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In rapporto alle caratteristiche del paesaggio
e alla vastità del territorio comunale, le testimonianze relative
al periodo prenuragico sono estremamente frammentarie. Microliti
geometrici in selce e ossidiana del tipo a trapezio e a semiluna,
attribuibili al Neolitico AnticoMedio (VI‑V millennio a.C.),
sono stati raccolti in passato nelle dune di Capo Comino e nella
valle di ßèrchida ma non risulta siano mai stati pubblicati. La
generica notizia di numerose grotte con evidenti tracce di
frequentazione umana fin dal Neolitico, ha trovato invece concreto
riscontro tra gli elementi di cultura materiale rinvenuti
all'esterno della grotta di Elène Portiche sita sul versante
occidentale di Monte Lattu.
Dal
terreno di risulta di devastanti scavi abusivi, che hanno
irrimediabilmente sconvolto il deposito archeologico già
compromesso dai cavatori di guano, provengono frammenti di vasi
finemente decorati nella tipica sintassi dell'orizzonte culturale
di Bonu Ighinu (seconda metà del V millennio a.C.): minuti
tratteggi e file di puntolini impressi sottolineano orlo e carena
di piccoli recipienti dalle superfici ben levigate e lucide, di
colore nero o camoscio. La porzione superiore di una ciotola
carenata presenta anche un motivo ad archi o cerchi concentrici.
Si segnalano inoltre schegge di ossidiana, valve di conchiglia
forate e un pendaglio litico, assieme ad ossa umane e abbondanti
resti di Prolagus, piccolo roditore ormai estinto.
Alla
successiva cultura di Ozieri (IV‑III millennio a.C.) va
riferita invece, almeno nel suo impianto, la domu de janas scavata
sulla cima di un modesto rilievo dal toponimo significativo di
Cuccuru 'e Janas, che si eleva poco oltre il centro abitato lungo
la strada che conduce a La Caletta. Si tratta di una sepoltura
ipogea scavata nello scisto, composta da quattro piccoli ambienti
quadrangolari con angoli arrotondati, provvisti di portelli a luce
trapezoidale o rettangolare.
Per
l'età del Rame o Calcolitico, solo l'indagine archeologica potrà
confermare l'attribuzione alla cultura di Monte Claro (metà del
III millennio a.C.) di un insediamento localizzato da A. Boninu
sul versante sud‑orientale del Monte Godunu, composto da una
serie di capanne a pianta rettangolare, circolare ed ellittica e
da una muraglia megalitica che si integra perfettamente con le
barriere naturali offerte dal locale granito. Di incerta
collocazione cronologica, ma pur sempre riferibili ad un momento
anteriore allo sviluppo della civiltà dei nuraghi, sono due
piccoli monumenti a struttura dolmenica addossati a spuntoni di
roccia granitica, in felice posizione panoramica ai bordi del
pianoro di Su Maccarrone. Le camere, a pianta quadrangolare,
risultano depredate in antico e completamente svuotate del
deposito archeologico. Il dolmen più piccolo, che è anche quello
meglio conservato, mostra un unico lastrone di copertura di circa
m 1,20 per 1, provvisto di ampio taglio ortogonale in cui è
incassato il portello, ancora in posizione originaria. La chiusura
era completata con scaglioni. e rinzeppature di pietre, in parte
rimosse; a sud‑est probabili tracce di un peristalite. Nel
campo arato adiacente si raccolgono frustoli di ceramica
preistorica e schegge di ossidiana.
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