Google | SuperEva | Arianna | msn.com | inwind | Tiscali | Excite | Yahoo! | Virgilio | Trovatore | AltaVista | lycos

 

logo logo Siniscola
   

   Homepage  

Foto

Letteratura

Chiese

Sport

Banche

Musica 

Sardegna

Attività culturali

   

Storia di siniscola

Le razzie del fisco e il dazio sul boccone dei poveri  

Ad accentuare la reale condizione di disagio tra la popo­lazione, negli anni di fine Ottocento, intervennero le on­date dei debiti di imposta. La mancanza di moneta impediva il rispetto dei tempi nei pagamenti.I pignora­menti, perciò, e gli espropri furono l'inevitabile risposta alla povertà. Avveniva così che decine di siniscolesi fini­vano nelle liste dei morosi trascinati dai funzionari del fisco, che avevano in appalto la riscossione del dazio.

 

Nella economia locale di quegli anni, spesso basata sullo scambio della merce e sulle prestazione di lavoro per autosussistenza, finire nelle morse del dazio‑consumo era frequente. Vittime le categorie più deboli.

 

«Ecco», riporta La Nuova Sardegna il 22 gennaio 1891, «un povero pastore, che certamente, come tutti i suoi compagni, non avrà in tasca spezzati d'argento né buoni di carta. Egli e la sua famiglia se ne vivono in campagna, mal riparati da una sconnessa capanna, mal vestiti, mal nutriti, e senza godere, o quasi, i benefizi del comune. Possiede quarantacinque capre, e da queste trae tutto il sostentamento per se e i suoi, paga i pascoli per il misero branco, e paga anche la tassa del focatico. È facile ímma­ginare che qualche volta quei poveretti non avranno pa­ne. E se, nella loro miseria, uccidono un capretto per sfamarsí, rinunziano al prezzo che potrebbero ritrarre dalla vendita o al lucro che potrebbero avere lasciandolo crescere, ecco l'appaltatore inesorabile che percepisce il dazio sui bocconi che quei miseri hanno mangiato».

 

 

E' singolare ed illuminante a questo proposito la vicenda che vide protagonisti un pastore, Giuseppe Pipere Bomboi e l'appaltatore del dazio Giacomo Cabras, il funzio­nario del fisco che trascinava in udienza i morosi. Il capraro venne costretto a pagare 8 lire, tassa di dazio su alcuni capretti venduti al macellaio Giuseppe Bellu. Il pastore tentò invano di convincere il daziere che, dei ca­pretti che possedeva, otto erano stati venduti al macella­io, il quale avrebbe pagato la tassa, alcuni erano periti, altri erano stati consumati dal pastore e dalla sua fami­glia nel terreno dove tiene al pascolo le capre, distante tredici chilometri da Siniscola.

 

Ma l'appaltatore fu inesorabile e osservò che la legge vie­tava la macellazione anche per il proprio consumo e a qualunque distanza dal comune. Il pastore Giuseppe Pi­pere Bomboi «forse per timore del peggio» si rassegnò e in via di transazione pagò 5 lire anziché 8 lire.(47)

 

Un fatto emblematico, questo, che chiarisce il perché il fisco scatenava il panico che si aggiungeva alla moria del bestiame per fame di pascolo e ai frequenti periodi di siccità. Capitò così che per il 13 febbraio del 1894 furono messi all'asta per debiti d'imposta 295 stabili apparte­nenti ai contribuenti di Siniscola, che in quell'anno con­tava appena 2500 abitanti.

 

«Se si calcola che ogni famiglia si compone di cinque persone», commentava La Nuova Sardegna, «può dirsi che ogni familia di Siniscola, ha il suo misero patrímonio all'asta»(48)

 

In molti casi erano debiti di piccole somme, ma l'ingor­digia dell'accaparramento dei beni altrui da parte di chi possedeva il denaro era impagabile e portava all'accu­mulo della ricchezza nelle mani di poche famiglie, di prinzipales e di borghesi legati ai commerci ed alle pro­fessioni.

 

«Queste cifre dolorose», si legge nella stessa notizia del 27 gennaio del 1894, «dicono quanta e quale sia la mi­seria nel nostro paese. Se il contadino sardo, così attaccato al proprio campicello se lo lascia togliere, vuol dire che si trova proprio in condizioni di assoluta indigenza. Ma chi a Roma si preoccupa di noi? siamo calmi e rasse­gnati come tanti mussulmani, e se mai ci saltasse il tic­chio di protestare, ci prenderebbero per degli anarchici... della querulità».

 

Una nuova asta si tenne il 13 luglio dello stesso anno: i debitori in quella occasione erano 141 e gli stabili minac­ciati di vendita ammontarono a 400. Il provvedimento era tanto clamoroso da indurre il giornale di Sassari a de­nunciare il fenomeno con una notizia intitolata Un intero comune all'asta.

 

47. La Nuova Sardegna, “Le enormità del dazio‑consumo", 22 germaio, Sinis­cola, 1894

48. La Nuova Sardegna, "Un'intera popolazione sotto subasta", Siniscola, 27 gennaio 1894

       

    indietro                                indice                                     avanti  

 

Guida TV 

Meteo

A Siniscola

Google

Costume di Siniscola

Costume di Siniscola

lineablu

 
 

Homepage

vai sopra

     Siti Preferiti

  

  Ansa | cnn Italia | Italia Post | rainews24 | Agenzia Italia |  Ago

amico |  Asca |  Eipa | Ag.  giornalisticaeuropea | Televideo

      

  Copyright © 2002 siniscolaonline / Inc. Tutti i diritti riservati