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Al
disagio sociale ed al mancato sviluppo si aggiungeva la piaga
secolare della malaria, che sfiancava il fisico e toglieva le forze.
Nelle zone di montagna si disboscava senza criterio per ottenere
carbone e legna da commerciare. Una descrizione di quanto è potuto
avvenire nel territorio di Siniscola viene riportata da Lei Spano
che denuncia la devastazione forestale, avvenuta in Sardegna nella
seconda metà dell'ottocento.
Il
racconto sullo scempio di Siniscola è affidato all'analisi
dell'ingegnere Eugenio Marchese, che nel 1867 aveva fondato La
rivista economica. Nel numero pubblicato nel 1867 lo studioso sardo
riferì quanto aveva potuto osservare con i suoi occhi in un viaggio
compiuto nel 1860, mentre attraversava le montagne che separano
Nuoro dalle spiagge di Siniscola.
«Sopra
il costone», riporta Lei Spano «in cui si snoda la strada che
porta a Lula, gli si presentò lo spettacolo veramente
raccapricciante di una quantità immensa di alberi di quercia di
sughero, veri giganti della flora, interamente abbattuti e
scorticati, e ciò allo scopo di ricavarne il magro prodotto della
scorza per uso delle concerie, mentre il resto delle piante veniva
destinato alla carbonizzazione. Non sarà mai deplorato abbastanza
lo spirito distruttore di codesti benemeriti speculatori, che,
conniventi le amministrazioni pubbliche di allora, sia demaniali che
comunali, che erano al possesso delle terre boschive, addormentavano
gli interessi con anticipi sul futuro taglio, per avere a prezzo
vile immense estensioni di bosco, sparito il quale terreno rimaneva
privo di valore. La carbonizzazíone arricchì i forestieri: a noi
è rimasto il danno e la vergogna». (44)
La
scure continuò a radere al suolo ai primi del Novecento bosco e
sottobosco nelle zone di Monte Latu, Grassianu, Conoi, Binza 'e
jana, Ospolo e Ospoleddu.
Alla
spoliazione non sono sfuggite le colline verso il litorale: Conca
Umosa, Argiola 'e dule, Nidu 'e corvu, S'adde petrosa, Domenicarre,
sa cuta Turgalu. 1 tagli spesso avevano il benestare
dell'Ispettorato forestale. Così fu quando il commissario
prefettizio Fumu mise all'asta il sottobosco di due ampi lotti
comunali, per ricavare 24.038,35 lire per affrontare le spese con un
gruppo di creditori ed evitare il fallimento del comune.
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