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L'antica
chiesetta
Altro
monumento, scomparso ai giorni nostri, è l'antica chiesetta di
Santa Lucia, che sembra risalga alle più lontane epoche della
dominazione pisana. Se è vero quanto si osservò di sopra, che
cioè la chiesetta di Santa Lucia diede il nome anche al porto ed
alla regione in cui fu eretta, questo monumento deve essere
anteriore all'anno 1003. A quest'anno infatti Raffaello Roncioni,
nelle sue Storie Pisane, fa risalire un primo sbarco dei Pisani
nel porto già denominato di Santa Lucia. Così egli riferisce
quello sbarco: «Laonde stimolati i consoli lo convolarono (il
Senato); e, dopo molte opinioni, finalmente fu conchiusa e bandita
sopra questo re (Museto) la guerra, parendo a tutti il meglio
farla in casa d'altri che aspettarsela nella sua. E avendo una
grossa armata, la cavarono fuori sotto la scorta di Vittore, detto
dagli scrittori nostri Ricucchi, uomo segnalatissimo in quei tempi
e che in altre imprese avea dato saggio di sè. Egli partì il
giorno di San Sisto papa e martire
pervenne felicissimamente alla vista di Sardegna, e entrò
nel porto di Santa Lucia. Dove trovando alcuni legnetti, si
diedero in suo potere; dalle genti che vi erano sopra intese (il
Ricucchi) essere sicurissimo lo scendere a terra, e che quella che
vi abitava attendeva a lavorare il terreno e a guardare il
bestiame, del quale si era molto copiosa. Da questi avvisi mosso,
fece scendere molta gente in terra, e, trovando esser vero quello
che da coloro gli era stato detto, comandò che ciascuno
sbarcasse. Il che fu subitamente fatto, e con molta furia correndo
sopra Aquilastro, lo presero e abbruggiarono; saccheggiarono da
poi i borghi di Olbia, grossa terra, dove fecero un grosso
bottino, essendosi i terrazzani fuggiti dentro le mura, e serrato
con gran paura le porte ... ».
Il
porto di Santa Lucia, e quindi anche la omonima chiesetta, si
trova ricordato in un altro importantissimo documento pisano del
1263, che è la relazione della visita pastorale fatta in Sardegna
dall'Arcivescovo di Pisa, Federico Visconti, nella sua qualità di
Primate e legato pontificio (dal 23 marzo al 25 giugno 1263). In
essa si legge «Die Veneris Sancto (30 marzo 1263) pervenimus in
Sardiniam in Iudicatu Galturensi et in Epíscopatu Civitanensi,
ibique celebravímus Dominicae Resurrectionis Sanctum Pasch.a,
recipíendo maximum honorem ab Episcopo Civitanensi et Iudice
Gallurensi, et ejus judice de facto nobili viro domino Giuffredo.
Et sequenti die pervenimus ad portum S. Luciae Episcopatus
Galtellinensis, ubi occurrerunt nobis cum exeniis multispraedictus
Iudex et Epíscopus Galtellinensis; quo Iudicatu visitato, galeam
intravimus et, in octava Resurrectionis, pervenimus prospere ad
Castellum de Castro». Il che in italiano suona: «Nel giorno di
venerdì santo (30 marzo 1263) pervenimmo in Sardegna, nel
Giudicato di Gallura e nel Vescovado di Civita: dove celebrammo la
Santa Pasqua nella domenica di Risurrezione, ricevendo il massimo
onore dal Vescovo di Civita e dal Giudice di Gallura, e, per
questo, dal Giudice di fatto nobile Don Giuffredo. Nel giorno
susseguente pervenimmo al Porto di Santa Lucia, sotto l'Episcopato
di Galtellì, dove ci vennero incontro, con molti doni, il detto
Giudice (Gallurense, residente a Posada) ed il Vescovo di Galtellì.
Visitato quindi codesto Giudicato, tornammo a bordo della nostra
galea e pervenimmo felicemente nel porto del Castello di Castro
(Cagliari), nel giorno ottavo della festa della Resurrezione (8
aprile)». Dei viaggio di ritorno nello stesso documento si legge:
«Et sìc in die Beati Rajnerii, post nonam, quaefuerit 14
Kalendas julii, intravimus galeam, etprospere, favente divina
gratia, navigantes pervenimus adportum Sanctae Luciae in
Episcopatu Galtellinensi, ubi electum ipsius episcopum
confirmavimus, nam predecessor suus illis diebus fuerat de bac
luce substractus, et consacrationem ipsius electi, postquam nos
reversi fuimus Pisas, tribus episcopis Sardiniae, scilicet
Civitatensi et duobus suffraganeis episcopi Turrítani duxímus
committendam; et inde galeantes ex ínsula pervenimus in portum
Ferrariae». Il che in italiano significa : «E così, nel giorno
dei Beato Ranieri, dopo le none di giugno, e precisamente
quattordici giorni prima delle calende di luglio (18 giugno),
andammo a bordo della nostra galea, e felicemente navigando,
coll'aiuto della divina grazia, pervenimmo nel porto di Santa
Lucia sotto l'Episcopato Galtellìnense, dove confermammo la
elezione di quel Vescovo, dappoichè in quei giorni il suo
predecessore morì, e la consacrazione del Vescovo così eletto ci
riservammo di affidare, dopo il nostro ritorno in Pisa, a tre
Vescovi della Sardegna, e cioè al Vescovo di Civita (ora
Terranova) ed a due Vescovi Suffraganei del Vescovo Turritano.
Dopo di che partimmo dall'Isola a bordo della galea e pervenimmo
in Portoferraio (Isola d'Elba)». E tutto verosimile che
l'Arcivescovo Visconti abbia, in quelle congiunture, celebrato
messa nell'umile tempietto di S. Lucia. Dell'antichità di questo
faceva fede anche la data del MCCC, che, in numeri romani, si
leggeva, incisa in un pezzo di ginepro, nell'architrave della
porta d'ingresso fino a che questa non andò in totale rovina.
Data questa che, senza dubbio, deve riferirsi al successivo
ampliamento della chiesetta di sopra accennato. Della stessa
chiesa l'Angius (Dizionario Geogr. dei Casalis - voce Siniscola)
dice : «Chiesa antichissima, posta nella sponda dei seno, a
ponente del promontorio e della torre del suo nome, presso la
quale (chiesetta) trovansi vestigie di antica popolazione».
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