angius-Casalis Dizionario Geografico Storico Statistico Commer­ciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna Torino, 1843

    

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