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La
questione delle terre fu di nuovo al centro dei problemi, una volta che
venne approvata la legge n. 1105 del 4 gennaio 1863 che destinava i
terreni ex-ademprivili ad una società inglese, la quale si era assunta
il compito di costruire in Sardegna la rete ferroviaria.
L'iniziativa
capeggiata da Gaetano Semenza per conto di un gruppo di finanzieri
inglesi, non andò avanti. Per i terreni diventati di proprietà dello
Stato per effetto del riscatto dei feudi, era prevista l'alienazione.
Nella tabella dei terreni del circondario di Nuoro(1), a firma del
direttore tecnico Achille Aprosio, il comune di Siniscola figurava con
una superficie di 594 ettari da mettere in vendita ad un prezzo medio
per ettaro di 55 lire. Un regolamento di nove articoli disciplinava le
operazioni di alienazione da parte dell'amministrazione demaniale, con
l'immediata sorveglianza della Commissione provinciale di Sassari nel
caso del comune di Siniscola.
Una
seconda parte dei terreni ex-ademprivili venne assegnata per 600 ettari
al Comune che avrebbe dovuto metterli in vendita entro tre anni. Se non
avesse rispettato questa scadenza, sarebbe intervenuto lo Stato per
procedere alla vendita e consegnare all'Erario il ricavato. La scadenza
non fu rispettata, la società inglese rinunciò ad avere in concessione
i terreni che il Governo aveva promesso, per sottrarli alla pastorizia
errante che provocava conflitti tra pastori e contadini.
Il
problema rimase sul tappeto in Sardegna per un lungo periodo,
alimentando conflitti e tensioni sociali. Ripercorrere le vicende locali
sulla base di documenti ed atti amministrativi non è opera facile; la
documentazione sulle sedute del consiglio e sugli atti amministrativi
manca e non è da escludere che a cancellarne in parte la memoria abbia
concorso l'incendio devastante del mese di agosto del 1906. A quegli
anni fanno riferimento opuscoli e libelli di polemica politica, i cui
autori sono parte in causa nei piani di S'afferra-afferra o protagonisti
nelle denunce delle usurpazioni e dell'ìnerzia del comune.
Contrasti
tra famiglie, antagonismi tra comuni vicini per le usurpazioni, come il
caso Pauleddas, tra Irgoli e Siniscola, segnarono quegli anni e la
questione della terra diventò una piaga aperta per circa venti anni. Ne
fu una prova ulteriore il fatto che la stampa sarda nel 1894 si occupò
del "caso Siniscola" in termini di denuncia e di invito al
rispetto della legalità, continuamente calpestata dagli usurpatori dei
beni comunali.
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