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Kenze Neke - Inizio

Kenze Neke - fotografie

Intervista a Enzo Saporito

Album  K. NEKE

KENZE NEKE

31 ottobre 2000 L’unione Sarda

Un disco celebrativo per la band di Siniscola

Il meglio dei Kenze Neke per festeggiare i dieci anni

I Kenze Neke sono uno dei gruppi più conosciuti in Sardegna. Sulla scena da un decennio, nel corso del quale hanno più volte cambiato formazione, non hanno mai mutato di una virgola lo spirito che li ha contraddistinti ed che ha fatto di loro una bandiera del punk-rock in limba. Per celebrare questi due lustri di attività hanno pubblicato un cd celebrativo. Nonostante usino il dialetto logudorese per le loro metriche, sono apprezzati anche dal pubblico “continentale” grazie soprattutto ai loro frequenti concerti extra-isolani. I loro testi si è sono sempre contraddistinti per l’impegno sociale, rivolti ora all’ingombrante presenza delle basi militari Nato, ora alla solidarietà per le popolazioni basche o irlandesi. In Sardegna contano su un numero incredibile di fans che ad ogni loro apparizione live fanno registrare il tutto esaurito.
Ma veniamo al disco, che ha lo stesso titolo della band, Kenze Neke. Colpisce il suo aspetto grafico, molto ben curato (corredato da un libricino con i testi e le traduzioni in inglese, francese e italiano), ma ancor di più l’ottima qualità sonora. La direzione e la regia dei suoni sono state affidate a Kaki Arkarazo dei Negu Gorriak ed a Gianni Menicucci dei Calic. Come sempre il gruppo non si risparmia ed ha voluto offrire ai suoi estimatori ben dodici canzoni (dieci rifacimenti di vecchi cavalli di battaglia e due covers, Barboni della Banda Bassotti e Le loro voci dei Franti). Sono parecchi gli ospiti illustri, che hanno collaborato al cd, da Max Furian, batterista di Franco Battiato a Francesco di Giacomo, voce dei resuscitati Banco del Mutuo Soccorso. Ma ce ne sono anche di meno conosciuti (come Lalli, Sigaro e Picchio della Banda Bassotti o il batterista Giampaolo Conchedda) che hanno comunque dato un preziosissimo contributo al lavoro dei cinque di Siniscola.
Il disco parte con la canzone forse più conosciuta del repertorio dei Kenze Neke, la ormai mitica Amerikanos a balla chi bos bokene (Americani, che vi sparino a colpi di fucile). La canzone, che già nella versione originale era molto cruda e diretta, qui si presenta più lenta e meno violenta dell’originale, non perdendo però di efficacia. L’episodio successivo (Barboni) è probabilmente il meno felice di tutto il disco, forse a causa della voce sicuramente inadeguata all’intero contesto. Bellissima invece la successiva Do you know what you’re doing?, unico pezzo in inglese, dove Renzo Saporito, uno dei due vocalist del gruppo assieme a Stefano Ferrando, sembra quasi voler fare il verso al miglior Tom Waits. Entula (Soffia) porta invece una ventata di reggae ed il cantato raggamuffin non ha niente da invidiare ai padri del genere. L’atmosfera diventa subito più rilassata con Zente (Gente), qui abbellita da un intro di piano. La metallara Su Balente scorre senza impressionare più di tanto, forse perché ha la sfortuna di precedere Boghes de pedra (Voci di pietra), sicuramente il miglior pezzo del cd. Cantendhe pro non pranghere (Cantando per non piangere) è un’altra violenta espressione della duttilità musicale del gruppo, che ama passare con disinvoltura da atmosfere dolci e rilassate ad altre reggae, quasi hard rock, così come la successiva Kenze Neke (Senza colpa), diventata ormai l’inno ufficiale del gruppo.
Forse era più bella la versione in limba della stessa piuttosto che la traduzione italiana ad opera di Sigaro e Picchio della Banda Bassotti, ma questa è una sottigliezza. Sa oke tua (La tua voce) dei Franti è bel reggae triste e rabbioso che finisce curiosamente con degli inseguimenti di chitarra e sax che creano un bell’effetto. L’ultimo episodio, Gridu de vittoria (Urlo di vittoria), è una piccola perla dove svetta l’incredibile voce di Francesco di Giacomo e la batteria di Giampaolo Conchedda. In definitiva si può parlare di un ottimo disco, ulteriore conferma del valore del gruppo ogliastrino, atteso però alla fatidica prova dal vivo.

Pierpaolo Abis  

 

 

 

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