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Storia di siniscola

Le responsabilità del segretario comunale

Giovanni Fumu analizzò anche l'operato del segretario comunale Giovanni Capitta «che», scriveva, «serviva il Comune da 26 anni» e percepiva uno stipendio annuo di 2000 lire. Giovanni Capitta era un uomo di grande potere poiché era segretario anche dell'Ospedale Sotgiu, della commissione mandamentale di R.M., del Monte di soc­corso e cancelliere della conciliazione. Un uomo «che poteva giovare grandemente al suo paese», annotava Giovanni Fumu ed invece, « oggidì è considerato da mol­ti come una delle cause principali del disordine nel qua­le versano le cose del Comune». Prima della rivolta del 1906, il sottoprefetto di Nuoro aveva effettuato delle ispezioni sull'operato del segretario comunale ed aveva riscontrato «l'abbandono completo in cui erano lasciati tutti i servizi municipali a causa della negligenza del se­gretario» che venne sospeso dall'incarico. «Sebbene si­ano spariti gli archivi municipali le trasgressioni, furono evidentissime»(57) .         

 

Dopo essersi soffermata sulla condotta dei dipendenti comunali, sulla situazione finanziaria, i debiti, il ruolo focatico, il dazio, i tagli del bosco e del sottobosco, l'ana­lisi di Giovanni Fumu denunciava la piaga delle «usur­pazioni [che] la popolazione quasi tutta addita come altra causa del disordine in cui trovansi le cose del Co­mune. L’accertamento di tutti i terreni usurpati mi fu im­posto, appena arrivato tra voi, dalla coscienza popolare e dalla voce pubblica» (58) proseguiva nella relazione G. Fumu e puntualizzava che soltanto nel 1906 l'Ammini­strazione comunale aveva mostrato di accorgersi di que­sto stato di cose e, con deliberazione 8 Giugno di quell'anno, affidava l'incarico di appurare le usurpazio­ni all'ing. Luigi Mura Floris di Nuoro.

 

« Questa deliberazione però non ebbe seguito e quando io venni a Siniscola, 15 mesi dopo, le operazioni di accer­tamento non erano ancora principiate, e forse non sareb­bero principiate mai senza l'intervento di un Amministratore Straordinario, estraneo al Comune»(59)

L'ingegnere Luigi Mura Floris rinunciò all'incarico «op­presso da malattia che non gli avrebbe forse permesso di recarsi a Siniscola nella stagione invernale»(60). Il compito passò così al geometra Alfredo Morosetti. Il lavoro di accertamento del geometra venne consegnato al Commissario Fumu nel marzo del 1907.

Dall'inchiesta del geometra Morosetti risultava «che sventuratamente per non poche usurpazioni pare siasi già maturata la pre­scrizione, comune anche per questo L'Amministrazione potrà incassare una somma non indifferente, costringen­do gli usurpatori a rimborsare le imposte pagate dal Co­mune per un intero trentennio ed insieme ad eseguire la voltura a loro favore, ciò che farà scemare il peso delle imposte che ora grava sul bilancio del Comune. Questo vantaggio forse è più considerevole del primo»(61). Per le altre usurpazioni i provvedimenti da prendere da parte del nuovo consiglio erano due: cedere agli usurpatori a prezzo estimo i terreni usurpati, che potevano essere alienati senza ledere gli interessi generali e scorporare i terreni, la cui cessione potesse recare danno ai comuni­sti, costringendo in pari tempo gli usurpatori di questi terreni a pagare le imposte e frutti.

 

Dopo avere regolarizzato queste pratiche il nuovo consi­glio avrebbe potuto esaminare «la questione se convenga o no al Comune ed alla popolazione la divisione dei ter­reni Comunali»(62).« Voi non lo ignorate: (i vostri maggio­ri tentarono la divisione, ma del loro atto ancora il danno e la vergogna dura

( ... )!»(63)

 

«Il riparto dei terreni in lotti fu eseguita dal 1869 al 1879 ed il tecnico ripartitore fu il Geometra Michele Ordioni, ora defunto. La divisione però non ebbe seguito perché, fra l'altro, si riconobbe che in molti lotti creduti di pro­prietà comunale vi erano invece compresi terreni priva­ti. Ed intanto a quella data risale la causa della rovina finanziaria del comune, il quale dovette pagare più di 40 000 lire al tecnico Ordioni»(64), liti seguirono con le stesso tecnico e vari proprietari.

 

La più annosa e lacerante fu proprio quella per le terre di Pauleddas, per la quale « tanto reo tempo si volse in Siniscola», come scriveva Fumu.

 

«Sembra incredibile che questa questione abbia potuto interessare tanto e far sorgere tanta sovraeccitazione nel popolo, che non ha nella vertenza alcun interesse diretto»(65)

 

Per Giovanni Fumu la controversia «si agitò sempre fra alcuni privati di Siniscola ed il Comune di Irgoli. L’Amministrazíone Comunale di Siniscola non ha diritto di intervenire in questioni d'interesse meramente private nè può essere obbligata a sperperare i suoi pochi soldi per sostenere le spese di alcune famiglie di fronte al comune resistente di Irgolí... Ad ogni modo per la storia, poiché questa contestazione sembra destinata ad essere ricordata eternamente negli annali del vostro paese, vi accennerò a brevi tratti la medesima ( ... ) Ab antico sembra che il salto Pauleddas, detto pure de Sa Marchesa, fosse in possesso dei pastori dorgalesi.

Però, dopo una contravvenzione per coltura abusiva di tabacco loro chiarita verso il 1894, i dorgalesi abbandonarono il salto Pauleddas, nel cui possesso subentrarono in seguito alcuni privati di Siniscola. Il possesso di questi fu anzitutto contrastato dall'amministrazione del Demanio dello Stato, ma il tribunale di Nuoro con sentenza 10 novembre 1881 riconobbe appartenere ai privati siniscolesi l'estensione del terreno contestato». Con i privati di Siniscola «prese a litigare poi il Comune di Irgolí.

 

Questo fu più fortunato dell'Amministrazíone Demania­le»(66)

 

Le vicende giudiziarie si alternarono per anni: l'ultima sentenza del 3 Settembre 1903 fu emanata dalla Corte d'Appello di Cagliari, a favore del Comune di Irgoli.

 

« Se lo crederanno del loro interesse i privati di Siniscola ricorreranno in Cassazione contro la suddetta sentenza o riprenderanno le istanze giudíziarie (...) Intanto lo stato attuale del diritto va rispettato ( ...) E sono lieto che la popolazione, la quale, del resto, nella generalità è completamente estranea alla vertenza, abbia principiato ad avere una visione chiara della questione ed a capire che è stata mistificata ( ...). Sono certo che finirà per trionfare il buon senso di tutti e che il popolo non si abbandonerà più ad atti come quelli del 17, 18, e 19 Agosto( ...). Il buon diritto si fa valere colle buone ragioni e coi mezzi legali, e non con la violenza, che è segno di altri tempi. Lo intenda il buon popolo di Siniscola troppo duramente ingannato e mistificato»(67)

 

Prima di concludere la sua relazione Giovanni Fumu si soffermava su altre sette liti giudiziarie tra privati e Comune, sulle opere pubbliche e la situazione igienica, e l'istruzione e le ricchezze ambientali del territorio di Siniscola. Ad insediare il nuovo consiglio "in nome del Re" fu ancora il regio commissario. Era composto da Giovanni Coronas Dalu, Salvatore Coronas Dalu, Dottor Luigi Sanna, Giacomo Dalu, Francesco Carzedda, Pietro Trubbas Pira, Giacomo Fenu, don Pasquale Ladu, Pietro Pau Farris, Luigi Carta Pira, Luca Bomboi Farris, Andrea Todde Carzedda, Francesco Spano Pau, Giuseppe Farris Funedda e cav. Antonio Fenu, assente alla seduta. La presidenza venne assunta da Giovanni Dalu. Tutti salutarono la relazione con vive approvazioni ed applausi generali.

57. Giovanni Fumu, ibidem, pag. 7

58. Ibidem, pag. 17

59. Ibidem, pag. 17

60. Ibidem, pag. 17

61. Giovanni Fumu, ibidem, pag. 18

62. Giovanni Fumu, ibidem, pag. 18

63. Giovanni Fumu, ibidem, pag. 19

64. Giovanni Fumu, ibidem, pag. 19

65. Ibidem, pag. 30

66. Ibidem, pag. 31

67. Ibidem, pag. 32

       

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