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Monumenti
ed avanzi di antichità.(1)
La
Torre
Unico
e solo monumento, che tuttora esista e si conservi nella sua
struttura, sebbene l'ala del tempo gli abbia apportato ingiurie e
deturpazioni, è la torre descritta più sopra. Le origini e le
vicende di questo monumento son comuni a quelle delle altre
consimili torri del litorale sardo.
Il
Mannu scrive su di esse:
«Le
vaste spiagge dell'Isola, desolate in molti luoghi di abitatori,
erano di continuo minacciate dai pirati delle Reggenze Africane.
Filippo II aveva già provveduto alla difesa dei punti più
importanti, facendo fornire di artiglierie e munizioni le fortezze
di Cagliari ed Alghero; nella qual opera aveva impiegato gran
parte degli emolumenti ritratti dal Regno. Aveva eziandio inviato
gran numero di schioppetti, di lancie ed attrezzi militari ad uso
comune. Mancava il massimo dei ripari, cioè quello di circondar
tutta l'Isola di torri munite per la guerra, acciò, resistendosi
con maggior fiducia agli inimici, si avesse pure un mezzo maggiore
di proteggere la navigazione e di agevolare la pesca». E più
avanti: «Gli amministratori succedutisi (nel suo Regno, dopo il
1587) ebbero il vanto di coronare, per così dire, di valide
torri, situate a breve distanza, tutto il litorale, che fu teatro
più volte di eroico coraggio nel fulminare i nemici e di
svegliata attenzione nel guarentire l'Isola dal contagio». Più
innanzi: «Deliberatosi perciò Filippo Il l'utilissimo
provvedimento della difesa maggiore dei lidi, sursero intorno alla
Sardegna le torri che la circondano; donde, anche in tempi a noi
vicini, il valore di pochi custodi percosse più volte quelle
ciurme barbaresche, che per tanti secoli contristarono i
navigatori del Mediterraneo. Creossi anche a tal scopo l'ufficio
dei Commissario Generale di artiglieria, il quale doveva
indirizzare quanto apparteneva al traino e munizione delle bocche
di fuoco, ed all'ammaestramento degli artiglieri sparsi nelle
principali fortezze. Aveva egli sotto il suo comando un capitano,
un così detto gentiluomo, un maestro di scuola e le compagnie
degli artiglieri, le quali faceano specialmente il loro servizio
in Cagliari, Alghero e Castelaragonese».
Sulle
invasioni barbaresche, che determinarono la costruzione delle
torri, compresa quella di S. Lucia, il Francesco Corridore scrive:
«Nel 1514, la notte di Ognissanto, il villaggio di Siniscola fu
assalito dai Mori, i quali vi ammazzarono sedici o diciassette
uomini, fecero schiave più di cento persone, e, dopo efferate
crudeltà, si allontanarono avendo fatto grande bottino. A tale
sventura i Siniscolesi rimasero sgomenti; e già cominciavano a
prender la fuga, abbandonando le case e le sostanze, quando il
Governo di Cagliari, per rincuorarli, li esentò per un triennio
dalle tasse; permise che si rifugiassero in Posada, purchè non
uscissero fuori della Baronia; ordinò che si provvedessero d'armi
e vigilassero quei litorali, facendo rilevare che, qualora fossero
in buon numero armati ed a cavallo, potrebbero respingere i
nemici; e, per esortarlì sempre più a valida difesa, annunziò
che solo la decima parte delle spoglie degli infedeli sarebbero
riservate al tesoro. Il Re, fatto consapevole dell'accaduto, ordinò
che le galee dì Napoli guardassero per qualche tempo le marine
dell'Isola, e promise dì mandarne altre qualora gli Stamenti
intendessero mantenerle - Negli ultimi di luglio 1537 alcuni Mori,
trovandosi nelle acque dì Posada, con una saettia che avevano
tolta ai Cristiani, furono inaspettatamente catturati da Matteo
Corelle e da altri. - Tristissime in quei tempo erano le
condizioni della Baronia di Posada, come si rileva dalla
rappresentanza che quei popoli fecero alle Corti Generali dei
1574, esprimendo il vivissimo desiderio che una buona volta si
pensasse alla difesa della loro terra. - Nel febbraio 1581 i
Turchi infestarono il villaggio di Siniscola, lo saccheggiarono e
fecero schiavi molti popolani. Mentre superbi si recavano alle
navi furono arrestati da una mano d'Isolani capitanati da
Bernardino Puliga. Fiero fu il combattimento da cui uscirono
vittoriosi i nostri, i quali uccisero parte dei nemici e parte
fecero prigionieri, liberarono i loro fratelli e conseguirono le
cose depredate dagli infedeli, cui tolsero tre bandiere - Nel 1623
gli Algerini, con quei di Tunisi, approdarono alla spiaggia dì
Posada e ne saccheggiarono il villaggio, mal difeso dal barone
Portoghese».
La
costruzìone della torre di Santa Lucia avvenne sotto la signoria
dei baroni di Posada, di cui la giurisdizione si estendeva anche
al territorio di Siniscola. Dal che il nome di torre di S. Lucia
di Posada a quella che oggidì si dice torre di Santa Lucia di
Siniscola. L'antica denominazione si conservò fino al decreto 25
aprile 1867 n. 3786, con cui Vittorio Emanuele II abolì le Torri
come posti fortificati (V. l'unitovi elenco delle Torri). Ciò
posto, non sarà fuor di luogo riferire qui la serie cronologica
dei feudatari della Baronia di Posada o di Montalbo, così come la
riporta l'Angius nel Dizionario Geografico del Casalis. E ne vai
la pena, sia perché il Castello di Posada fu sede ai Giudici di
Gallura, e sia perché tra le mura di quel Castello, anche nei
tempi successivi, non mancò di sorridere amore e poesia e più
volte ebbero a maturarsi i destini di nostra gente antica.
A.
1431 - Re Don Alfonso I d'Aragona vende la Baronia a Don Nicolò
Carroz d'Arbore, figlio ed erede di Francesco Carroz. Costui per
testamento la lasciò alla consorte.
A.
1453 - Brianda Carroz e Demun Questa, morendo, la lasciò in
eredità alla figlia.
A.
1489 - Donna Stefania Carroz. La quale morendo senza eredi, lasciò
la Baronia agli
A.
1503 - Ospedali di Barcellona e Saragozza per metà a ciascuno.
Questi, entrati in possesso nel 15 11, la vendettero a
A.
1562 - Don Geronimo Clemente, protonotario della Corona d'Aragona.
Questi restò in favore dei figlio.
A.
1576 - Don Miche Clemente, il quale ne fece vendita a
A.
1597 Cristoforo Portugues di Cagliari.
Generalmente
si ritiene che la famiglia Portugues abbia tenuta la Baronia nel
periodo successivo, povero di notizie, e cioè fin verso il 1640.
Da quest'anno fino alla soppressione del feudo (Regio Editto 21
maggio 1836) la famiglia Masones resse ininterrottamente la
Baronia, carca oramai d'anni e di eventi.
Vuolsi
che la costruzione della torre di Santa Lucia sia avvenuta non
solo sotto la signoria dei baroni di Posada, ma anche ad inìziativa
ed a spese dei medesimi, come si desume dal seguente documento. PI
una informazione o risposta data dal Segretario della R.
Amministrazione delle Torri, Don Francesco Rodriguez, al Vicerè
del tempo, che domandava se nella detta Segreteria esistesse
qualche scrittura di convenzione tra l'Amministrazione ed il
Barone di Posada e Siniscola per la manutenzione della Torre di S.
Lucia di Posada. Eccone il testo, che è di eccezionale
importanza, perché segna l'antichità della nostra Torre:
«In
esecuzione degli ordini di V. Ecc., dati con due viglietti dalla
R.
Segreteria
di Stato, spediti sotto il 15 e 24 scorso marzo, nelle quali
comanda di farle sapere se negli Archivii dell'Amministrazione vi
sia un atto di combenio con il Barone di Posada e Siniscola sopra
la manutenzione della torre di S. Lucia di Posada, devo renderlo
informato essere questa torre costrutta avanti della fondazione
dell'Amministrazione (1587), mentre nei primi anni dopo la
fondazione di quest'azienda la trovo pagata dalli Clavarii, onde
resta senza dubbio che avanti la pagasse il barone, non avendo
potuto ritrovare, per quanto ho rivolto tutti i libri della prima
instituzione, atto alcuno di detto combenio. V. Ecc. deve credere
che il Barone, al quale (come lo afferma il Conte di Castiglio)
nel suo diploma è concessa l'estrazione di qualunque genere si
imbarcasse in detto porto, abbia ceduto all'Amministrazione il
diritto delli generi alla medesima spettanti, e questa si sia
addossata il carico della manutenzione di detta torre.
Questo
è quanto ho l'onore di informare alla V. Ecc., che Iddio
feliciti.
Cagliari
22 aprile 1767. - Don Francesco Rodriguez, Segretario
dell'Amministrazione Reale».
Da
un documento del 1755, che è una Relazione dell'Amministrazione
delle Torri, sui loro redditi e pesi, si desume questa importante
notizia sul presidio della Torre e sulla paga di esso:
«Santa
Lucia de Posada tiene Alcaide, y dos soldados quae cobran coda mes
nueve libras, quae al ano importa 108 libras».
Il
che in italiano significa: «La Torre di Santa Lucia di Posada ha
l'Alcaide e due soldati, i quali percepiscono ogni mese nove lire,
che all'anno importano cento e otto lire». Retribuzione assai
modesta per quegli oscuri e vigili custodi della pubblica
incolumità!
In
confronto delle altre, la Torre di S. Lucia era bene armata ed
equipaggiata, come è attestato dalla relazione della visita
generale delle Torri del Regno Sardo fatta dal Cav. Ripol,
Capitano comandante delle medesime, nell'anno 1767. Così vi si
legge nella parte concernente la nostra Torre:
«Torre
di Santa Lucia di Posada:
Alcaide
1 - Francesco Trobas, di Siniscola, d'anni 53; serve anni 29 e
mesi 5.
Soldati
2 - Nicolao Fadda, di Siniscola, d'anni 35; serve anni 1 e mesi 6;
e Giovanni Possedu, di Villanovafurru, d'anni 41; serve mesi 11.
continua a pag. 2
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