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Una
lunga corrispondenza da Siniscola priva della firma, veniva pubblicata
dalla Nuova Sardegna il 12 novembre del 1894 con il titolo ''L'intricata
questione dei beni comunali di Siniscola". La riportiamo per il
valore documentale e di sintesi di un problema irrisolto, che dodici
anni dopo esploderà con l'invasione delle terre di Pauleddas e
l'incendio del Municipio.
L'erronea
divisione delle terre comunali è uno dei gravi mali che da oltre venti
anni affligge questo paese. La sbagliata divisione ha fin dalla sua
origine creato una vera confusione. Non si può in alcun modo addivenire
ad una giusta soluzione, tenendo per base la complicata operazione.
Questa ebbe una lunga gestazione dal 1869 al 1875, e ne nacque un famoso
aborto le cui conseguenze furono fatali per questo comune. Io non gíustifico
gli amministratori comunali di quell'epoca. Avrebbero dovuto esercitare
una maggiore sorveglianza sui lavori del tecnico, e una buona parte di
colpabilità pesa su di loro. La più grande responsabilità però,
dell'infelice risultato dell'operazíone, si deve far cadere sul
tecnico. A me rincresce davvero giudicare con severità la sua opera. Ma
gli interessi del comune mi stanno molto a cuore e carità di patria
m'impone di concorrere a chiarire la questione e a cercare mezzo, con la
pubblica discussione, di mettere fine ad una situazione anormale, che
molto danno ha arrecato ed arreca a questo povero comune (1).
L'articolista
passa poi ad esaminare le spese sopportate per arrivare ad una
conclusione definita «disastrosa». Il geometra incaricato della
divisione delle terre ricevette la cospicua somma di lire 84603,31, come
risultava a chiare lettere dai conti consuntivi degli anni 1869, 1870,
1871, 1874 e 1875. «E nel trascorso di ben vent'anni», ricordava
l'articolista, «nulla si è potuto concludere, malgrado i vivi
eccitamenti che non di rado l'autorità tutoria ha fatto ad
amministratori animati da buonissima volontà».
Secondo
quanto ricorda l'articolista, nella delicata operazione della divisione
delle terre, il tecnico avrebbe dovuto adottare «i sacri criteri che
l'arte suggerisce». Con la scorta dei documenti avrebbe dovuto far
precedere lo scorporo dei terreni di proprietà privata da quelli
comunali, per potere stabilire e precisare con accuratezza e sicurezza
quali fossero i terreni comunali da dividere in lotti. Invece, non si
tenne conto delle diverse proprietà private, si fece una grande
confusione tra proprietà private e comunali, e l'errore gravissimo
generò e genera tante deplorevoli conseguenze.
Qualora
si volesse mandare ad esecuzione l'opera del tecnico si andrebbe
inevitabilmente incontro ad una immensa sequela di litigi, tra privati e
comuni, con altri non meno gravi inconvenienti. Appunto per queste
ragioni non fu possibile trovare acquirenti di questi lotti durante il
lungo periodo di tempo trascorso se si fa eccezione dello stesso
tecnico, il quale ne acquistò dodici pagando lire diecimila, non
pagando poi i residualí decimi, causa la mutata fortuna.
Tra
questo tecnico ed il comune non si potè mai addivenire ad una
definizione dei reciproci interessi, ed io inclino a credere che oltre
il mancato pagamento dei decimi residuali, vi sia sempre di mezzo il
peccato d'origine, cioè la non legittimità dei lotti che non tutti
sono formati di terreni comunali. So che l'autorità tutoria,
preoccupandosi degli interessi di questo disgraziato comune, ha di non
rado interposto i suoi buoni uffici per definire questa malaugurata
pendenza, adoperandosi anche perché a capo dell'amministrazione fossero
uomini abili ed energici da poter affrontare le difficoltà, che si
frapponessero alla soluzione della intricata questione, ma non fu
possibile, perché tutti paventano di toccare la sanguinosa piaga. A me
pare non siavi altro mezzo di soluzione dell'eterna pendenza, che
annullare l'operazione già fatta ed inscrivere negli archivi comunali
con dolenti note la fallita impresa, risolvendo una buona volta di
essere più cauti per l'avvenire, ed intanto propugnare con accuratezza
e legalità gli interessi del comune nelle controversie giudiziarie che
potessero mai insorge il re su questa questione col tecnico (2).
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