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Per
capire le cause profonde del conflitto per le terre di Pauleddas,
culminato con l'incendio del Municipio di Siniscola e dei
documenti custoditi nell'archivio comunale, bisogna andare
indietro negli anni e ripercorrere le tappe del tramonto del
sistema feudale e dell'uso collettivo delle terre ademprivili, che
per lunga tradizione aveva consentito agli strati sociali più
umili della comunità di villaggio di godere del diritto di
pascolo, di semina, di legnatico e di fonte.
La
negazione dell'esercizio di questa sorta di diritto naturale portò
alla nascita della proprietà privata e prese il via nel secolo
scorso con l'Editto delle Chiudende, emanato nel 1820 dal governo
sabaudo. Nella Baronia di Posada questa lunga e tormentata storia
ebbe una prima conclusione nel mese di gennaio del 1863, anno in
cui venne pubblicato il Regio Decreto, che stabiliva il riscatto
della comunità di Posada, Siniscola, Lodè e Torpè e della
baronia di Senis. (1)
La
cessione delle due baronie avvenne con l'assegnazione di 8000 lire
da ripartire ad opera della Tesoreria Centrale del regno a favore
del notaio di Cagliari, Vincenzo Manca e degli eredi della
baronessa spagnola, Donna Marianna Nin Zatrillas, Duchessa di
Sotomayor. Il valore fu quello stimato dal Supremo Consiglio nel
1841.
La
baronia di Posada contava allora 6042 abitanti distribuiti a
Siniscola (2650), Posada (1594), Lodè (937), e Torpè (861). I
possedimenti compresi in questi quattro comuni vennero liquidati
con un totale di 3118 lire sarde, così distribuite: 422,10 (Lodè),
866 (Posada), 1302,10 (Siniscola), 528,10 (Torpè).
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- G. Masia, La Baronia di Senis, Il testo è pubblicato
nello studio di Giuseppe Masia La baronia di Senis e riporta la
firma del ministro delle finanze Marco Minghetti. Allo stesso
decreto si fa riferimento nella Bibliografia sorda di Raffaele
Ciasca che cita la legge del 25 luglio 1864, n. 1866 che stabilì
i fondi per la transazione del feudo, pag. 304, Oristano, 1992
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