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Storia di siniscola

Siniscola: la rivolta del 1906

La rivolta di Siniscola e l'incendio del municipio dell'agosto del 1906 sono stati lo specchio di una situazione di crisi. Una semplice scintilla bastava spesso per infiammare la protesta popolare, che sovvertiva l'ordine pubblico e prendeva di mira i simboli del potere dello Stato: la rabbia popolare si scatenava senza una guida politica ed un minimo di organizzazione.

 

La reazione perciò intervenne a Siniscola e nelle altre parti della Sardegna a termine delle rivolte, con tutto il suo apparato repressivo fatto di codici, di tribunali, di carceri e di militari. Ma anche di condanne di massa di intere comunità: nel caso di Siniscola, « i ribelli» finirono in catene, le case furono assediate in piena notte dalla giustizia che andava a caccia di rivoltosi dentro il paese e nelle campagne, mentre gli abitanti poche ore prima erano ingenuamente convinti che nulla sarebbe successo.

 

Il giorno dopo la rivolta i primi catturati furono trasportati nelle carceri di Nuoro, con i carri a buoi ed in maniche di camicia, con le catene ai polsi.

 

Siniscola continuò per giorni ad essere stretta in una morsa d'assedio dalle truppe regie che presidiarono il territorio, per paura di una nuova ondata di insurrezioni popolari in difesa degli arrestati.

 

Moti e malessere in tutta la Sardegna

 

I giornali sardi di quei mesi del 1906 testimoniarono la gravità della situazione. La rabbia popolare si era fatta sentire a Cagliari contro il carovita. La protesta si era estesa nei paesi vicini e nei centri dell'interno attanagliati dal malessere, dalla fame di lavoro, dai salari troppo bassi e dal dazio inesorabile. (41)

A Nebida la truppa regia presa a sassate, reagì sparando contro gli operai: tra i dimostranti ci fu un morto ed un ferito. A Macomer la folla tentò di distruggere l'esattoria ed i caseifici; chiese anche la diminuzione dei prezzi degli alimenti di prima necessità. A Villasimius ci fu il tentativo di distruggere gli uffici della esattoria da parte della folla in rivolta, ma venne respinta dai soldati. A San Vito fu incendiato l'ufficio postale ed il Municipio, ci fu un conflitto con i carabinieri.

 

A Gonnesa si ebbe la tragedia: due dimostranti furono uccisi dalla forza pubblica intervenuta dopo l'incendio appicato agli uffici del dazio. A Terranova furono distrutti i caseifici. Contro i caseifici si ebbero sussulti popolari anche ad Ittiri e Bonorva, dove era attiva la Ditta Castelli di Roma e questi intervennero con l'appoggio dei prinzípales.

 

In questo paese del sassarese i soldati spararono contro la folla ed un dimostrante venne ucciso. Ad Abbasanta la folla protestò contro le imposte, mentre ad Ozieri gli operai chiesero l'aumento dei salari e la diminuzione delle ore di lavoro.

41. Alberto Boscolo, I moti del 1906 in Sardegna, in "Studi sardi", a. VII, n. IIII, Cagliari, 1948

    

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