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Storia di siniscola

La contesa tra Siniscola ed Irgoli  

Il ritorno dei rivoltosi da Pauleddas. Gli arresti. Fermento ad Orune

Le dimostrazioni di Siniscola

 

Nuovi particolari

 

Nuoro, 19 ore 11, 30 (L.)‑ Da Siniscola si hanno questi particolari inediti sulla dimostrazione del 17 mattina. Al momento in cui la folla si riversò presso la casa comunale, la porta era custodita da due carabinieri i quali invitarono i dimostranti ad allontanarsi; ma questi, in numero di oltre cinquecento, non vollero udire ragione ed appressatisi ai due agenti della forza pubblica intimarono loro di lasciare libero il passo. Non essendovi riusciti, li circondarono e dopo breve collutazione li disarmarono. Tutti gli oggetti e le carte che si trovavano nel municipio furono buttati alla rinfusa in istrada e bruciati. Furono rispettati solo i ritratti dei reali, un crocefisso e la bandiera che fu presa dai dimostranti.

 

Il sindaco ed il segretario in ostaggio

 

Dopo l'inutile tentativo di penetrare nella pretura essi impedirono alla posta diretta a Terranova da una parte ed ad Orosei dall'altra di parti re, ruppero il filo telegrafico e obbligarono alcune autorità amministrative, fra cui il sindaco cavalier Fenu, l'assessore anziano Puxeddu e il segretario comunale Capitta, a recarsi a Pauleddas, il salto controverso che dista dal paese circa quattro ore di strada, non senza però aver prima restituito le armi tolte poco prima ai carabinieri, per dimostrare, che l'odio popolare era esclusivamente rivolto contro gli irgolesi e le autorità di Siniscola, che secondo il loro modo di vedere, non avevano saputo tutelare il buon diritto degli amministrati contro le pretese e le vendette degli írgolesi. E qui è doveroso tributare una parola d'elogio per il contegno veramente lodevole dei carabinieri e per la saggezza del maresciallo Songini. comandante interinale della tenenza, alla cui prudenza e senno devesi se in si grave momento di perturbazione popolare  non è avvenuto un conflitto.

 

Le intenzioni dei rivoltosi

 

Si conferma pure che l'irritazione dei siniscolesi è al colmo per il fatto che le autorità amministrative di Irgoli, anziché in­vitare con le buone i contadini siníscolesi, che sgherbivano il terreno a Pauleddas, a smettere, preferirono ricorrere all'opera dei barracelli e dei carabinieri per farli arrestare. Tutte le ire e l'odio covati da lunghissimi annifra i due paesi sono scoppiati tremendi. Intenzioni dei popolani, appena arrivati a Pauled­das era di ingaggiare battaglia cogli irgolesi che per caso vi si fossero trovati, e di marciare quindi contro lo stesso villaggio.Fortunatamente però, gli irgolesi, impulsivi al sommo grado,questa volta ascoltarono i prudenti consigli del loro sindaco e del tenente di Dorgali, tantoché non solo scesero numerosi a Pauleddas, ma quelli stessi che normalmente abitano nelle re­gioni circostanti, se ne allontanarono. E fu gran ventura.

 

A Pauleddas

 

Intanto i popolani di Siniscola appena arrivati a Pauleddas verso il mezzogiorno del 17, dopo aver piantato la bandiera spiegata tolta al municipio su un'altura, si distribuirono i vari incarichi. Gli armati di fucile, un centinaio furono adibiti a servizio di sorveglianza e si scaglionarono a gruppi lungo il confine dei due comuni per una estensione di oltre cinque chilometri: un altro gruppo deposti a fascio gli spiedi, le roncole, le scuri di cui erano armati, si alternava nel custodire queste armi e la gran parte fu adibita tranquillamente a sgherbire il terreno. Un vero accampamento in piedi di guerra, senza tende però, e senza ricovero, tranne qualche misera capanna, atta a ricoverare i poveri prigionieri, il sindaco Fenu, l'assessore Puxeddu e il segretario Capitta. E così, il piccolo esercito provvisto di solo pane d'orzo e di qualche tozzo di formaggio aveva intenzione di rimanere a Pauleddos, sino a che fosse riconosciuto il loro diritto o non avessero vendicato l'offesa fatta a tutta la popolazione con l'arresto dei contadini avvenuto sullo stesso luogo il giorno precedente.

 

I rivoltosi vengono a trattative

 

Arrivati però a Siniscola durante la notte del 17, il sottoprefetto Doro, le altre autorità, una sessantina di carabinieri da varie stazioni e la truppa dalla Maddalena, la situazione cominciò a cambiare. Il sottoprefetto, di cui tutti ammirano la rettitudine, anziché ricorrere subito a metodi spicci per far rientrare nell'ordine i rivoltosi, li invitò a ritornare tranquilli in paese o quantomeno a nominare una commissione per conferire con lui e a rilasciare intanto il sindaco, l'assessore e il segretario da loro tenuti in ostaggio. Ma il consiglio del sottoprefetto non sortì esito buono. Per tutta risposta i rivoltosi fecero sapere, i loro desiderati: e cioé che il sottoprefetto si recasse a Pauleddas a consacrare il diritto di occupazione e di possesso da parte dei siniscolesi del terreno controverso, che venissero tosto scarcerati i siníscolesi arrestati nel pomeriggio del 16 e che si desse affidamento che non verrebbero iniziati procedimenti penali per l'agitazione e i relativi vandalismi commessi nel municipio. Naturalmente, il curioso messaggio non fu preso neanche in esame.

 

Il ritorno a Siniscola

 

Il sottoprefetto Doro ancora una volta fece notare ai rivoltosi tutta la gravità dei loro atti, ed intanto aveva provveduto per l'invio sul posto di pattuglie di carabinieri, mista truppa, per evitare possibili conflitti fra siniscolesi e irgolesi. Finalmente ieri sera cominciarono a prevalere fra i rivoltosi i buoni consigli tantoché rilasciarono il segretario Capítta e stamattina anche il sindaco Fenu e l'assessore Puxeddu. Verso le otto poi tutta la massa dei fuoriusciti, dopo aver nascosto tra le rocce gli spiedi, le roncole, le scuri e i fucili, e ciò naturalmente per non aggravare la loro condizione, tolsero l'accampamento mettendosi in marcia per Siniscola dove rientrarono verso le 11,30 con la bandiera in testa di colonna.

       

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