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Il
Toponimo Siniscola: origine ed evoluzione
di Vittorio Sella
Per capire il perché il toponimo Siniscola è così distinto, occorre
andare indietro nel tempo e compiere una riflessione sul ruolo del
territorio all'interno delle vicende storiche vissute dalla Sardegna nel periodo tardo bizantino e giudicale.
A spiegare il significato del toponimo concorrono la linguistica sarda e
gli studi storici compiuti fino ad ora sulla Sardegna bizantina e
alto giudicale e sulle sue istituzioni politiche, giuridiche ed
economiche da Enrico Besta, Arrigo Solmi e di recente dalla scuola
di studi storici fondata negli anni Sessanta e Settanta dal professor
Alberto Boscolo che ha proiettato nuovi fasci di luce su quel lontano periodo che ha
caratterizzato la storia della nostra isola, divisa in giudicati e
governata dai Giudici (Re). Di aiuto per la scrittura di questa
scheda sono state anche le letture degli studi e delle ricerche
degli storici Lucio Artizzu e Francesco Cesare Casula sul periodo
pisano e del Giudicato di Gallura.
La Siniscola di oggi sul piano amministrativo era inserita nella parte
sud del giudicato di Gallura che comprendeva gli abitati di Posada,
Torpè, Budoni e Siniscola. Queste quattro
“ville” (iddas, biddas) davano vita ad una curatoria, chiamata
anche partes, oppure distretto che dipendeva da un curatore, un
ufficiale del Rennu (territorio governato dal
Giudice) che regolava l'attività economica della curatoria
dove contribuivano all'opera di amministrazione, su mandato temporaneo,
anche i cosiddetti " maiores de villa”. Uno era denominato
“maíore de scolca”. Il vocabolo "scolca" ci rimanda all'epoca bizantina e alto‑giudicale
quando la “scolca” era
costituita da un gruppo di persone armate che aveva
il compito di vigilare su tutti i beni e le proprietà presenti
nel territorio delle quattro ville che formavano la curatoria o
distretto: i beni erano rappresentati dagli armenti, dai raccolti
dentro i confini del distretto. E da ritenere che
il toponimo Siniscola derivi dal ruolo che questo sito, questa villa (bídda),
la quarta e quella più a sud delle quattro, ha esercitato al
confine del giudicato di Gallura e della curatoria che faceva capo
ad Urisè‑Galtelli. La “scolca” si basava inoltre su un
giuramento
che veniva fatto dagli abitanti della curatoria che avevano compiuto,
documenta Enrico Besta nella sua
opera dedicata alla Sardegna medioevale, i quattordici anni e non superato i settanta. Il
giuramento era un impegno "di non facher dannu alcunu con
persone over bestias in arvos, vígnas, over cosas azenas et de
accusare cussos qui arun facher contra".
il valore del giuramento scattava all'interno delle quattro ville.
C'è da dire che nella parlata sarda degli abitanti di Bitti, Lula e
Nuoro, fino a qualche decennio addietro, Siniscola era detta
Thiniscòle e gli abitanti venivano chiamati Thiníscolesos,
oppure era nota come Finiscòle, una variazione dello stesso toponímo,
composto da 'Finis` (fine, confine, limite) e 'scholae, un
vocabolo che in epoca bizantina
veniva usato per indicare anche un gruppo di armati, come sostiene il
linguista Massimo Pittau.
Vocabolo che ha comunanza
di significato con l'istituto della 'scolca' nel periodo
alto‑giudicale.
La citazione del toponimo Sinischole è presente nel primo documento
scritto, noto come Liber Fondachi per gli anni 1317‑1318 e
di cui si tratta in altra parte della presente pubblicazione. Il nome 'Siniscole'
lo si trova con questa scrittura nelle 'Rationes Decimarum
Italiane nei secoli XIII e XIV‑Sardinía", di P. Sella.
Un altro documento che in questa circostanza è importante e utile
citare risale al 1358, quando il giudicato di
Gallura e la curatoria formata da Posada, Torpè, Siniscola e
Budoni passa sotto il dominio del re d'Aragona. Il nuovo
dominatore della popolazione sarda pubblicò una Carta intitolata
“ Castella, villae, sylvae saltus, terrae et jura tutius judícatus
Gallurae”: l'obiettivo era stabilire la quantità di tasse da
far pagare a ciascuna villa. il documento, citato in uno studio
sulla Gallura di Antonio Murineddu, riporta i centri che facevano
parte della Curatoria di Montalbo e nomina Siniscola, ma puntualizza che
in questo territorio erano presenti
anche Lonne e Rampellas, un toponimo da identificare con il villaggio di Rempellos, di cui sopravvivono ancora oggi le
testimonianze nel litorale di Bèrchida.
Il toponimo Siniscola è citato anche in un documento che risale alla
fine del 1500: si tratta della descrizione delle condizioni di
sicurezza delle coste della Sardegna fatta da Marco Antonio Camos,
Capitano di Iglesias che dall'ultimo giovedì di gennaio del 1572 fino alla sera di mercoledì
26 aprile dello stesso anno ispeziona il litorale.
Nella descrizione riservata a questa parte di litorale, nel documentare
la presenza di corsi d'acqua che scorrono tutto l'anno cita il
" Rio Siniscola".
Vittorio Sella
*Siniscola il passato, la fede e la sua festa – edizioni
Solinas 2002
pubblicato a cura del Comitato “Leva 1956” per i festeggiamenti in
onore della Madonna delle Grazie dell’anno 2002
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