Ma
per capire la morsa in cui era stretto il mondo rurale bisogna
ricordare che i proprietari dei caseifici ed i commercianti del
Lazio pagavano con ritardo le campagne di acquisto del pecorino
romano. Era successo inoltre che i laziali, per sbarazzarsi a
Siniscola e Torpé, Posada e Buddusò della concorrenza dei
napoletani e ponzesi, avevano inizialmente concesso un leggero
aumento del prezzo di acquisto ai pastori locali. Il vantaggio fu di
breve durata perché andati via i concorrenti, che dalla gente della
zona furono definiti «scorticatori dei pastori», subito dopo i
commercianti laziali si coalizzarono ed abbassarono di colpo il
prezzo di acquisto del pecorino romano, sempre destinato ad ottenere
il favore del mercato fuori della Sardegna. Avveniva inoltre che il
pastore locale vendeva all'industriale tutto il latte da trasformare
in formaggio. La contrattazione per la nuova annata scattava ancora
prima che fosse avvenuto il pagamento dell'annata precedente.
L'industriale si riservava di estinguere il pagamento, dovuto una
volta, che riusciva ad assicurarsi la produzione per la nuova
campagna di vendita.
Trova
spiegazione così il tentativo, nella rivolta di agosto del 1906, di
assaltare il caseificio della Ditta Caselli di Roma, presente a
Siniscola ed in concorrenza con i sardi Cosselu e Brais. Sui
contadini, che disponevano soltanto del carro a buoi come armas pro
gherrare, pesava il ricatto degli usurai e degli esattori delle
imposte. Puntuali ed inesorabili si presentavano al momento del
raccolto e della semina per riscuotere il dazio non pagato ed il
grano prestato ad usura a chi ne era privo; diversamente non avrebbe
potuto seminare nemmeno per il fabbisogno elementare.
La
fame di terra spingeva agli inizi del secolo i contadini fino alle
alte vette del Monte Albo, dove si estendeva il piano di sa Mesa. Le
famiglie siniscolesi arrivavano a notevole quota per seminare il
grano, dopo aver camminato spingendo il carro a buoi sui ripidi
sentieri tracciati nei fianchi della montagna. Nelle zone
coltivabili soggiornavano per settimane e settimane lontano dal
paese, in attesa del raccolto de s'agliola e del rientro in paese
con i sacchi di grano per le provviste. E’ comprensibile per
questo concorso di cause del malessere sociale come la sommossa di
Pauleddas avviata dai pastori e dai contadini, abbia coinvolto il
popolo in preda al malcontento, dovuto ai bassi salari, al crescente
costo della vita ed a piccole e grandi ingiustizie. Una tra le tante
avvenne la mattina del diciassette agosto e venne riportata dalla
stampa di quei giorni.
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