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Nel
frattempo i dimostranti in compagnia del sindaco, le cui parole
ormai non venivano ascoltate, si recarono alla ricerca del
segretario comunale Capitta per ottenere da lui l'autorizzazione che
era stata già negata dal sindaco. Ma il Capitta, prudentemente si
era nascosto, per tema che gli succedesse qualche cosa di grave.
Finalmente fu scovato in un pagliaio. Il povero segretario passò un
brutto quarto d'ora. La folla esasperata più che mai voleva
linciarlo. Vi fu un momento in cui sballottolato da una parte
all'altra corse serio pericolo. Ed il furore del popolo contro il
Capitta si spiega col fatto che egli in questi ultimi anni era
additato come ispiratore di atti non bene accolti dagli
amministrati. L'anno scorso, se ben ricordate vi fu una severa
inchiesta del commissario sottoprefettizio dott. Icaro Sanna,
inchiesta che come tutti sanno non fu per nulla favorevole
all'amministrazione comunale. Si deve al contegno risoluto di poche
persone se il Capitta potè dunque cavarsela con pochi urtoni e con
molta paura.
L'assalto
al municipio
Da
questo momento la dimostrazione assunse proporzioni di vero tumulto.
Si costrinse il segretario ad aprire la porta.In un ottimo il locale
fu invaso da una turba di gente urlante, che si diede a fracassare
quanto loro capitava fra le mani con un'ossessione di vandalismo
affatto sconosciuta in questa popolazione abbastanza mite. E'
impossibile descrivere quel che avvenne. Un testimone oculare mi
racconta che in pochi istanti tutto quanto si trovava nel municipio,
carte, registri, mobili fu buttato dalle finestre. Le donne con
bambini in braccio avevano la cura speciale di incendiare quanto si
buttava giù in istrada. Dopo un'ora un cumulo di tizzi fumanti e
cenere: ecco quanto rimaneva delle carie e dei mobili del municipio.
Da qualcuno fu lanciata l'idea di dare fuoco senz'altro al
caseggiato, ma il buon senso della folla, per quanto in un momento
di somma eccitazione, finì per trionfare.
Verso
la pretura
Dopo
l'assalto al municipio la folla tumultante e senza freno si avviò
verso la pretura. Lungo la via vi è il negozio dell'armaiolo
Floris. Invaderlo, impadronirsi di tutte le armi è questione di un
momento. Il povero armaiuolo cerca di opporsi, di pregare che non lo
rovinino. Non riesce a nulla. Il negozio é completamente spogliato.
E così la folla arriva ai locali della pretura. Si conosce la sua
intenzione, che é quella di impadronirsi dei numerosi corpi di
reato, consistenti la maggior parte in armi. Ma non riesce
nell'intento. I pochi carabinieri risoluti dichiarano che faranno
fuoco su chiunque tenti di avanzarsi. Ciò é come una doccia
fredda. La folla sosta ma é sempre minacciosa. Fortunatamente il
sindaco Fenu riesce a dimostrar la gravità dell'atto che si
vorrebbe commettere e la folla si allontana.
In
marcia contro gli irgolesi
La
dimostrazione si scioglie. Le donne, i vecchi, gli inabili tornano
alle loro case. I giovani, in gruppo di oltre cento, tutti armati si
avviano al salto di Pauleddas; dove avvennero gli arresti dei
pastori síniscolesi coll'intenzione di attaccare gli irgolesi.
Sinora non si hanno notizie di conflitti, ma temesi molto che possa
succedere qualcosa di grave, tanto più che la forza pubblica è
troppo esigua e tale da non poter tutelare neppure il paese. La
notizia trasmessavi ieri, dell'assalto all'esattoria, e che non
avevo avuto modo di controllare, é fortunatamente insussistente.
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