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A
Siniscola la causa della rivolta fu l'annosa vicenda delle terre di
Pauleddas, un territorio feudale al confine con il comune di Irgoli.
Ma nei due centri della Baronia si rifletteva il malessere generale
dell'economia della Sardegna, reso acuto dal processo di cambiamento
innescato all'inizio del secolo. Un processo che travolgeva il modo
di produzione tradizionale sulla spinta della penetrazione degli
industriali del formaggio e del passaggio a nuove tecniche di
lavoro, di cui un esempio fu l'introduzione dei mulini a motore che
soppiantarono con costi più bassi quelli ad acqua. A fine ottocento
nella vallata di Fruncu'e oche si contavano nove di questi mulini ad
acqua, i più erano comunali.
La
loro chiusura coincise con l'apertura dei nuovi mulini industriali,
che venivano comprati presso una ditta di Sassari dai piccoli
imprenditori locali, spesso collegati al ceto politico che aveva in
pugno l'amministrazione del comune. Il prezzo del grano, della
farina e del latte, alimento fondamentale dei ceti popolari, salì
contribuendo ad accentuare il malcontento. La fame di pascolo da
parte dei pastori cresceva, come diretta conseguenza dell'andamento
positivo della vendita nel mercato del continente del formaggio
pecorino romano, la cui commercializzazione era in mano agli
industriali romani che controllavano caseifici e pastori. A
Siniscola e nel centro vicino di Torpè che accoglieva nel periodo
della transumanza i pastori di Bitti e Buddusò, si era installata
la Ditta Castelli in concorrenza con i commercianti ponzesi e
napoletani, mentre muovevano i primi passi nel settore le ditte
Cossellu e Brais.
Due
mesi prima della rivolta di agosto, una cronaca locale aveva
denunciato ancora una volta il rincaro del costo della vita. Il
prezzo del formaggio saliva in modo tale da aver suggerito il detto
chie mandigat casu zughet dentes de oro. Ma anche i contadini ed i
pastori non erano soddisfatti: la presenza tra Monte Longu, Capo
Comino e Berchida di vaste paludi malsane limitavano le terre da
seminare e coltivare ed il bisogno di pascoli.
Per
questi motivi alle terre di Pauleddas, contese con i contadini e di
pastori di Irgoli, non si poteva rinunciare, mentre la bonifica
integrale delle zone malsane del litorale veniva dimenticata dal
Governo di Roma. E non poteva essere diversamente per i conflitti
tra la classe politica sarda, divisa tra i poli di Sassari e
Cagliari. In parlamento l'on. Giacomo Pala accusava l'on. Francesco
Cocco Ortu di dirottare i pochi finanziamenti statali a favore delle
bonifiche nella zona di Cagliari e nel Campidano.
Terranova
perciò non riusciva a portare avanti la prima bonifica e le piane
di Siniscola, di Posada e la Valle del Cedrino rimanevano ai margini
degli interventi attesi dalla provincia di Sassari.
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