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All'interno
della Contea di Montalvo i villaggi più tormentati ed irrequieti
appaiono Torpè (798 abitanti) e Lodè (975 abitanti), che nella
sub-regione storico geografica della Baronia di Posada annoverano
rispettivamente 15 banditi, il primo centro e 15 anche il secondo.
Nella Baronia di Orosei, il primato negativo è detenuto da Galtellì
con 9 banditi su 814 abitanti.
Il
fenomeno è diffuso in tutti i villaggi vicini alle due baronie ed
appare destinato ad intensificarsi con l'imposizione della proprietà
privata, l'abolizione delle terre ademprivili e dell'uso
comunitario. A Dorgali vi erano 46 banditi su 3259 abitanti, a Lula
erano 22 su 938 abitanti, ad Orune vi erano 45 banditi su una
popolazione di 2046 persone, ad Orgosolo erano 4 su 2077 abitanti. A
provocare il fenomeno massiccio di chi si dava alla macchia fu anche
la sfiducia nel sistema giudiziario che contemplava la pena di
morte. La latitanza nasceva come sottrazione all'arresto, ma era
anche rifiuto di una condanna, sancita dalla legge scritta dal
codice piemontese, che puniva un reato che la comunità a volte non
riteneva tale.
I
luoghi abituali per il rifugio dei banditi erano i boschi del
Montalbo e le cime di punta Cupetti. L'area della Baronia di Posada
risulta caratterizzata dalla notevole presenza di individui
nullatenenti, oziosi e vagabondi, un fenomeno grave e diffuso in
tutti i villaggi del nuorese, che creava ulteriori preoccupazioni ai
Piemontesi, come appare da una relazione spedita a Torino nell'11
agosto del 1831, dal colonnello comandante Luigi Richieri.
Oziosi
e vagabondi non erano presenti soltanto nelle zone ad economia
agricola e pastorale, ma anche nelle città.
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