Ma
anche quando venne realizzato il primo intervento i risultati non
furono quelli attesi dai siniscolesi. La delusione per quanto
avvenne si legge nelle parole che Lei Spano scriverà dopo la
bonifica nel Giornale d'Italia, a giugno del 1916, in polemica con
l'on. Nitti, sul destino delle terre incolte, «riducibili a coltura»;
poiché non sempre, dove prima c'era uno stagno o una palude, al
prosciugamento seguono condizioni favorevoli alle coltivazioni.
Lei
Spano chiariva che il prosciugamento non cambiava la sostanza del
terreno, «che se è impermeabile e ghiaioso sabbioso e tale dovrà
restare dopo che sarà liberato dalle acque. La fertilità delle
terre da bonificare è una ragione diretta delle sostanze organiche
che il disfacimento delle piante lacustri vi ha accumulato lungo il
corso dei secoli». (42)
«Anzi
questa organica ha da essere la ragione determinante del
bonificamento, che darà cioè modo di misurare e preventivare la
convenienza economica di operarlo o no. Senza questa direttiva si
cade nelle delusioni in cui sono caduti i buoni siniscolesi. Essi
hanno chiesto e ottenuto una bonifica di prima categoria, ben
sussidiata dallo Stato, per prosciugare le paludi infestanti il loro
territorio ripromettendo, il miglioramento igienico ed un grande
vantaggio agrario».
«Quest'ultimo
però è mancato perché il bonificamento non mutò, nè poteva
mutare la natura del terreno prevalentemente sabbioso, ond'essi,
completamente delusi, invitati dallo Stato a versare il contributo
dovuto, si rifiutarono allegando che le colmate dovevano essere
fatte con buona terra vegetale portata magari dal territorio di
Milis per piantavi gli analoghi arancetí!». (43)
La
sospirata fertilità non ci fu, poiché si utilizzò per colmare le
terre liberate dall'acqua la sabbia delle dune che orlavano il
litorale dalla Caletta a Santa Lucia.
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