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Storia di siniscola

 Il sindaco di Siniscola e la Commissione

Depretis

Sulla base della produzione si procedette a classificare i terreni: 1 classe (maggiore), Il classe (mediocre), 111 classe (infimo). Su quel periodo della storia di Siniscola e dello sconvolgimento dell'assetto fondiario è illuminante citare quanto scrisse Salvator Angelo Filippi, sindaco di Siniscola nel 1869, riferendo al comitato popolare di Cagliari, costituito per collaborare con la commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni economiche della Sardegna, eletta a giugno del 1868 e presieduta da Depretis:

 

«Prima e vitale questione per noi è quella della proprietà fondíaria. La superficie territoriale di Siniscola va misurata in cinquantamila e più starelli metrici, di cui ventinovemila di proprietà privata, e ventun mille tra comunali e demanialí, compresi stagni e paludi. Fatta eccezione dei poderi chiusi, a breve distanza dall'abitato, destinati a vigneti, frutta, giardini ed ortaglie, riesce d'altronde malagevole discernere il quinto di tanta estensione coltivato. Causa per un verso le vaste regioni demaniali, e comunali incolte, e per l'altro, il soverchio frazionamento dei terreni privati onde nell'allibramento catastale trovansi spesso intestati ad un solo proprietario meglio che cento appezzamenti posti ad immense distanze l'uno dall'altro. Arroge l'informe, ed erronea delimitazione del territorio tra demaniale, comunale e dei privati, l'intestazione a capriccio delle singole frazioni, da cui emerse la confusione e l'incertezza della proprietà.

A siffatta anormalità tennero dietro le omissioni dei mutamenti di proprietà nel catasto in contingenza di compravendita, ed altri modi di alienazione, si per incuria dell'ufficíale catastaro, od acquisitore, o trascuranza di entrambi, o per inesistenza di pubblico notaio, nel Mandamento che ne rediga gli atti.

Al soverchio frazionamento dei terreni privati, dalle smisurate estensioni di terreni boschiví demaniali e comunali, dal disordine delle intestazioni ne nasce:

1) l'incertezza dei diritti di ciascuno sulle proprietà rispettive, nonché dei limiti veri delle medesime; 2) l'abbandono delle terre al bestiame nomade; 3) gli ostacoli alla formazione delle grandi proprietà fondiarie, alla coltivazione delle terre in vasta scala;

4) le ingenti imposte gravitanti sul presunto non sul reale proprietario;

5) finalmente i diuturni dissidi, le contravvenzioni e le vertenze civili tra privati non solo, ma tra cotesti, il Demanio ed il Comune.

Rimedi a tanto male sarebbero: a) la vendita a lotti dei terreni comunali e la cessione dei demaniali a scopo utile per l'erario nazionale e del paese;

 

b) la sistemazione di un ufficio catastale per Mandamento, o distretto con sufficiente personale secondario retribuito dal Governo Nè sarebbe intempestiva, la mozione per un progetto di legge che organizzi degli uffici di Pubblico Notaio, nei Mandamenti singoli o Distretti. Veruno ignora le conseguenze che emergono dalla mancanza di pubblico Notaio nei capiluoghi Mandamentali o dístrettuali. Le contrattazioni che dovrebbero stipularsi per atto notarile, si estendono oggimai da scribacchiní senza formalità di sorta tranne quella della carta bollata e della registrazione, perché per accedere all'ufficio di un Notajo nella suo residenza abituale, bisogna percorrere lunghissime, e scoscese vie, o richiamare, talvolta invano, questo pubblico ufficiale sul luogo ove si concerta e realizza il convenio l'uno e l'altro mezzo è íngentemente gravoso[ ... I. Ora nel Circondario di Nuoro esistono tre Notai pubblici soltanto, e costoro distano dal Mandamento di Siniscola oltre cinquanta‑sessanta chilometri. Chi affronta questa amena passeggiata? Tra le altre cause dunque dell'incertezza delle proprietà e dell'ingiusto pagamento dei tributi gravitantí sul primo possessore, al quale rimane sempre intestato l'immobile venduto, annoverasi questa, cioè la mancanza di legale documento»(1).

1- Salvator Angelo Filippi - Soluzione di quesiti economico‑sociali proposti al comitato popolare di Cagliari sulle Condizioni della Sardegna, pag. 8, Cagliari, 1869

    

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