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Altri
particolari.
Il
corrispondente da Nuoro del quotidiano sassarese riceve da Siniscola
una lettera sui fatti di Pauleddas e la pubblica, con una breve
premessa di presentazione. "Sebbene con i nostri telegrammi da
Nuoro", dice il giornale, “ i lettori siano stati ampiamente
informati dei fatti di Siniscola, tuttavia crediamo interessante la
seguente lettera che ci giunge da Siniscola e che da nuovi
particolari:
Siniscola,
20‑ Già da parecchio tempo fervevano malumori, destati
specialmente da una questione vertente già da molti anni fra
Siniscola ed Irgoli, circa un'estensione di terreno posta tra i due
comuni. Avvenne che, il 14 scorso, alcuni siniscolesi, che
lavoravano la terra per la sementa in quel tratto, furono da quelli
di Irgolí in parte arrestati, ed in parte cacciatí, anche con dei
colpi di fucile. P da notarsi (come racconta il popolo) che tempo fa
un ingegnere, chiamato a dividere le terre, ne aveva stabilito i
confini, ma quelli di Irgoli non avevano voluto consentire, ed anzi
dopo aver trasportati i limiti proibivano il pascolo. Questa pare
sia la scintilla, perché il 14 a sera, i pochi reduci, offesi nei
loro diritti, si rivolsero all'arma dei reali carabinieri. Ma ben
lievi provvedimenti potevano essi prendere stante la esiguità delle
forze. La mattina del 17 la cosa si fece più seria, più di 200
uomini armati di fucile, accompagnati da moltissime donne, armate
anch'esse di spiedi e di pistoloni, volevano muovere accompagnate
dal sindaco e dal segretario comunale alla volta del confine per
aspettarvi i contendenti di Irgoli. Il sindaco acconsentì subito ai
voleri della folla, ma il segretario intimorito, riuscì a
nascondersi, come dice una voce, in un pagliaio. Questo pare sia
stato il movente principale, perché il popolo, in balía del
proprio furore, gridando contro i membri del consiglio e contro
tutti i membri dell'amministrazione, si impossessò di tutta la cosa
comunale. Tutto fu distrutto; le carte ed i registri furono
completamente bruciati. Dopo ciò i dimostranti, col sindaco e il
segretario, impadronitesi della bandiera del comune, mossero dal
paese con idee bellicose, per la foresta di Pauleddas, punto di
convegno. Prima di partire però la folla cercò di danneggiare il
telegrafo, ma furono strappati solamente due fili, per cui riuscì
facilíssíma riattacarli e telegrafare quindi ovunque per chiedere
rinforzi. Sembrava si volesse dare l'assalto all'esattoria,
all’agenzia delle imposte, alla pretura e ai magazzini di
formaggio della ditta Castelli(69). Nessun
inconveniente ebbe però a verificarsi all'infuori che quello di
proibire alla corriera di Terranova di partire.
La
notte del 17 arrivarono dalla Maddalena 150 uomini di fanteria; da
altri paesi sono arrívati poi una settantina di carabinieri. Ieri,
19, i dimostranti partiti per Pauleddas, hanno fatto tutti ritorno
perché nessuno di quelli di Irgoli si è fatto vedere. Oggi regna
perfetta calma, ma sono giù cominciati gli arresti. Ma un altro
fatto degno di nota debbo trasmettervi. Spesso tutti avevano visto
di malanimo il nostro curato accompagnare fino a metà strada dal
cimitero quei morti, le famiglie dei quali non potevano disporre di
qualche soldo, per fare un funerale di lusso. I malumori cresciuti
di giorno in giorno dovevano poi erompere tutti insieme. La mattina
del 17 una parte dei dimostranti rimasti in paese, colta l'occasione
della morte di una donna, imposero con serie di minacce al nostro
curato, di accompagnare fino al cimitero ricchi e poveri e di
celebrare tanto per i ricchi quanto per i poveri la messa. Ma non
bastava ancora. Nel pomeriggio abbiamo assistito ad un fatto
riuscito ostile in special modo contro la ditta Antonio Guletti,
produttrice di carbone, la quale aveva ricevuto in affitto da alcuni
privati un pezzo di terreno, s’Arenargiu, posto vicino alla
marina, e che tutti credono comunale. Perciò i dimostranti,
accompagnati anche dai carabinieri, recatisi colò levarono tutti i
limiti e pare anzi abbiano cominciato a farvi pascolare il bestiame.
Per ora moltissimi arresti. (A.Q.
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