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Con
Siniscola, sede di mandamento all'interno del terzo circondario
della provincia di Sassari, istituita con la legge del 23 ottobre
del 1853 del Regno, le carceri vengono spostate da Posada. Il
mandamento comprendeva quattro comuni con complessivi 591 abitanti:
ogni capoluogo di mandamento doveva disporre di due stanze per la
custodia dei detenuti di passaggio e di quelli che erano accusati di
reati definiti minori e tratti in arresto dai Cavalleggeri di
Sardegna, che già dal 1836 avevano sede stabile a Siniscola.
La
recrudescenza del banditismo ed il crescente numero di banditi che
furono diretta conseguenza degli sconvolgimenti prodotti dalla
privatizzazione delle terre e dalla abolizione del plurisecolare
feudalesimo, indusse il rappresentante del Regno piemontese a
Cagliari Pastoris di Casalrosso a descrivere l'allora provincia di
Nuoro con le seguenti parole: «Nella provincia di Nuoro può dirsi
scomparsa la sicurezza individuale e le proprietà sono abbandonate
a ladroni di ogni sorta. Colò hanno luogo gli abigeati più egregi,
le grassazioni, le rapine e gli omicidi, e di colò irrompono
sovratutto quelle masse di audací masnadieri che mettono a ruba ed
a sangue nelle altre provincie» (1)
Orgosolo
è definita sede "impudente" (2) di banditi che fuggivano
dalla Baronia dall'Ogliastra e dalle barbagie che i sessantaquattro
soldati di stanza nella provincia di Nuoro non riuscivano a
fronteggiare. Dislocati in piccoli gruppi non potevano agire con
successo e dare «assalti d'importanza» (3) : i 64 soldati erano
distribuiti nelle nove stazioni dì Fonni (10 soldati), Siniscola
(6), Dorgali (8), Buddusò (6), Pattada (6), Bono (13), Bolotana
(6), Gavoi (4), Olzai (5).
La
proposta per fronteggiare la situazione creata dalle bande che
dominavano il territorio consisteva nel portare a quattrocento i
Cavalleggeri, da dividere in drappelli di quaranta da assegnare al
paese sede di stazione. «Disponendosi a questa guisa, la sovra
indicata forza» scriveva Pastoris di CasaIrosso «avrebbesi
interamente circondata la Provincia di Nuoro, e mentre li due
drappelli di Buddusò e Pattada darebbero la mano a quelli di Bono,
e Bolotana ed impedirebbero la forza dei banditi Nuoresi nella
Provincia di Ozieri, coopererebbero alla persecuzione eziandio dei
banditi di questa Provincia, come li drappelli di Siniscola e di
Dorgali contribuirebbero alla persecuzione di quelli della Gallura».
(4) Ad ogni drappello doveva essere consegnato l'elenco esatto dei
banditi da catturare «allogandosi per ognuno dei condannati a pena
maggiore d'anni quindici di galera il premio di scudi dieci, e
quello di scudi venti ai condannati a pena capitale, oltre a quelle
ricompense militari che potranno avere meritato per qualche tratto
di valore, sempre ben inteso che li presentino vivi nelle mani».
(5)
Il
comandante della stazione aveva il compito di stilare il resoconto
mensile della cattura dei latitanti e delle operazioni militari. Il
rapporto doveva essere portato a conoscenza del Vicerè, il quale
avrebbe dovuto riferirne al Segretario di Stato per gli Affari della
Sardegna. La strategia militare prevedeva la figura del
"commissario di campagna, " da arruolare tra i banditi
inquisiti dei delitti meno gravi, «allogandosi per essi
l'assegnamento mensile di scudi otto, poiché deve essere a loro
carico il mantenimento di un cavallo ed il premio d'uno scudo per
ognuno degli arresti cui avranno coll'opera loro concorso». (6)
Che
questa fosse la via da preferire alle spedizioni militari di massa
con grande apparato e di cui le bande avrebbero avuto sentore, lo
ricorda ancora Pastoris di Casalrosso, il quale cita il caso
dell'arresto di un bandito di Lodè (Giuseppe Sanna Cadeddu, poi
giustiziato) per opera di una tale di Torpè «anziché dalla truppa
regia. Conchiudo», aggiungeva, «finalmente con l'osservare a VE.
che la piaga della Provincia di Nuoro è profonda e voglionsi rimedi
potenti per sanarla». (7)
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